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Terremoto in Messico, oltre 200 morti e 4 milioni senza luce

Gravi danni anche nella capitale

Terremoto in Messico, oltre 200 morti e 4 milioni senza luce

Quasi 4 milioni e 600mila tra case, negozi e altri edifici sono senza elettricità in Messico. Almeno 24 bambini rimasti uccisi nel crollo di una scuola, in tutto oltre 200 vittime. Questo il bilancio provvisorio del terremoto di magnitudo 7.1 che ieri ha scosso il Messico e che è stato 30 volte meno potente del precedente, di magnitudo 8.1, avvenuto lo scorso 8 settembre. I due eventi sono avvenuti sulla stessa placca, ma è difficile dire se siano legati da un rapporto di causa-effetto. A rilevarlo sono gli esperti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Le zone più colpite ora senza elettricità si trovano nella zona della capitale e negli Stati di Guerrero, Morelos, Puebla, Oaxaca, e Tlaxcala. Il coordinatore nazionale della Protezione civile messicana ha rivisto al rialzo il bilancio dei morti provocati finora dal terremoto in Messico rispetto alla stima fatta pochi minuti fa dal ministero dell'Interno.

Secondo quanto ha reso noto in un tweet Luis Felipe Puente, le vittime accertate del sisma sono 248, di cui circa la metà nella capitale: 72 nello Stato di Morelos, 117 a Città del Messico, 43 nello Stato di Puebla, 12 nello stato del Messico, 3 in quello di Guerrero e uno in quello di Oaxaca.

«Sfortunatamente diverse persone hanno perso la vita, inclusi bambine e bambini in scuole, edifici e abitazioni», ha detto il presidente messicano Enrique Pena Nieto. 24 bambini in una scuola crollata. «La priorità rimane quella di portare soccorso a chi è ancora intrappolato e prestare assistenza medica ai feriti», ha aggiunto, precisando che il sisma «rappresenta una dura e dolorosa prova per il Paese».

Sisma in Messico, Paese in ginocchio

Sui tanti fronti dell'emergenza, l'aspetto centrale è quello di salvare chi è rimasto sotto i detriti dei tanti crolli nella capitale: una quarantina, ha precisato il presidente Enrique Pena Nieto, tra i quali quello nella scuola “Enrique Rebasamen” dove sono morti una ventina di bambini. A sottolineare la lotta contro il tempo per scavare tra i detriti alla ricerca dei sopravvissuti è stato tra gli altri il sindaco Miguel Angel Mancera, che ha disposto lo “stato d'emergenza” in tutta la città. Oltre agli uomini delle forze di sicurezza - tra i quali 3 mila miliari - tantissimi volontari hanno preso parte alle operazioni di soccorso fin da subito dopo la mega-scossa di ieri alle 13,14 (ore locali). La megalopoli, dove circa 50 persone hanno perso la vita, è rimasta profondamente ferita dal terremoto. Molte le fughe di gas e le strade chiuse, senza semafori a causa dei black out, soprattutto nell'area del centro e del sud della capitale.

La violenta scossa
Il sisma di magnitudo 7,1 ha colpito 5 miglia (8 km) a sud est di Atencingo nello stato di Puebla a una grande profondità. Le persone sono fuggite in strada a migliaia ma in molti sono rimasti intrappolati sotto le macerie. Alcuni quartieri abitati dalla classe media sono stati tra i più danneggiati: Roma, Del Valle e Napoles, tra le altre zone. Le tv messicane hanno mostrato immagini di edifici crollati in parti molto popolose della capitale. Si sono viste numerose colonne di fumo e uno degli edifici crollati è un grande parcheggio vicino a un ospedale.

Nella capitale vivono oltre 20 milioni di persone. Il traffico aereo verso l'aeroporto internazionale di Città del Messico, distante 123 chilometri dall'epicentro, è stato bloccato secondo quanto riportano i siti che monitorano il traffico aereo. Qui sotto si può vedere l’effetto del terremoto al 38esimo piano di un edificio nel quartiere finanziario del Paseo de la Reforma.

Secondo il sismologo Alessandro Amato dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) «non c’è rischio di tsunami per il forte terremoto che ha colpito il Messico centrale, perché il sisma è avvenuto nell'entroterra lontano dalla costa, almeno a 200 chilometri. L’Ingv - ha aggiunto - stima preliminarmente la profondità del sisma intorno ai 60-70 chilometri».

La forte scossa ha avuto luogo nel giorno in cui nella capitale era in programma un'esercitazione antisismica in occasione del 32/o anniversario del devastante terremoto del 1985.

Il sisma giunge dopo lo sciame sismico innescato dal devastante terremoto dello scorso 7 settembre, che aveva raggiunto una magnitudo pari a 8,2 gradi Richter, anche se esperti locali non confermano che tra i due sismi ci sia un collegamento. La scossa di ieri è stata avvertita chiaramente non solo a Città del Messico ma anche, tra l'altro, nell’Oaxaca, uno dei tre stati - insieme al Chiapas e a Tabasco - più colpiti dalla scossa di qualche giorno fa.

Tony Gali, governatore di Puebla, città a un centinaio di chilometri dalla capitale, ha riferito che «continuiamo a vedere» danni e «per ora non abbiamo notizia di morti». In realtà si sarebbero contate ben presto diverse vittime, ma il bilancio sembra destinato ad aumentare. Secondo il ministro dell'Interno dello Stato, Diodoro Carrasco, i campanili di alcune chiese sono crollati nella località di Cholula, famosa per le sue molte chiese. Intanto l’istituto sismologico messicano ha precisato che l'epicentro del sisma è stato individuato a una profondità di circa 50 chilometri.

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