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Nel distretto dove la destra di Afd ha scavalcato la Cdu

reportage da Marzahn-Hollersdorf

Nel distretto dove la destra di Afd ha scavalcato la Cdu

(Marka)
(Marka)

Bisogna allontanarsi dai simboli della storia e dalle lusinghe della modernità, per arrivare all’origine del rancore. Bisogna andare oltre l'Ikea, oltre le vecchie fabbriche e le distese di discount per arrivare nel quartiere dove esistono quasi solo gli opposti estremismi. Bisogna arrivare laddove le case non hanno colore e gli uomini sembrano non avere molta speranza. Dove gli arrabbiati che hanno votato per l'estrema destra ora si uniscono ai nostalgici dell'ex Ddr. Benvenuti nel distretto di Marzahn-Hollersdorf, dove la sinistra-sinistra della Linke è il primo partito (col 25, 5% dei voti, sette in meno del 2013 stando ai dati estrapolati dal Berliner Morgenpost) e la destra-destra di Alternative fur Deutschland segue subito dopo, (col 22,9% e con un balzo di ben 16 punti in avanti rispetto a quattro anni fa) superando i partiti storici.

IL VOTO A BERLINO
Le maggioranze distretto per distretto

Tra questi alti casermoni grigi, alveari per centinaia di famiglie, la disoccupazione tocca la percentuale del 7,5%, stimava ad agosto l'amministrazione di Berlino. E la rabbia per una vita, faticosamente portata avanti ogni giorno, emerge quasi subito, nelle conversazioni al mercato, insieme ad un certo ostilità verso gli stranieri. Che qui vendono scarpe da 10 euro e pure sigarette abusive. «Io faccio fatica a vivere con la mia pensione, una mamma sola con i figli deve fare sacrifici per andare avanti e loro devono ricevere tutto, per loro bisogna preoccuparsi, e a me chi ci pensa?», sbotta un signore avanti negli anni, interrompendo un coetaneo che all'opposto spiegava perché «anche questa volta ha votato Linke. Sono nato e cresciuto qui, nell'Est. E non mi piace pensare ai neonazisti al Parlamento». Un riferimento che all'altro non piace e la voce si alza, prologo di un battibecco tra vicini di casa che sembra dire molto anche della Germania uscita da queste urne.

Il passato vale ancora molto da queste parti, dove i negozi propongono in offerta i biscotti di Dresda. E le felpe nere con i pittbull che ringhiano, per i più giovani. Qualcuno cammina con la testa rasata, molti non vogliono parlare. Proprio come tanti che alla vigilia del voto non volevano ammettere di pronunciarsi a favore dell'Afd. La piccola criminalità dello spaccio la percepisci subito, nei capannelli di giovani che nel parco ti seguono con lo sguardo. E anche questa finisce nell’elenco dei problemi che gli abitanti snocciolano, pensando alle ragioni del fallimento della Grosse Koalition. «Di noi, si sono dimenticati», ripetono. Così questo quartiere sembra diventare in piccolo un prototipo delle dinamiche ripetute su scala nazionale tra quelle che restano due diverse parti del Paese.

COME SI SONO SPOSTATI I VOTI RISPETTO AL 2013
Saldo tra voti guadagnati e voti persi per partito: il confronto con le elezioni del 2013. Milioni di voti (Fonte: Infratest dimap)

«All'est, resta fortissima la delusione», analizzava già Raj Kollmorgen, professore dell'Università di Goerlitz, studioso proprio delle trasformazioni tra est ed ovest. «Si aspettavano di vivere in paesaggi fioriti, come aveva promesso Khol alla riunificazione e nonostante i passi in avanti, il Pil cresciuto anche più che ad Ovest e la disoccupazione crollata, restano convinti di non poter mai raggiungere gli standard di benessere dell'Ovest, che è stato come idealizzato».

Un'analisi affidata alla Faz nei giorni scorsi, per poi aggiungere che «ora il tema dei migranti fa temere loro di poter perdere ancora una volta la propria identità». Ed è per questo che hanno voltato le spalle a chi ha aperto le porte ai rifugiati, nel 2015 e a tutti quei partiti che non hanno mantenuto le promesse. Nell'est della Germania, come nell'est di questa parte di Berlino. Dove si vive di nostalgia e rancore.

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