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Grecia, avere una miniera d’oro e non sapere come sfruttarla

Il caso Eldorado

Grecia, avere una miniera d’oro e non sapere come sfruttarla

La miniera Olympia in Grecia gestita dalla società canadese Eldorado
La miniera Olympia in Grecia gestita dalla società canadese Eldorado

La decisione della società mineraria canadese di sospendere tutte le sue operazioni in Grecia, a causa di ritardi nell'acquisizione di permessi amministrativi e dei ricorsi giudiziari pendenti, ha messo in una difficile posizione il governo di sinistra radicale di Syriza guidato dal primo ministro Alexis Tsipras. Un governo sempre più logorato dalle politiche di austerità e a caccia di nuovi investimenti stranieri che non siano solo i soliti ed ingombranti cinesi.

La Eldorado Gold, il più grande investitore straniero in Grecia, il giorno dopo l’annuncio ha ridimensionato la sua minaccia di abbandonare il Paese mediterraneo entro il 21 settembre se non fossero arrivati tutti i permessi necessari, ma la tensione resta alta con il governo di sinistra radicale. Se la società canadese non dovesse trovare un accordo soddisfacente sarebbe un brutto colpo per il Paese mediterraneo ancora in mezzo al guado del terzo piano di aiuti mentre sta cercando di attirare investimenti stranieri.
«A prescindere da ciò che accadrà dopo, il danno per la Grecia come destinazione d'investimento è fatto ed è molto grave», ha dichiarato Wolfango Piccoli, co-presidente della Teneo Intelligence di Londra e profondo conoscitore del Paese mediterraneo.
L'economia greca si è ridotta di oltre il 25% dall’inizio della crisi dei debiti sovrani nel 2008. Dal 2010 il Paese è stato sottoposto a tre programmi di salvataggio con rigorosi requisiti di austerità e un referendum nel 2015 che l’ha spinto sull’orlo dell’abbandono della zona euro.

Atene ha cercato di attrarre investimenti come la Eldorado per porre fine ai salvataggi e ridurre un'elevata disoccupazione. Ma i rapporti con gli investitori stranieri e in particolare anglosassoni sono rimasti molto difficili.

Il ministro per la Riforma amministrativa, Olga Gerovasili, ha detto alla tv greca Skai che «il governo non risponde alle minacce o ai ricatti». In Grecia è molto forte il senso di orgoglio nazionale rispetto a richieste considerate o percepite come eccessive o vessatorie per le spalle di una piccola nazione di appena 10 milioni di abitanti ancora immersa nella crisi più dura dalla Seconda Guerra mondiale.
Rispondendo alle affermazioni del ministro dell'Ambiente, Giorgos Stathakis, ex ministro dell’Economia e considerato un moderato nella compagine governativa, secondo cui l'azienda canadese non ha ancora imparato ad operare nei paesi europei, il responsabile della filiale greca della società canadese, Dimitris Dimitriadis, ha ribattuto che 100 milioni di dollari sono stati investiti nel «più grande progetto di ripristino ambientale in Europa».
Quanto alle affermazioni del governo che la società starebbe ricattando le autorità greche, Dimitriadis ha risposto: «Non abbiamo emesso alcun ultimatum», rilevando però che «non ci può essere incertezza sull'arbitrato per otto mesi».

Relazioni turbolente
Dall'acquisizione della miniera Kassandra in Grecia per circa 2 miliardi di dollari nel 2012, la Eldorado Gold ha investito un ulteriore miliardo di dollari nel paese, ha dichiarato l'amministratore delegato di Eldorado Gold, George Burns, in una nota. Questa cifra sarebbe raddoppiata se l'impresa potesse sviluppare pienamente le proprie risorse di Olympias, Skouries e Perama Hill, e, ha aggiunto, che le operazioni greche di estrazione verranno sospese a meno che non arrivino i permessi relativi entro il 21 settembre.
«Non ho percepito alcuna segnale di ostilità da parte del governo greco, ma non ho visto alcun progresso sui permessi», ha detto Burns a Bloomberg News a Atene lunedì. «Spero di ottenere commenti costruttivi dal governo sul nostro investimento, piuttosto che parlare di arbitrato, in quanto la Eldorado può essere un grande sostenitore della strategia del governo di attrarre gli investimenti stranieri». Una boccata d’ossigeno per le esauste casse dello stato greco.

Era la cosa «assolutamente giusta da fare», ha dichiarato lunedì Kerry Smith, analista con Haywood Securities, all’inizio della tempesta mediatica esplosa tra la società canadese e il governo greco. «La peggiore strategia che avrebbero potuto avere sarebbe stata di continuare a spendere soldi su questi progetti senza nessuna garanzia», ha detto Smith a Bloomberg da Toronto. «Alla fine della giornata, non mi preoccupo di perdere l'asset. L'espropriazione nell'Ue è piuttosto difficile».

I costi di messa in sicurezza delle scorie e la manutenzione sono stimati a 25 milioni di dollari l'anno. Insomma la società rivendica di fare tutto il necessario per estrarre l’oro nel rispetto dell’ambiente.
È vero che la minaccia da parte della Eldorado di sospendere le operazioni è solo l'ultimo dei contrasti nel difficile rapporto della società mineraria con il governo greco. La società ha modificato i piani d'investimento nel gennaio 2016 a causa della mancanza di permessi e delle licenze necessari.
Naturalmente i contrasti con Atene hanno pesato sul corso azionario della Eldorado, ha detto il ceo Burns ad Atene. Le azioni della Eldorado sono scese del 52 per cento nell'anno scorso alla Borsa di Toronto.
La Eldorado è anche in attesa di dettagli dal governo greco su un processo arbitrale pendente. La società ha dichiarato di essere sicura che qualsiasi arbitrato dimostrerà il suo rispetto a tutte le leggi e regolamenti pertinenti.
Fino ad ora il ministero dell'Ambiente e dell'Energia ha concesso in licenza il 60% del progetto Skouries e il 100% del progetto di Olympias, ha dichiarato il ministro George Stathakis in risposta alla nota della società canadese. L'arbitrato sta procedendo secondo il calendario, ha rassicurato il ministro.

Migliaia di posti di lavoro in gioco
Il settore minerario rappresenta il 3,4% del Pil greco, impiega 100mila addetti e contribuisce per 2 miliardi di euro alle esportazioni, ha detto Yiannis Maniatis, ex ministro dell'Ambiente e dell'energia.
L'Eldorado impiega attualmente 2.400 persone e se la società fosse in grado di concludere il suo piano di investimento, secondo Burns, potrebbe occuparne 1.200 in più.
«Se Eldorado decide di lasciare, ci saranno conseguenze a breve e lungo termine», ha dichiarato Panos Tsakloglou, professore presso l'Ateneo di Economia e Business di Atene. «A breve termine, migliaia di posti di lavoro saranno persi per l'economia locale. A lungo termine, qualsiasi esito negativo influenzerà gli investitori e ostacolerà gli sforzi del governo per attirare investitori stranieri stranieri, ha detto Tsakloglou. Questa partita è particolarmente importante in un momento in cui la Grecia sembra voler privatizzare Hellinikon, l'ex aeroporto di Atene, una specie di simbolo di tutte le privatizzazioni greche mai decollate.

La mossa di Eldorado rafforza la percezione che la Grecia non sia un luogo favorevole agli investitori «soprattutto se teniamo conto dei ritardi successivi nel progetto Hellinikon e di altri progetti di investimento», ha concluso Tsakloglou. Vero è che il premier Tsipras, con la troika in casa e in calo nei sondaggi, non può accettare di apparire davanti all’opinione pubblica come un primo ministro che subisce senza batter ciglio un ultimatum da parte di una società straniera. Per questo la vicenda della Eldorado potrebbe dimostrarsi la cartina al tornasole della vera capacità del governo di Syriza: cioè di come saper attrarre gli investitori stranieri senza scontentare la sua base elettorale sempre più delusa.

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