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Lascia Fischer, vice di Yellen alla Fed e difensore della regulation…

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Lascia Fischer, vice di Yellen alla Fed e difensore della regulation bancaria

Stanley Fischer  (EPA/ABIR SULTAN)
Stanley Fischer (EPA/ABIR SULTAN)

NEW YORK - Stanley Fischer, 74 anni, lascia la vicepresidenza della Federal Reserve. La lascia inviando una lettera di dimissioni alla Casa Bianca, a Donald Trump, che cita «ragioni personali». Ma la sua uscita di scena, annunciata nella missiva per il 13 ottobre, cade in un momento delicato per la Banca centrale: Fischer è uno dei più stretti alleato del presidente Janet Yellen nel board, soprattutto nella difesa delle regolamentazioni bancarie e finanziarie sotto attacco dell'amministrazione Trump.

Tre seggi vacanti
Fischer aveva il proprio mandato in scadenza il prossimo 12 giugno, ma le sue dimissioni accelerano un cambio della guardia al vertice della Fed. Trump ha già tre seggi vacanti da riempire, anche se finora ha effettuato una sola nomina, quella di Randal Quarles, ancora da approvare dal Congresso. Quarles, prelevato dal mondo del provate equity, è un sostenitore di maggior deregulation.

Yellen in bilico
La stessa Yellen potrebbe essere sostituita da Trump al termine del suo primo mandato da Chairpersons della Fed, in febbraio. La Casa Bianca potrebbe decidere un successore entro fine anno e, se non è esclusa una riconferma di Yellen, gli operatori considerano più probabile un avvicendamento. I candidati comprendono il capoconsigliere economico della Casa Bianca Gary Cohn, l'attuale governatore nel board Jerome Powell e l'ex governatore Kevin Warsh.

Il nodo della regulation bancaria
Il nodo delle regole finanziarie potrebbe essere decisivo nella scelta: Yellen, ancora a fine agosto al Simposio di Jackson Hole, ha difeso a spada tratta le riforme post-crisi, pur dicendosi favorevole e modesti ammordimenti. Fischer è stato nelle ultime settimane ancora più duro: in una intervista alla rete Tv Cnbc ha dichiarato che «sembra che abbiamo dimenticato la crisi finanziaria causata dal comportamento tra le banche e in altre parti del sistema finanziario, che ha provocato enormi danno all'economia. Milioni di persone hanno perso il posto di lavoro e le loro case. La forza del sistema finanziario è essenziale alla capacità dell'economia di continuare a crescere a un passo ragionevole e prendere decisioni che rimuovono cambiamenti compiuti per rafforzare la struttura del sistema finanziario è molto pericoloso».

Fischer ora ha ribadito la sua difesa delle strategie di politica monetaria e di supervisione della Fed. «Durante il mio periodo alla Fed l'economia si è solidificata, fornendo milioni di nuovi impieghi ai lavoratori americani. Consci delle lezioni della recente crisi finanziaria, abbiamo costruito sugli iniziali passi per rendere il sistema finanzirio più forte e resistente, in grado di offrire quel flusso di credito che è così vitale per la prosperità delle famiglie e del business del Paese».

Exit strategy graduale
La Fed è oggi anche alle prese con un cauto approccio di graduale normalizzazione della politica monetaria accomodante, che dovrebbe proseguire questo mese con la scelta di avviare una progressiva riduzione del suo portafoglio titoli da 4.200 miliardi di dollari accumulato con il Qe.
Fischer era stato nominato al suo posto nella Fed da Barack Obama nel 2014. Nato nea Rhodesia del Nord, ora Zambia, ha doppia cittadinanza statunitense e israeliana ed è stato alla guida della Banca centrale di Israele tra il 2005 e il 2013. In passato è stato anche capo economista della Banca Mondiale.

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