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Referendum per l’indipendenza della Catalogna: indagati 700 sindaci

il re in campo contro gli indipendentisti

Referendum per l’indipendenza della Catalogna: indagati 700 sindaci

(Reuters)
(Reuters)

Non accenna a diminuire la tensione tra il governo il governo centrale spagnolo e la Catalogna. Oggi la procura dello stato spagnolo ha dichiarato indagati i circa 700 sindaci catalani, su 948, che si sono schierati per il referendum di autodeterminazione del primo ottobre. Quelli che non si presenteranno in procura quando saranno convocati rischieranno l'arresto.

Nel frattempo, il ministero degli interni spagnolo ha deciso di rinforzare il dispositivo di polizia dello stato in Catalogna in vista del referendum. Mille agenti di Guardia Civil e polizia nazionale sono stati inviati in rinforzo ai seimila già dispiegati in Catalogna, riferisce El Periodico. Altri quattromila sono stati posti in riserva e possono essere trasferiti in 24 ore. La polizia catalana dei Mossos d'Esquadra dispone di 17mila agenti.

In una direttiva inviata alle procure catalane il procuratore capo dello stato José Manuel Maza ha infatti ordinato che gli oltre 700 sindaci aderenti all'Associazione dei Municipi per l'indipendenza che appoggiano il referendum siano chiamati ad essere dichiarati «come indagati, assistiti da avvocati».

Per coloro che si rifiuteranno di presentarsi, Maza ha ordinato che siano arrestati e tradotti in procura «nel più breve tempo possibile» dalla polizia regionale catalana, i Mossos d'Esquadra, «che agirà come polizia giudiziaria». Vista la grande quantità di nuovi indagati il procuratore generale ha consigliato di iniziare con i sindaci dei comuni più grandi che si sono schierati con il presidente Puigdemont per l'organizzazione del referendum di indipendenza. Maza ha sottolineato che i possibili capi di imputazione contro i sindaci sono gli stessi previsti per Puigdemont e i suoi ministri che hanno firmato il decreto di convocazione del referendum: disobbedienza, abuso di potere e presunta malversazione di denaro pubblico, per i quali sono previste pene di carcere fino a otto anni.

I sindaci della sinistra secessionista: «Non ci piegheremo»
I sindaci del partito catalano della sinistra secessionista anti-sistema Cup «non si piegheranno» alla convocazione decisa dalla procura spagnola. Lo ha detto il deputato regionale della Cup, Carles Riera: «Non faremo un solo passo indietro» nella «disobbedienza» a uno stato spagnolo «antidemocratico e ingiusto». «Non possono arrestare tanti sindaci, ha aggiunto, non ci sono abbastanza prigioni».

Re Felipe in campo contro gli indipendentisti

Re Felipe di Spagna ha confermato oggi pubblicamente di essere contrario al referendum di auto-determinazione convocato per il 1 ottobre dal presidente catalano Carles Puigdemont. «I diritti di tutti gli spagnoli saranno tutelati» ha detto, «di fronte a coloro che si situano al di fuori della legalità costituzionale». La legalità, prosegue re Felipe di Borbone, «prevarrà su qualsiasi attacco contro la convivenza e la democrazia».

Campagna per il Sì al via da giovedì
I partiti indipendentisti, che hanno la maggioranza assoluta nel parlamento catalano, daranno il via alla campagna per il 'sì' al referendum di autodeterminazione del primo ottobre giovedì sera a Tarragona, con il presidente Carles Puigdemont e il vicepresidente Oriol Junqueras. Madrid ha dichiarato “illegale” il referendum e ha promesso di impedirlo. I partiti 'unionisti' (Pp, Psoe e Ciudadanos) non intendono fare campagna per il 'no'. Gli indipendentisti chiuderanno la campagna a Barcellona.

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