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Pyongyang-Usa, scontro più vicino

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Pyongyang-Usa, scontro più vicino

  • –Marco Valsania

new york

La Corea del Nord accusa l’amministrazione Trump di aver dichiarato guerra al Paese e minaccia di rispondere con tutte le opzioni a sua disposizione, a cominciare da quelle militari. Il Ministro degli Esteri Ri Yong-ho, parlando da New York dove si trova per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha affermato che Pyongyang si considera da oggi autorizzata a «contromisure» quali «l’abbattimento di bombardieri statunitensi anche se non si trovano dentro lo spazio aereo nazionale». Ri ha incalzato: «Il mondo dovrà ricordare che la dichiarazione di guerra è arrivata dagli Stati Uniti».

L’ultima escalation della crisi - in quello che è diventato sempre più anche un duello personale tra Donald Trump e Kim Jong-un - è scattata dopo che aerei B1B e F15-C statunitensi nel fine settimana avevano volato a ridosso della costa nordcoreana a settentrione della zona smilitarizzata tra le due Coree. Una mossa seguita allo spettro di test nucleari sul Pacifico sollevato da Kim e ad uno scambio di invettive tra Trump e il leader nordcoreano: Trump aveva definito Kim «folle rocket man» impegnato in una «missione suicida» che potrebbe costringere Washington a «distruggere del tutto la Corea del Nord». Kim aveva replicato chiamando il Presidente americano «vecchio, pazzo e rimbambito». Sabato via Twitter l’ennesima frecciata di Trump: in caso di azioni contro gli Stati Uniti o i loro alleati la leadership nordcoreana non «sopravviverà a lungo». È quest’ultima presa di posizione, ha fatto sapere Ri, che Pyongyang considera una dichiarazione di guerra. «Risponderemo alla domanda su chi non sarà in giro ancora a lungo», ha continuato.

Gli esperti americani, mentre sale la tensione, passano in rassegna le opzioni potenzialmente a disposizione di Trump e del Pentagono che non implichino tragedie. Ci sono le strette sulle sanzioni economiche e diplomatiche. Come operazioni militari non convenzionali quali i cyberattacchi. Ancora, offensive da guerra psicologica per puntare su cadute dall’interno del regime. E tentativi di abbattere un missile sperimentale nordcorerano. Spesso, però, sono opzioni i cui esiti sono dubbi o i cui rischi sono elevati. Il New York Times ha rivelato che tra gli stessi stretti collaboratori della Casa Bianca - e tra molti alleati - aumenta l’inquietudine per la virulenza dello scontro retorico tra Trump e Kim. Il pericolo è che toni sempre più bellicosi sfuggano al controllo, portino a errori di calcolo da parte di Pyongyang, a gravi incidenti o a perdite della credibilità americana qualora alle parole non seguissero fatti.

La via maestra, secondo i più, resta nonostante tutto l’assedio diplomatico e le pressioni economiche. Un nuovo giro di vite è giunto ieri. Trump ha rilanciato il divieto agli ingressi da paesi considerati nemici o pericolosi, aggiungendo la Corea del Nord. Il decreto permanente riguarda cittadini di otto nazioni e dal 18 ottobre sostituirà un provvedimento temporaneo in scadenza e all’esame della Corte Suprema per discutibile costituzionalità. L’elenco aggiornato contiene, accanto a Pyongyang, le novità di Venezuela e Chad, accanto a cinque paesi già colpiti, cioè Iran, Yemen, Somalia, Libia e Siria. Controlli particolari vengono introdotti per l’Iraq.

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