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Sanzioni a Kim: braccio di ferro Usa-Cina

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Sanzioni a Kim: braccio di ferro Usa-Cina

La comunità internazionale vuole sanzioni più dure contro la Corea del Nord al fine di indurla alla trattativa sul programma nucleare. Alla testa del lavorio diplomatico si è posta la Germania: ieri Angela Merkel ha parlato con il presidente russo Validmir Putin, restio insieme alla Cina a procedere con nuove sanzioni. Nei giorni scorsi la cancelliera aveva sentito l’americano Donald Trump, il francese Emmanuel Macron, il sudcoreano Moon Jae-in e il premier giapponese Shinzo Abe.

Nella notte il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha discusso una risoluzione. La bozza degli Stati Uniti è stata annacquata rispetto alla versione iniziale che prevedeva l’embargo petrolifero e il congelamento di tutti gli asset del dittatore Kim Jong-un, e ancora altri cambiamenti erano sul tavolo ieri notte. Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia si sono unite per chiedere un tetto di due milioni di barili l’anno alle esportazioni di prodotti petroliferi raffinati. Vorrebbero congelare l’export di greggio alla Corea del Nord ai livelli attuali e introdurre il divieto sulle esportazioni di tessile. Inoltre, la proposta prevede un programma di ispezioni sui cargo da e per la Corea del Nord senza spingersi ad autorizzare l’uso della forza sulle navi in mare aperto (come avrebbe voluto la precedente versione). Le navi che rifiutassero l’ispezione potrebbero essere soggette al congelamento degli asset.

Il Consiglio di sicurezza intende impegnarsi a far ripartire i colloqui a sei (Corea del Nord, Corea del Sud, Cina, Russia, Giappone e Stati Uniti) per la completa denuclearizzazione della penisola coreana. Colloqui interrotti nel 2009. Alla posizione statunitense che chiede di mettere sotto estrema pressione economica il regime di Kim, si oppone la posizione più morbida di Russia e Cina che hanno espresso scetticismo sull’efficacia delle sanzioni; Putin ha affermato che i nordcoreani mangerebbero erba pur di non rinunciare al programma nucleare.

Intanto la tensione monta. Ieri Pyongyang ha minacciato ritorsioni se il Consiglio di sicurezza dovesse varare nuove sanzioni. «Faremo pagare il giusto prezzo agli Stati Uniti» ha scritto l’agenzia di stampa nordcoreana citando il ministro degli Esteri. Con la consueta retorica, l’agenzia ha aggiunto che «le misure in via di approvazione da parte della Corea del Nord causeranno agli Stati Uniti il dolore e la sofferenza più grandi mai provati nel corso della sua intera storia».

Nonostante la retorica, tuttavia, ci sono segnali che la diplomazia potrebbe riprendere il suo corso. La tv giapponese Nippon Television ha dato notizia di contatti tra esponenti del ministero degli Esteri nordcoreano e il governo Svizzero che ha offerto la sua mediazione.

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