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L’autunno del presidente. L’articolo che non ti aspetti stronca…

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L’autunno del presidente. L’articolo che non ti aspetti stronca l’era Putin

(Reuters)
(Reuters)

L'immagine del sole che tramonta all'interno di un corona, il titolo “L'autunno del presidente Putin: i rischi aumentano”: incredibile leggerlo sul Moskovskij Komsomolez, quotidiano generalista russo che vanta un milione di lettori, e non è all'opposizione.

Eppure, l'articolo di Andrej Kamakin è una lunga analisi di quello che “è evidentemente lo stadio conclusivo dell'epoca Putin”: e mentre il presidente continua a rinviare l'annuncio della candidatura alle presidenziali del marzo prossimo, che segnerebbero il suo quarto mandato non consecutivo al Cremlino, Moskovskij Komsomolez fa i conti con i record di permanenza al potere dei leader passati e con l'andamento dell'economia russa in questi anni di crisi, e si chiede con preoccupazione se non sarebbe opportuno che questo autunno del presidente non fosse davvero l'ultimo.

A dire la verità, l'analisi inizia citando lo stesso Putin che nel luglio 1999, un mese prima di essere chiamato da Boris Eltsin a guidare il governo, disse che “un dirigente non dovrebbe restare allo stesso posto più di cinque anni, poiché il suo lavoro diventa meno efficace”. Per un presidente, una responsabilità particolare, il termine non dovrebbe comunque superare gli otto anni.

Se Putin deciderà di candidarsi ancora per un mandato di sei anni, la sua “epoca” totalizzerebbe 24 anni: il leader occidentale più vicino è il tedesco Helmut Kohl, 16 anni (raggiunto da Angela Merkel in caso di conferma alle elezioni del 24 settembre). Da infrangere resterebbe solo il record di Stalin, 29 anni. “E come giustamente Vladimir Vladimirovich notava nel 1999 - insiste il Moskovskij Komsomolez - l'efficienza di un leader è proporzionale alla durata del suo governo. Quanto più è lunga, tanto più aumentano i rischi per il Paese e per lo stesso governo”. Anche nel caso in cui, “come dimostrano le riprese televisive più recenti”, Putin è in ottima forma.

La seconda parte dell'articolo è dedicata al netto miglioramento che gli ultimi 18 anni hanno segnato per il tenore di vita della popolazione russa, ma anche al rallentamento economico del periodo più recente, alla delusione davanti a prospettive tradite, al contrasto con Paesi, come il Portogallo, che sembravano alla portata degli obiettivi russi mentre ora registrano un prodotto nazionale lordo pro capite più che doppio: 8.750 dollari per la Russia, 19.900 per il Portogallo, secondo i dati riportati da MK. E qui il giornale infrange un altro tabù: “Qualcuno dirà che non è colpa di Putin, ma della congiuntura globale e delle sanzioni occidentali. Ma se fosse così bisognerebbe anche riconoscere che Putin non ha merito neppure per i risultati positivi, anche quelli determinati da fattori esterni”.

Solo i prossimi mesi diranno cosa c'è dietro la pubblicazione di un articolo simile: suggerito per preparare il terreno a una decisione clamorosa da parte del presidente, un’uscita di scena che finora tutti escludono? O la conferma che l’élite che circonda Putin sta iniziando a percepirlo come un’anatra zoppa e sta montando una campagna contro di lui? O più banalmente, la volontà di dimostrare che alla stampa russa qualche margine di libertà viene lasciato... Quel che è certo, come conclude l'articolo, è che la classe dirigente che circonda Putin è terrorizzata: “Non c'è bisogno di essere un oracolo per prevedere che se Putin dovesse lasciare il timone, il sistema si squaglierebbe”. E tuttavia, “anche i rating (di popolarità) più elevati non cambiano le leggi della natura e della società. Una parte sempre più grossa della macchina del potere si dedica al mantenimento dello status quo, e sempre meno allo sviluppo. E si avvicina il momento in cui questo vecchio meccanismo smetterà di funzionare”.

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