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Nord Corea, l’escalation della crisi a colpi di simulazione

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Nord Corea, l’escalation della crisi a colpi di simulazione

Kim Jong-un assiste al lancio di un missile Hwasong-12 (EPA/KCNA)
Kim Jong-un assiste al lancio di un missile Hwasong-12 (EPA/KCNA)

La crisi coreana si combatte ormai a colpi di test, esercitazioni ed esibizioni muscolari che stanno allargandosi anche alla Cina e alla Russia. “Prove belliche” di una guerra che paradossalmente non si può combattere poiché la presenza di armi nucleari e chimiche in grandi quantità negli arsenali di Pyongyang renderebbe troppo rischioso un attacco preventivo statunitense. Così tutti i protagonisti mostrano capacità e prontezza operative. I generali e gli scienziati di Kim hanno ormai completato la messa a punto del missile balistico intercontinentale Hwasong 14 mentre i test del Hwasong 12 a medio raggio hanno stanno portando il vettore a cadere sempre più vicino all'isola americana di Guam, dove sono presenti i bombardieri B-1 e B-52 oltre a 4 sottomarini nucleari d'attacco.

La risposta dei nemici di Pyongyang non si è fatta attenere e, anzi, appare evidente la volontà di Washington e Seul di rispondere con azioni militari, pur sempre simulate o addestrative, ad ogni provocazione del Nord.

Agli ultimi test nordcoreani Seul ha risposto prima con bombardamenti aerei simulati in un poligono vicino al confine del 38°Parallelo con l’impiego di bombe a penetrazione anti-bunker, poi lanciando due missili balistici Hyunmoo 2 (uno si è schiantato in mare per un guasto subito dopo il lancio), le stesse armi che verrebbero utilizzate in caso di guerra per distruggere le basi e le armi strategiche di Kim. Il bombardamento simulato sul poligono sudcoreano di Pilseung con bombe inerti da 4 cacciabombardieri stealth (teoricamente invisibili ai radar) F-35B e 2 bombardieri strategici B-1B ha aggiunto un nuovo tassello all'escalation della crisi.

I nuovi F-35B dei Marines basati in Giappone e al loro primo impiego in una crisi internazionale non si erano mai avvicinati così tanto al confine d nordcoreano mentre i B-1 basati a Guam rappresentano uno degli strumenti principali che gli Usa impiegherebbero in una rappresaglia contro Pyongyang e l’esercitazione ha inteso dimostrare la precisione dei bombardamenti con l'uso di ordigni inerti, dotati del sistema di guida gps ma privi di testata esplosiva.

Innegabile anche lo show promozionale per gli F-35, aereo che soffre ancora di molte problematiche tecniche ma che il Pentagono ha voluto mettere in linea nonostante abbia solo una capacità operativa iniziale e molte limitazioni dovute al software non ancora completo.

Oltre a molti alleati europei (Italia inclusa), l'F-35 è stato venduto anche a Giappone e Corea del Sud che ancora non lo hanno in linea e infatti ieri Seul ha affiancato nell'esercitazione i jet statunitensi con i suoi F-15K.

Con l'arrivo di una portaerei della Us Navy, nei prossimi giorni sono previste esercitazioni aeronavali tra le flotte americana e sudcoreana e con ogni probabilità gli F-35 torneranno a farsi vedere nella Penisola. A fine mese statunitensi, giapponesi e sudcoreani effettueranno un'esercitazione antimissile congiunta in cui i diversi sistemi di difesa contro i vettori balistici presenti a terra (Thaad e Patriot) e imbarcati sulle navi (Aegis) simuleranno la messa a punto di uno “scudo” per fermare attacchi missilistici nordcoreani.

In risposta, Russia e la Cina hanno iniziato oggi esercitazioni navali congiunte tra Vladivostok e le coste nordcoreane, quasi un monito a Washington e Seul teso a sottolineare la posizione più volte ribadita da Mosca e Pechino favorevole a un negoziato per risolvere la crisi, pronte a condannare Pyongyang ma non a consentire show militari statunitensi così vicino ai loro confini.

Del resto proprio perché le provocazioni di Kim non sono risolvibili con un blitz militare, pare evidente che solo un ampio negoziato regionale possa sbloccare la situazione. Washington, Seul e Tokyo hanno bisogno di disarmare la Corea del Nord. Pechino potrebbe favorire la denuclearizzazione di Kim chiedendo in cambio via libera al suo espansionismo negli arcipelaghi contesi del Mar Cinese Meridionale (ostacolati dagli Usa e dagli altri Stati rivieraschi) o minori aiuti militari americani a Taiwan.

Una trattativa a 360 gradi sugli equilibri strategici del Pacifico che l'Amministrazione Trump non sembra disposta ad accettare ma che potrebbe rappresentare l'unica possibilità di dare una soluzione alla crisi coreana.

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