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Il greggio finanzia il riarmo

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Il greggio finanzia il riarmo

  • –Roberto Bongiorni

Questa volta gli Stati Uniti e la Comunità internazionale paiono avere le armi spuntate. Le opzioni per riportare il regime nordcoreano al tavolo dei negoziati, cercando di congelare il suo programma nucleare, sono davvero limitate. I precedenti round di sanzioni si sono rivelati inefficaci. Alla Casa Bianca ed ai suoi alleati non resta che l’ultima, estrema misura: un embargo sulle esportazioni di greggio. Idea per ora non realizzabile. Il presidente russo Vladimir Putin ha ribadito la sua contrarietà a una misura di questo tipo. Pechino è dello stesso parere. Ma qualora le due potenze con diritto di veto cambiassero opinione, l’embargo petrolifero servirebbe?

La Corea del Nord non produce petrolio, ma inevitabilmente lo consuma, per quanto in volumi ridotti. Grazie alle sue grandi miniere, la maggior parte dell’energia consumata proviene proprio dalle centrali a carbone. Eppure, tagliare le esportazioni di greggio e prodotti raffinati verso Pyongyang significherebbe assestare un durissimo colpo al regime di Kim Jong. Il greggio, ed i prodotti raffinati sono infatti necessari al gigantesco apparato militare nordcoreano (ne consuma oltre un terzo del totale), oltreché dai settori del trasporto e dell’agricoltura. Il prezzo che pagherebbe la popolazione civile sarebbe altissimo.

Nessuno è in grado di conoscere il volume delle scorte di petrolio accumulate negli anni dal regime. Alcuni analisti ritengono che l’esercito possa andare per diversi mesi. «Se la Cina tagliasse le forniture di greggio, la Corea del Nord non sopravvivrebbe per più di tre mesi ed ogni settore nel Paese sarebbe paralizzato», aveva detto in aprile alla Reuters Cho Bong-hyun, capo ricerche sull’economia della Corea del Nord presso la banca Ibk di Seul.

L’ultima parola spetta a Pechino, sempre più insofferente verso il suo alleato nordcoreano. Perché quasi tutto il greggio transita appunto da un solo oleodotto cinese: la friendship pipeline. Valutando la crescita economica ed altre variabili, Peter Hayes, il direttore dell’Isituto Nautilus, think tank specializzato sul settore energetico norcoreano, ritiene che quest’anno la Corea del Nord importerà 850mila tonnellate di greggio.

Quanto ai prodotti raffinati, indispensabili per il trasporto, secondo l’Onu la Cina ne ha esportati 218.087 tonnellate nel 2015, circa sei volte il quantitativo che fornisce la Russia. Pechino però sta assumendo delle iniziative. L’amministrazione delle dogane ha reso noto che in luglio le forniture di prodotti raffinati a Pyongyang sono crollate del 97%(asolo 120 tonnellate) ris petto al luglio 2016 . Un calo temporaneo e tecnico o un monito verso il regime? Difficile stabilirlo. Nel 2003 l’oleodotto cinese fu chiuso per tre giorni dopo un lancio missilistico da parte di Pyongyang. Le autorità cinesi dissero che si trattò di un incidente. Dubitare di questa versione è più che legittimo.

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