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Onu: niente nuovi contratti per lavoratori nordcoreani all’estero

la sanzioni a pyongyang

Onu: niente nuovi contratti per lavoratori nordcoreani all’estero

  • – dal nostro corrispondenteStefano Carrer
(Reuters)
(Reuters)

TOKYO – Una delle nuove sanzioni internazionali varate dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu rappresenta un vero e proprio giro di vite su una rilevante fonte di finanziamento in valute per il regime nordcoreano: i lavoratori inviati all’estero. Un primo giro di vite era stato già introdotto nella tornata sanzionatoria del 5 agosto scorso seguita al lancio di due missili intercontinentali: era stato statuito che i Paesi che ospitano lavoratori nordcoreani non dovessero mai superare il livello numerico corrente. La bozza preliminare delle nuove sanzioni ipotizzava di mandarli tutti a casa, ma non è passata: il compromesso raggiunto prevede il divieto di nuovi contratti per questi lavoratori. In pratica, dovrebbero tornarsene a casa quando i loro contratti termineranno.

Secondo un rapporto delle Nazioni Unite dell'anno scorso, Pyongyang ha inviato all'estero oltre 50mila lavoratori in quello che si può considerare lavoro forzato, valorizzato dal regime anche come un modo di aggirare il regime sanzionatorio. Lo stipendio di questi addetti viene infatti in gran parte incamerato direttamente dallo Stato. D'altra parte, le condizioni interne al Paese, specie in alcune aree, sono talmente depresse che molti operai nordcoreani sono contenti di lavorare altrove e anzi appaiono disposti a pagare tangenti per essere prescelti.

La stima è che il regime ottenga fino a 2,3 miliardi di dollari l' anno attraverso questo sistema di moderni lavori forzati, per lo più nei settori minerari, costruzioni, tessile e forestale. Secondo fonti della dissidenza nordcoreana emigrata a Seul, il numero dei lavoratori all’estero si avvicinerebbe a 100mila, di cui 40 mila inviati in Cina e Russia, 30mila in Medio Oriente e Sud-est Asiatico e alcune migliaia in Mongolia e nell'Est europeo (dove il loro numero è già stato di recente drasticamente ridotto). Fonti americane hanno indicato il numero di 93mila.

Un discreto numero di loro si trovava in Malaysia, che però ha effettuato per conto suo un giro di vite dopo l'assassinio del fratellastro di Kim Jong Un avvenuto all'aeroporto di Kuala Lumpur (crimine per il quale il regime è sospettato). Altri, ad esempio, hanno lavorato in Qatar, nella costruzione degli stadi per la Coppa del Mondo del 2022: alcuni giorni fa il governo giapponese ha chiesto ufficialmente al Qatar di smettere di accoglierli. Come per il caso di altre sanzioni, insomma, l'efficacia delle nuove penalità sul lavoro dipenderà principalmente dalla volontà di Cina e Russia di applicarle più o meno scrupolosamente.

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