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Per «Merkmac» una strada tutta in salita

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Per «Merkmac» una strada tutta in salita

(Ansa/Ap)
(Ansa/Ap)

Era ancora tutto da dimostrare che il “Merkmac”, il connubio tra un consumato e prudente cancelliere tedesco e un giovane e rampante presidente francese, avrebbe portato l’Europa fuori dalle secche avviandola a un futuro migliore. Era da dimostrare perché, aspettando il voto tedesco, la coppia Merkel-Macron non era stata ancora messa alla prova. Alla prova delle rispettive compatibilità politiche, ideologiche e anche caratteriali, di un europeismo condiviso ma dialettico se non antagonista. Nessuno dunque sapeva se il loro sarebbe stato davvero un ménage riuscito. Probabilmente, a questo punto, non lo sapremo mai.

Il responso delle urne domenica in Germania ha fatto all’Europa quello che il voto francese di maggio le aveva evitato. Ha dato voce e una robusta forza parlamentare a un partito estremista di destra, euro-fobico e anti-sistema. Se a Parigi Macron ha sbaragliato il Front National di Marine Le Pen, a Berlino Merkel non ha fermato l’Afd di Alexander Gauland, che ne è la fotocopia tedesca quasi perfetta.

E così dal suo Paese-leader, àncora di stabilità etico-politica ed economica, l’Europa incredula vede arrivare una minaccia-shock potenzialmente esiziale. Perché se il vecchio lepenismo alla resa dei conti non è mai riuscito a sfondare in Francia, il giovane neo-nazionalismo dell’Afd irrompe sulla scena disintegrando inviolati tabù culturali del dopoguerra e debutta da grande protagonista: terzo partito dopo la Spd, 95 deputati al Bundestag decisi a «restituire la Germania ai tedeschi».

In tempi di America First, esplicite nostalgie di grandeur della Francia di Macron, implacabili revanscismi della Russia di Vladimir Putin, ora anche la Germania entra nel nuovo corso che sta seppellendo l’ordine del dopoguerra.

Merkel ha vinto il quarto mandato ma non potrà più essere la stessa, perché più debole e condizionabile. In casa e in Europa. La prima vittima della svolta potrebbe essere la sua proverbiale moderazione.

Se il rifiuto dell’europeista Spd sarà irremovibile e alla fine il nuovo Governo sarà quadripartito, Cdu, Csu, liberali e verdi, la sua proiezione in Europa potrebbe rivelarsi schizofrenica: convinto europeismo del cancelliere, della sua Cdu e dei verdi accanto all’euroscetticismo della bavarese Csu (ha perso il 10% e andrà alle elezioni nel 2018) e dei liberali, nemici dell’integrazione rafforzata dell’euro e della mutualizzazione dei rischi.

In queste condizioni l’ambiziosa riforma di Macron, se ribadita nel discorso di oggi alla Sorbona, potrebbe arenarsi anzitempo. Già Merkel aveva reagito con estrema cautela al progetto di creare un euro-ministro del Tesoro, per rilanciare economia e investimenti in nome di un’«Europa protettiva» e meno punitiva, un nuovo parlamento e bilancio dell’Eurozona. A riprova delle riserve, Berlino, già prima delle elezioni, puntava a tirare in lungo i negoziati.

Visti i nuovi segnali politici e, soprattutto, i nuovi umori del Paese, per salvare almeno una parvenza di intesa franco-tedesca, è probabile che Macron riallineerà le sue ambizioni europee. Le posizioni dei liberali e della stessa Csu sono antitetiche rispetto alle sue. Anche se è evidente che Merkel e Macron avranno sempre interesse a ostentare vere o presunte sintonie: il cancelliere per frenare o comunque mascherare le pressioni del nuovo nazionalismo di casa, il presidente per non perdere la preziosa garanzia dello scudo tedesco sui mercati.

Da grande propulsore della nuova Europa, come molti speravano dopo anni nella palude di una politica amorfa, l’asse franco-tedesco rischia ora di funzionare come semplice pompiere di tensioni proprie ed europee. Niente di nuovo.

Le retromarce, del resto, possono essere più facili di quanto si creda: secondo un sondaggio della Fondazione Bertelsmann, solo il 41% dei francesi, 10 punti sotto la media Ue, auspica più integrazione politica ed economica europea. Tedeschi (39%) e francesi (31%) sono i più scettici sulla riforma Macron per l’Eurozona.

Salvo miracoli, dunque, 28 anni dopo la caduta del Muro di Berlino il 24 settembre 2017 segnerà un’altra data epocale nella storia tedesca ed europea: gli addendi della storia recente si invertono di nuovo, risorge il nazionalismo in un Paese che, sbagliando, si riteneva immune per sempre. A poco a poco la Germania europea rischia di dissolversi per diventare un Paese introverso e “normale”, capace al massimo di dar vita a un’Europa monoliticamente tedesca. Sempre che Francia ed Europa siano disposte ad accettarla.

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