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Brexit, Theresa May (sempre più isolata) sceglie Firenze per il discorso-chiave sull’Europa

(Ap)
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LONDRA - Theresa May ha scelto l’Italia, e per la precisione Firenze, per il suo atteso discorso sull'Europa. La premier britannica ha annunciato oggi che venerdi 22 andrà nella città toscana solo per tenere il discorso, e che il primo ministro italiano Paolo Gentiloni è stato informato e invitato.

I negoziati tra Londra e Bruxelles procedono con molta difficoltà, e il quarto round di trattative è stato rinviato dal 18 al 25 settembre. Per questo c'è molta attesa per il discorso della May, nel quale dovrebbe delineare con più chiarezza le intenzioni di Londra sul futuro post Brexit.

La premier britannica ha scelto Firenze perché vuole «tenere un discorso sui rapporti futuri della Gran Bretagna con la Ue nel cuore storico dell'Europa», ha fatto sapere un portavoce, che ha anche ricordato «i profondi legami economici e culturali da secoli con Firenze, una città nota come potenza commerciale. Lasceremo la Ue, ma vogliamo mantenere quei legami. Lasciamo la Ue, non l'Europa».

Sempre più isolata
Mentre la May prepara il suo grande discorso sull'Europa, la premier è politicamente isolata e la politica di austerità del Governo britannico vacilla. La May è troppo debole politicamente per mantenere la linea stabilita e sta facendo marcia indietro. Le proteste dell'opposizione e dei sindacati sono incoraggiate dai dati economici ufficiali, che mostrano l'inflazione che aumenta mentre gli stipendi segnano il passo. La May si è trovata senza alleati: ieri sera in Parlamento il Dup, il partito unionista dell'Irlanda del Nord che dovrebbe sostenere il suo Governo, ha votato a favore della mozione laburista per aumentare gli stipendi di chi lavora per il servizio sanitario nazionale.

Gli unionisti si sfilano
Dopo l'insuccesso delle elezioni anticipate, che avevano privato i conservatori della maggioranza in Parlamento, la May aveva siglato un accordo con il Dup che si era impegnato a sostenere il Governo per garantire l'approvazione di leggi-chiave in cambio di un miliardo di sterline di fondi aggiuntivi per l'Irlanda del Nord. Ieri però il Dup ha rotto i ranghi per la prima volta, schierandosi contro l'austerità. Dopo sette anni di tagli alla spesa pubblica, non solo l'opposizione ma anche diversi deputati conservatori chiedono un ripensamento.

Marcia indietro sugli stipendi
La May aveva già dovuto invertire la rotta, modificando il divieto ad aumenti di stipendio superiori all'1% per i dipendenti pubblici in vigore dal 2013. La polizia avrà diritto a un incremento del 2% l'anno prossimo, mentre i vigili del fuoco riceveranno un aumento dell'1,7 per cento. Invece di tacitare l'opposizione, queste concessioni hanno portato i laburisti a chiedere che il tetto agli aumenti sia abbandonato per tutti i 5 milioni di dipendenti pubblici. Per questo ieri sera il Parlamento ha votato la mozione di un aumento di stipendio superiore all'1% anche per il servizio sanitario nazionale. I sindacati hanno annunciato una serie di scioperi coordinati in diversi settori per aumentare le pressioni sul Governo.

La premier ha ammesso ieri che serve “maggiore flessibilità”, lasciando aperta la possibilità di ulteriori concessioni. Le decisioni del Governo in materia verranno rivelate il 22 novembre quando verrà presentata la Finanziaria.

L’inflazione sfiora il 3%
Anche un aumento del 2% rappresenta una riduzione del reddito, dato che l'inflazione è al 2,9%, ai massimi da cinque anni, come confermato dall'Ufficio nazionale di statistica questa settimana, a causa soprattutto del calo della sterlina dopo il voto a favore di Brexit. La disoccupazione è ai minimi storici: nell'ultimo trimestre è scesa al 4,3%, grazie al numero superiore al previsto di nuovi posti di lavoro creati. Gli stipendi però sono saliti solo del 2,1% annuo, al di sotto delle previsioni, quindi non tengono il passo con l'inflazione e questo sta avendo un effetto negativo sulla fiducia dei consumatori.
Il governatore della Banca d'Inghilterra Mark Carney ha detto che le imprese non aumentano gli stipendi dei dipendenti a causa delle incertezze sul futuro post-Brexit e dei costi maggiori che devono sostenere per l'import in seguito all'indebolimento della sterlina.

Riunione della Banca d’Inghilterra
Il quadro economico presenta un dilemma per la Banca d'Inghilterra, che oggi (giovedì) deve decidere se ritoccare i tassi, che sono al minimo storico dello 0,25%. L'aspettativa è che non ci sarà un aumento, ma che possa crescere il dissenso tra falchi e colombe all'interno della Monetary Policy Committee. Secondo la maggioranza degli economisti l'economia britannica è ancora troppo fragile per imporre un aumento dei tassi, che dovrebbero quindi restare invariati fino a inizio 2019.

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