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Difesa Ue, integrazione frenata dai nazionalismi

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Difesa Ue, integrazione frenata dai nazionalismi

  • –Celestina Dominelli

Se il tentativo italo-francese andrà a traguardo, a beneficiarne, con un occhio ai piani futuri, sarà l’Europa tutta che vuole accelerare verso una difesa comune, ma che sconta ancora, pur essendo il terzo mercato al mondo, una notevole frammentazione, con le industrie scarsamente supportate a livello centrale europeo nella ricerca di risorse e fondi alternativi. Su cui pesano evidentemente, come ricorda il Centro studi internazionali (Cesi) in uno dei suoi puntuali report sul settore, i pesanti tagli che, dopo la crisi, si sono abbattuti anche sui budget militari.

La traccia complessiva sembra quindi più caratterizzata da accordi bilaterali o collettivi o, ancora, joint venture su programmi comuni, anche se non mancano esempi di integrazioni più spinte, a cominciare dal comparto terrestre. «È sempre stato uno dei più frastagliati e di quelli autarchicamente definiti - spiega al Sole 24 Ore, Francesco Tosato, responsabile Desk Affari Militari del Cesi -, ma nel dicembre 2015 Francia e Germania hanno messo da parte la competizione e creato un campione europeo in grado di mettere insieme la capacità di proiezione internazionale di Parigi verso mercati strategici come il Medioriente e l’Africa e, di converso, la forza di Berlino che ha operato molto bene a livello europeo». Così è nato il gruppo Knds, acronimo tra la tedesca Kmw (totalmente privata, di proprietà della famiglia Wegmann), uno dei colossi degli armamenti e della meccanica pesante, al quale è legato il celebre carro da combattimento Leopard 2, divenuto standard di riferimento in Europa, e la francese Nexter (che ha dietro lo Stato), gigante europeo con una produzione in grado di coprire tutti i mezzi militari terrestri. L’assetto del nuovo soggetto, che conta più di 6mila dipendenti e ordini per 9 miliardi di euro, è tutto da costruire, ma l’obiettivo è chiaro: sfruttare le sinergie possibili sui mercati esteri e consolidare la capacità di assicurarsi i fondi europei (in primis, quelli per ricerca e sviluppo). «Senza contare che - chiarisce Tosato - si sta già valutando l’idea di costruire il Leopard 3 e che a questo punto sarebbe prodotto dal tandem franco-tedesco e sarebbe il futuro standard per i paesi europei».

Se, quindi, nel militare terrestre sembra esserci un avvio di consolidamento, ancorché agli albori, è sicuramente la missilistica il terreno in cui l’integrazione europea ha funzionato al meglio. E il risultato si chiama Mbda, frutto di un processo di raggruppamento cominciato alla fine degli anni ’90 con una prima fusione tra le industrie francesi e britanniche e che oggi vede una compagine azionaria a tre (Airbus e Bae Systems con il 37,5% a testa, Leonardo al 25%) per un consorzio da 10mila dipendenti, 3 miliardi di vendite e un portafoglio ordini di 16 miliardi (dati 2016). «Mbda è un gruppo a livello globale - sottolinea Tosato -, figura tra i primi 3-4 produttori mondiali di missili e tecnologie per la difesa ed è una sinergia d’esempio per l’industria europea integrata della difesa». Non a caso, il nuovo ad di Leonardo, Alessandro Profumo, ha riconfermato la strategicità della partecipazione italiana. «Una sorta di benchmark - aggiunge Tosato -, che ha dimostrato in più casi, non ultimo quello di Meteor (un missile a lungo raggio sviluppato dal consorzio che equipaggia svariate forze armate europee),i benefici di lavorare insieme, con sei paesi impegnati variamente sul progetto, superando chiusure protezionistiche».

Passando, poi, all’aerospazio, la scena è dominata anche qui dall’asse franco-tedesco che controlla, pariteticamente, il 22,2% del capitale del gruppo Airbus, mentre gli spagnoli ne detengono il 4,2% (la quota restante, il 73,6%, è flottante): una public company dalla doppia anima (civile e militare), dotata di una divisione elicotteristica in diretta concorrenza con la produzione di Leonardo. Quest’ultima, come noto, ha invece un’integrazione molto stretta con la Gran Bretagna per via della fusione che, nel 2000, ha portato l’allora Finmeccanica e l’azienda di casa, Gkn, a fondersi per formare, con quote paritarie, AgustaWestland, poi passata completamente sotto Leonardo. Su questo fronte, insomma, il quadro appare più frammentato anche se ci sono esempi di cooperazione più stretta, come il programma Eurofighter per i caccia di ultima generazione che vede in pista appunto Leonardo e Airbus insieme a Bae Systems. O ancora, sul nuovo drone europeo (Uav), dove, ad affiancare Leonardo e Airbus - che lavorano insieme anche nel segmento del trasporto regionale (Atr) -, è un altro gruppo francese, Dassault Aviation.

Altre alleanze si snodano poi nello spazio: da un lato, Telespazio e Thales Alenia Space - con compagini azionarie a specchio, Leonardo al 67% con Thales al 33% in Telespazio, mentre in Tas la maggioranza è francese -, attive, la prima, nel campo della gestione dei servizi satellitari, e la seconda più nella realizzazione degli stessi e delle infrastrutture orbitali; e, dall’altro, sotto il cappello Esa (l’agenzia europea), Avio che lavora su programmi congiunti nei lanciatori spaziali con vari paesi (da Ariane a Vega), ma senza che ci sia una “ditta comune”. Come nell’elettronica per la difesa che ha un potenziale enorme, ma è uno di quei comparti in cui le tecnologie nazionali la fanno ancora da padrone.

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