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Il voto premia Erna Solberg: storico bis per «la Merkel…

laburisti ancora in calo

Il voto premia Erna Solberg: storico bis per «la Merkel norvegese»

La premier norvegese Erna Solberg
La premier norvegese Erna Solberg

Vittoria storica in Norvegia per il governo di centrodestra guidato da Erna Solberg, primo leader conservatore in oltre trent’anni a ricevere una sostanziale riconferma alle elezioni e già paragonata dai suoi sostenitori alla cancelliera tedesca Angela Merkel. Il successo, in tandem con i populisti del Partito del progresso, è figlio della ripresa economica dopo la crisi seguita al crollo dei prezzi petroliferi (+0,7% la crescita congiunturale nel secondo trimestre) ma il percorso di formazione del nuovo esecutivo non si annuncia semplice, visto che per avere la maggioranza non basterà più il sostegno di tre partiti ma ne occoreranno quattro.

Verso una riconferma del governo

Con il 99,8% delle schede scrutinate, i Conservatori di Erna Solberg ottengono il 25,1% dei voti, pari a 45 seggi su 169. È una flessione rispetto al 2013 (-3 seggi) che tuttavia consentirebbe di costruire - insieme al Partito del progresso del ministro delle Finanze Siv Jensen (28 seggi), ai cristiano-democratici (8) e ai liberali 8) - una maggioranza di 89 seggi. Ed è una flessione non paragonabile all’ulteriore, netto calo dei laburisti - tradizionale partito di maggioranza in Norvegia - che restano il primo raggruppamento ma scendono al 27,4% dal 30,8% del 2013 e, soprattutto, da quel 40% di cui erano accreditati nei sondaggi di appena due anni fa.

Il peso della ripresa

Certo, erano altri tempi. Il crollo dei prezzi petroliferi nel biennio 2014-2015 aveva causato nel più ricco tra i Paesi scandinavi una crisi per certi versi peggiore di quella finanziaria del 2008, in particolare sul fronte occupazionale, con una perdita di 50mila posti di lavoro nel settore petrolifero. Il governo ne è uscito con generose politiche di spesa, attingendo le risorse per gli stimoli all’economia dal ricco Fondo sovrano del Paese (che proprio ieri ha toccato il valore record di mille miliardi di dollari). Scelte che si sono attirate le pesanti critiche dell’opposizione - è stata la prima volta da quando il fondo esiste che il governo ha preso più di quanto versasse in uno strumento pensato soprattutto per garantire pensioni e welfare alle generazioni future - ma hanno ridato fiato all’economia e all’occupazione, complici la congiuntura internazionale e lo stop al crollo dei prezzi petroliferi. E la coalizione di centrodestra ha saputo capitalizzare questi risultati.

Trattative complesse
«Abbiamo ottenuto l’appoggio degli elettori per altri quattro anni - ha detto la premier commentando i risultati - perché abbiamo tenuto fede alle promesse e superato dure prove». La formazione del governo non sarà tuttavia un’operazione semplice. All’attuale esecutivo, di minoranza (Conservatori e Partito del progresso), bastava l’appoggio esterno di uno dei partiti centristi (Cristiano-democratici e Liberali), ora occorrerà quello di tutti e due. E su alcune questioni, dalle politiche migratorie all’ambiente, si rischia lo scontro.

Il futuro delle politiche energetiche
Il nodo più interessante è la direzione che prenderanno le future politiche energetiche di Oslo. Superata la mini-svolta verde, coincidente con il periodo in cui le quotazioni del petrolio sembravano imporre una sterzata verso le rinnovabili, il governo ha riabbracciato la linea di sfruttamento delle risorse petrolifere, tradizione risorsa del Paese; Erna Solberg ancora recentemente ha dichiarato al Financial Times di attendersi che greggio e gas siano la principale fonte di ricchezza «per i prossimi dieci, venti, trent’anni». In Norvegia tuttavia il dibattito è molto acceso, soprattutto sull’eventualità di nuove esplorazioni artiche alla ricerca di oro nero: se Conservatori e Partito del progresso sono favorevoli, proprio Liberali (soprattutto) e Cristiano-democratici (oltre ai Verdi, che però escono ridimensionati dal voto) hanno espresso perplessità, in particolare sugli scavi nel paradiso naturale delle isole Lofoten.

Il tema è destinato a riaccendersi durante i negoziati per formare il governo.

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