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Nord Corea: Antonio Inoki senatore-mediatore, meglio di Razzi

parlamentare giapponese ex re del wrestling

Nord Corea: Antonio Inoki senatore-mediatore, meglio di Razzi

(Ap)
(Ap)

TOKYO - Conosce un altro Antonio, parlamentare e pro-Corea del Nord, ossia Antonio Razzi, il cui cognome in inglese suona “rockets”? “No, non conosco Roketto-san”, risponde Antonio Inoki, il mitico ex re del wrestling che oggi e' parlamentare giapponese ed e' appena tornato (per la 32esima volta) da Pyongyang nel suo ruolo di aspirante mediatore volontario informale. La traduttrice, nella conferenza stampa al Foreign Correspondents' Club of Japan, diligentemente replica che Inoki non conosce “Antonio Rockets”.

Nord Corea: Antonio Inoki senatore-mediatore, meglio di Razzi

Il senatore ex-wrestler si presenta con una sciarpetta rossa a tracolla al suono di un motivetto musicale al quale e' da sempre associato: il suo trademark, in realtà, era un asciugamano rosso al collo ma, rivela, “c'e' stato un ampio dibattito alla Dieta in proposito: mi hanno raccomandato di portare una sciarpetta, come più appropriata per un senatore”. Non rinuncia ai i simpatici slogan che l'hanno reso ancora più famoso (“Siete energetici? Se lo siete, tutto e' possibile!”), ma in realtà appare come una persona seria, impegnata da molti anni a promuovere una distensione nei rapporti internazionali sotto il segno dello sport: inizio' andando a trovare Fidel Castro e ottenendo da Saddam Hussein il rilascio di ostaggi giapponesi poco prima della Guerra del Golfo). Fu eletto una prima volta nel 1989 alla Camera Alta come rappresentante del partito da lui fondato, denominato Partito dello Sport e della Pace, e ci resto' fino al 1995; dopo una pausa di 18 anni, e' stato rieletto nel 2013 come indipendente per l'effimero Japan Restoration Party e ha poi contribuito a dar vita a un altro schieramento.

Oggi e' certo una persona diversa da quella di quattro decenni fa, quando assunse notorietà mondiale sfidando Muhammad Ali', e a 74 anni ammette di avere molti acciacchi, senza smettere di invitare tutti a mantenersi in forma.. E' uno dei pochissimi giapponesi con canali di comunicazione diretti con i vertici del regime nordcoreano: alla conferenza stampa ha mostrato le foto dei suoi ultimi incontri con Ri Su Yong, vicepresidente del Partito dei Lavoratori, e altri due esponenti del regime tra i più vicini al leader Kim Jong Un. Ha spiegato che la sua attenzione verso Pyongyang risale al fatto che il suo mentore fu il wrestler Rikidozan, originario di quelle parti e considerato il padre del wrestling professionistico in Giappone, il cui cruccio fu di non poter rimettere piede nella terra natale.

“Dicono che sono pro-Nord Corea ma non e' cosi': io credo che sia importante dialogare e anzitutto ascoltare quello che gli altri hanno da dire. Oggi molti leader fanno a gara nell'alzare i pugni, il che genera una pericolosa escalation: e' tempo di cercare di fare in modo che qualcuno cominci ad abbassare i pugni”.

Tokyo non ha relazioni diplomatiche con il minaccioso vicino e negli ambienti governativi i suoi tour a Pyongyang sono guardati con molto sospetto (5 anni fa la Camera Alta lo sospese per un mese dopo un viaggio non autorizzato al Nord). La sua “solo diplomacy” e' molto criticata. “Sono perfettamente consapevole della posizione del governo giapponese - afferma Inoki - Ma credo che anche i singoli parlamentari possano dare un contributo positivo, almeno evitando che ogni canale di comunicazione sia tagliato. E' facile esercitare pressioni, più' difficile allentare le tensioni in seguito. E credo che nessuno possa negare che gli scambi sportivi e culturali tra nazioni siano eventi positivi”.

Questa volta e' tornato da Pyongyang con l'annuncio della disponibilita' del regime ad accogliere una delegazione di esponenti del partito Liberal-democratico che governa il Giappone. Ma ha anche riferito il messaggio fondamentale che ha ricevuto: la Corea del Nord continuerà imperterrita a perseguire i suoi programmi militari, compreso quello nucleare, finche' gli Usa non smetteranno di esercitare forti “pressioni” e a promuovere sanzioni internazionali sempre più aspre. “Come unico Paese vittima delle bombe atomiche a Hiroshima e Nagasaki - ha concluso Inoki - il Giappone ha una responsabilità speciale nel cercare di evitare il rischio di una guerra nucleare. Anche con una diplomazia autonoma che cerchi la mediazione”.

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