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Brexit, svelato il piano di Londra sugli immigrati Ue: visti di due anni

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Brexit, svelato il piano di Londra sugli immigrati Ue: visti di due anni

Manifestazioni a favore della Ue davanti al Parlamento britannico a Londra (Ap)
Manifestazioni a favore della Ue davanti al Parlamento britannico a Londra (Ap)

LONDRA - Stretta sull'immigrazione in vista in Gran Bretagna. Un documento con le proposte del ministero dell'Interno sul regime post-Brexit rivela che Londra intende bloccare la libera circolazione delle persone subito dopo l'uscita dalla Ue e limitare a due anni la permanenza nel Paese di cittadini europei.
Le proposte non sono state ufficialmente approvate e quindi potrebbero essere modificate, ma danno una chiara idea delle intenzioni del Governo. Le nuove regole «devono portare benefici alla Gran Bretagna e ai suoi cittadini», come ha dichiarato stamani il ministro della Difesa Michael Fallon confermando l'autenticità del documento ottenuto in anteprima dal quotidiano «The Guardian».

May: immigrazione torni a livelli sostenibili
L'immigrazione nel Regno Unito deve scendere a «livelli sostenibili», ha confermato la premier Theresa May nel corso del Question Time ai Comuni rispondendo a una interrogazione di Ian Blackford, capogruppo dell’Snp. Per «livelli sostenibili» il primo ministro intende al di sotto della soglia dei 100mila nuovi ingressi l'anno. May ha sottolineato che l'elevata immigrazione riduce i salari per la popolazione non abbiente anche se complessivamente ha avuto un impatto positivo sull’economia nazionale.

I cittadini Ue che arriveranno in Gran Bretagna dopo Brexit dovranno presentare un passaporto alla frontiera: le carte d'identità nazionali non saranno più accettate. Chi vuole risiedere nel Paese per più di qualche mese dovrà ottenere un permesso temporaneo con dati biometrici.

Doppio binario
I lavoratori non qualificati potranno risiedere nel Paese per un massimo di due anni. I lavoratori qualificati, se considerati necessari, potranno avere un permesso di lavoro tra i tre e i cinque anni. Le imprese sono chiaramente invitate ad assumere lavoratori britannici, «dando preferenza nel mercato del lavoro ai residenti legittimi. È più importante che mai sviluppare i talenti nazionali per costruire un'economia forte e competitiva».

Limiti per i familiari
La parte forse più problematica del documento riguarda i diritti dei familiari di cittadini Ue residenti in Gran Bretagna, e limita drasticamente la loro libertà di movimento, oltre a stabilire che non saranno soggetti alla giurisdizione della Corte di Giustizia europea, come Bruxelles ha espressamente richiesto.
La definizione Ue di “familiari” è troppo vasta, secondo Londra, quindi in futuro le regole verranno limitate a membri della famiglia – presumibilmente padre, madre e figli – e basta. Inoltre il permesso di soggiorno per una moglie o marito da fuori della Ue sarà concesso solo a chi guadagna oltre 18.500 sterline all'anno, un altro sistema per frenare l'immigrazione non qualificata.

Cittadini di seconda classe?
Le proposte di Londra sono destinate a provocare sdegno tra i cittadini Ue, che temono di essere considerati «cittadini di seconda classe» dopo Brexit. Una prima reazione è arrivata stamani da Elmar Brok, membro del Parlamento europeo e uno dei negoziatori su Brexit: secondo l'eurodeputato tedesco il tono del documento, i limiti temporali per i lavoratori e la data di inizio del marzo 2019 sono tutti fattori negativi «che aumenteranno la mancanza di credibilità e di fiducia» in una fase cruciale dei negoziati tra Londra e Bruxelles.

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