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Le paure di Francia e Germania

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Le paure di Francia e Germania

Dietro la nuova iniziativa della Commissione europea ci sono timori e pressioni nazionali. Germania e Francia non ne sono estranee e nel primo caso basta ricordare quanto accadde poco più di un anno fa con l’acquisizione della tedesca Kuka, uno dei leader mondiali della robotica industriale, da parte del colosso cinese degli elettrodomestici Midea.

Alla fine il board di Kuka raccomandò agli azionisti di accettare l’offerta da 4,5 miliardi dei cinesi. Ma la politica in quel caso – in particolare l’Spd, partner di governo nella Grande coalizione – rumoreggiò come raramente accade in Germania ed espresse non poche riserve nei confronti di un’operazione nella quale si “cedevano” tecnologie importanti nel campo di industria 4.0. In seguito, un altro tentativo di acquisizione nei confronti del produttore tedesco di microchip Axtron da parte di Fujan Grand Chip Investment è stato bloccato mentre Berlino all’inizio dell’estate ha inasprito la normativa che regola le acquisizioni da parte di società extra-Ue.

Prima della modifica la legge prevedeva la possibilità di bloccare acquisti superiori al 25% di una società da parte di entità extra-Ue nel caso la transazione avesse messo a rischio l’ordine pubblico o la sicurezza del Paese. I settori strategici erano limitati all’industria della difesa, alle società che si occupano di sicurezza informatica e dell’elaborazione di documenti classificati. La nuova direttiva allarga il campo d’azione e monitoraggio dei ministeri alle società che forniscono software per il controllo delle centrali, delle reti idriche ed energetiche, di trasporto, dei sistemi elettronici di pagamento e delle strutture sanitarie. Inoltre allunga i tempi per l’esame delle operazioni, da due a quattro mesi, per dare modo ai ministeri di raccogliere più materiale e informazioni sul dossier.

La Francia si è invece mostrata storicamente gelosa dei propri campioni nazionali. Il caso Stx-Fincantieri, probabilmente in via di soluzione in vista del vertice franco-italiano del 27 settembre a Lione, mostra come questa “gelosia” si rifletta anche nei confronti di accordi intra-europei. Già nel 2005, a fronte delle voci di un possibile takeover dell’americana PepsiCo nei confronti del gruppo alimentare Danone, Parigi si affrettò a creare meccanismi di protezione di un marchio storico e prestigioso ma che certo non si può definire strategico per la sicurezza e l’ordine pubblico nazionali. Oltre alla normativa ad hoc, il Governo francese, o meglio l’Eliseo, nei decenni è sempre stato molto creativo nel configurare progetti interni di fusione e acquisizione per contrastare e scoraggiare tentativi di incursioni esterne. Probabilmente lo farebbe anche per proteggere istituti di credito come Bnp Paribas e Société Générale (il Crédit Agricole nei fatti non è scalabile) che già in passato erano stati al centro di tentativi (1999) e voci (2008) su una possibile fusione.

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