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Dreamers, Washington D. C. e 15 Stati fanno causa a Trump. Che…

i bambini «illegali» negli usa

Dreamers, Washington D. C. e 15 Stati fanno causa a Trump. Che oggi rassicura: non preoccupatevi

Manifestazione pro dremers a Los Angeles
Manifestazione pro dremers a Los Angeles

Quindici stati e il distretto di Columbia fanno causa all’amministrazione Trump per il piano del presidente americano che prevede di porre fine alla protezione di cui godono i dreamers, i giovani immigrati che sono arrivati illegalmente negli Stati Uniti. Come per il bando per cittadini di Paesi musulmani che ha inaugurato il suo mandato l’inverno scorso, la prima sentinella contro le più controverse decisioni del presidente Trump è il tribunale.

Negli Stati Uniti tutto quello che ha a che fare con la discriminazione diventa facilmente causa, nell’era Donald le cose si fanno ancora più semplici, gli avvocati non hanno problemi a motivare gli atti perché l’”imputato” provvede a fornirgli tutto il materiale necessario. In una delle cause intentate direttamente dagli stati contro l’attuale Casa Bianca vi sono infatti anche i giudizi del Presidente Trump sui messicani definiti «bad hombres» e «stupratori».

L’idea di deportare 800mila sognatori - circa tre quarti sono messicani minorenni senza documenti - non piace né all’opposizione democratica né a molti repubblicani che lo appoggiano né ai gruppi finanziari non solo perché contraria all’idea stessa del «sogno americano» ma perché a quella società aperta che ha portato immensi progressi economici agli Stati Uniti.

I repubblicani al Congresso guidati da Paul Ryan includeranno la riforma dei dreamers nella più generale riforma dell’immigrazione e di questa partita farà anche parte il famoso Muro con il Messico per cui mancano i solid oltre che il consenso dei repubblicani. Oggi Trump col solito tweet li ha rassicurati:
nei prossimi sei mesi non verrà presa alcuna azione da parte del governo. Dunque, nessun rischio di rimpatrio forzato. «A tutti quelli che sono preoccupati per il loro status di dreamers: nei prossimi sei mesi non avete nulla da preoccuparvi. Nessuna azione!». Trump ha dato al Congresso sei mesi di tempo per legiferare sulla direttiva Obama del 2012, conosciuta come Deferred Action for Childhood Arrivals (in sigla DACA). Jeff Sessions, ministro della Giustizia americana (Attorney General), famoso per i suoi precedenti razzisti che ne hanno bloccato la sua candidatura a giudice della Corte Suprema, sostiene che quella di Obama era una iniziativa «un esercizio incostituzionale dei poteri esecutivi» propri del presidente. Ma la causa con cui gli stati vogliono bloccare il piano Trump-Sessions in materia viola l’equa protezione e la garanzia dei diritti sostanziali di libertà previsti dal quinto emendamento della Costituzione.

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