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Meno unanimità per le decisioni Ue

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Meno unanimità per le decisioni Ue

  • –Beda Romano

bruxelles

Forte di una ripresa economica più vigorosa e di uno scenario politico più stabile, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha proposto ieri ai Ventotto di approfittare di una «finestra di opportunità» da qui alla fine della legislatura nel 2019, per rendere più fluido l’iter decisionale nell’Unione, moltiplicando i campi nei quali il Consiglio può decidere a maggioranza, e non più all’unanimità. Ha poi preannunciato nuove iniziative pur di rafforzare il mercato unico.

«L’Unione deve poter decidere in modo più rapido e più efficiente», ha detto l’ex premier parlando a Strasburgo davanti al Parlamento europeo. «Non abbiamo bisogno di modificare i Trattati (…) Basta applicare le clausole-passerella». Ha poi aggiunto: «Sono anche favorevole a decisioni a maggioranza, e non più all’unanimità, per le riforme della base imponibile unica e dell’imposta sul valore aggiunto, così come per la tassazione dell’industria digitale e la tassa sulle contrattazioni finanziarie».

I Trattati prevedono due tipi di clausole-passerella, tali da permettere il passaggio dall’unanimità alla maggioranza. La prima generale, applicabile a tutte le politiche europee, richiede l’accordo dei Paesi al Consiglio europeo (vale a dire dei leader). L’altra invece è legata a settori specifici - dalla difesa all’ambiente - e richiede il benestare del Consiglio (ossia dei ministri). Il tema è politicamente delicato, ma è un cantiere indispensabile se la Ue vuole rafforzarsi sulla scia dell’uscita della Gran Bretagna.

Confermando che non intende essere candidato alla sua successione nel 2019, il presidente Juncker ha poi fatto notare che l’Unione dovrebbe avere «un solo capitano», riferendosi così alla diarchia che tuttora governa l’Europa: oltre al presidente della Commissione anche il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Secondo Janis A. Emmanouilidis, direttore dello European Policy Center a Bruxelles, «unire le due posizioni potrebbe rafforzare l’impronta intergovernativa» nell’Unione.

Jean-Claude Juncker ha tratteggiato la sua visione di una Europa che nella sua «lunga vita politica» lo ha fatto «soffrire e angosciare», ma che non ha «mai smesso di amare». L’Unione deve assicurare «la libertà, l’eguagaglianza delle opportunità, lo stato di diritto» (velato riferimento alla Polonia e all’Ungheria). L’ex premier ha esortato all’allargamento della zona euro, promettendo nuovi aiuti per sostenere il processo di convergenza. Non tutti gli attuali membri sono però d’accordo per nuove adesioni troppo veloci.

Concretamente, il presidente ha elencato i campi in cui intende lavorare nel prossimo anno. Il primo è dedicato al commercio. Bruxelles presenterà oggi l’atteso meccanismo di monitoraggio degli investimenti provenienti da Paesi terzi per meglio difendere gli interessi comunitari (una iniziativa salutata da Parigi, Berlino e Roma). Bruxelles intende poi rilanciare gli accordi di libero scambio con l’Australia e la Nuova Zelanda, proprio mentre gli Stati Uniti sembrano optare per un nuovo isolazionismo.

Sul versante digitale, nuove misure sono attese per meglio proteggere i dati personali dei cittadini. Quanto all’industria, la Commissione vuole mettere a punto una nuova strategia di settore. Sul fronte climatico, vi saranno nuove proposte per limitare i gas nocivi nel settore dei trasporti. Infine, l’immigrazione: dopo avere reso merito a una Italia che «sta salvando» con le operazioni nel Mediterraneo «l’onore dell’Europa», Jean-Claude Juncker ha preannunciato nuove regole sui migranti economici.

Al netto dei molti interrogativi suscitati dal progetto di riforma della zona euro, il discorso dell’ex premier è parso ai piùrealistico ma ambizioso. Juncker è stato meno abrasivo del solito, più concreto. Forse per via della stessa situazione in cui versa l’Europa, migliore del 2015-2016: «Ora che splende il sole – ha concluso – dobbiamo completare tutti i piani della casa» europea. «Dobbiamo procedere passo passo. Quindi leviamo l’àncora e avanti col vento nelle vele».

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