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Sud Corea, una squadra speciale per uccidere Kim Jong-un

«decapitation unit»

Sud Corea, una squadra speciale per uccidere Kim Jong-un

  • – di Redazione Online
Una foto del dittatore nordcoreano  Kim Jong Un del gennaio 2016 diffusa dall’agenzia di Pyongyang
Una foto del dittatore nordcoreano Kim Jong Un del gennaio 2016 diffusa dall’agenzia di Pyongyang

Non è certo la prima volta che la Sud Corea minaccia di uccidere il leader della Nord Corea, Kim Jong-un, dittatore con l’atomica che minaccia Seul e il mondo. Saltuariamente un ministro o un deputato sudcoreano ne parla anche in Parlamento ad uso e consumo della contropropaganda del Sud costretto a difendersi dal Nord. La novità riportata dal New York Times è che entro l’anno la Sud Corea si doterà di una squadra speciale di militari con un’unica missione: uccidere il Kim del Nord.

Alla propaganda come alla propaganda, Seul muove navi, tiene alta la guardia e rassicura. Il ministro della Difesa sudcoreano Song Young-moo annuncia ai deputati la formazione di questa «Decapitation unit».

Squadra speciale
Forze speciali simili a quelle che abbiamo visto al cinema in azione qualche anno fa ad Abbottabad in Pakistan, trasposizione romanzata dell’azione che portò all’individuazione e uccisione di Osama bin Laden. Kim però non è il leader di una rete terrorista, ma il capo di uno Stato che non ha mai firmato l’armistizio con il vicino con cui è formalmente in guerra dal 1953. Quindi il governo sudcoreano non dice che questa “unit” ha ufficialmente questo compito ma il messaggio è chiaro. La squadra speciale potrà compiere blitz oltreconfine anche con gli elicotteri e penetrare di notte in territorio nordcoreano.

I sudcoreani poi non sono gli unici, già lo zio di Kim tentò di uccidere il nipote in accordo con i cinesi, ma il piano fallì, lo zio venne giustiziato e Kim è al suo posto. Non è la prima volta che Seul pianifica l’assassinio del leader del Nord, ci provarono già negli anni 60 quando vennero addestrati degli irregolari, carcerati, teppisti che si dovevano infiltrare in Nord Corea con l’ordine di uccidere il nonno di Kim: la missione fallì, gli uomini di quella squadra si ammutinarono e tornarono a Seul, uccisero i loro addestratori, misero a ferro e fuoco la città prima di farsi esplodere.

L’obiettivo politico
Stavolta l’inziativa è della Difesa e si presume che la squadra sia formata da militari professionisti. L’obiettivo vero è mettere pressione a Kim per indurlo ad accettare i colloqui con il presidente sudcoreano Moon Jae-in, scrive il New York Times, anche se una minaccia di morte non sembra un argomento così conciliante per convincere qualcuno a sedersi a un tavolo. Non la pensano così i generali sudcoreani, persuasi invece che la paura di Kim per la propria vita sia il migliore strumento di deterrenza nelle loro mani. Unito forse al fatto che il segretario di Stato americano Rex Tillerson ha detto più volte che gli Stati Uniti non vogliono un cambio di regime in Nord Corea. Il che dovrebbe tranquillizzare il giovane dittatore e fargli abbassare la cresta se non altro per convenienza. Gli annunci sudcoreani sono comunque puramente tattici, servono a guadagnare tempo, la partita vera si gioca fra americani e cinesi con la risoluzione Onu e le nuove aspre sanzioni contro Pyongyang - che non sembrano affatto frutto di un cordiale accordo fra Washington e Pechino - e la visita del presidente Trump in Cina in programma a novembre.

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