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Trump e i repubblicani sconfitti su Obamacare. Ora provano con le tasse

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Trump e i repubblicani sconfitti su Obamacare. Ora provano con le tasse

(Afp)
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New York - Un voto mancato che e' una sconfitta. L'ennesima, cocente sconfitta per Donald Trump e la maggioranza repubblicana al Congresso sulla sanita', sul ripudio di Obamacare. L'ultimo sforzo di ribaltare e sostituire la riforma voluta da Barack Obama si e' arenato per l'opposizione al Senato, oltre che di tutti i democratici, di un manipolo di repubblicani. Per la precisione tre senatori che, per diverse ragioni, hanno detto di no, facendo venire meno la maggioranza minima del partito che controlla 52 seggi su cento e avrebbe potuto sopportare soltanto due defezioni anche dacendo intervenire il vicepresidente Mile Pence per spezzare un'eventuale parita'.

I tre ribelli sono volti noti: John McCain, dell'Arizona, anziano leader che aveva gia' affossato un precedente tentativo di cancellare Obamacare e che protesta contro un processo ultra-partitico e senza un'autentica discussione su un tema delicato. Poi Susan Collins, del Maine, preoccupata delle ripercussioni di previsti tagli al programma per i poveri Medicaid, essenziale nel suo stato, e alle protezoni dei pazienti. Infine Rand Paul, del Kentucky, che sollevava invece opposte istanze libertarie, sostenendo che la contro-riforma non riduceva abbastanza l'intervento pubblico. Altri “no” erano in agguato, a cominciare da quello del senatore dell'Alaska Lisa Murkowski, nonostante la promessa di aiuti speciali al suo stato, che alla notizia del ritiro della proposta dal voto ha subito espresso soddisfazione.

L'organismo di analisi del Congresso, il Cbo, ha dato man forte ai critici calcolando che il piano avrebbe lasciato senza assicurazione sanitaria altri milioni di americani.Il nuovo progetto fallito era stato ideato dal senatore Bill Cassidy della Louisiana e dal collega Lindsey Graham della South Carolina, grande amico in McCain ma incapace di persuaderlo della bonta' del disegno. Che in sostanza prevedeva la sostituzione di Obamacare con fondi ridotti e fissi consegnati direttamente agli stati, liberi di spenderli come meglio credevano in assistenza sanitaria. Ne' a convincere McCain, malato di tumore e con una lunga storia di indipendenza alle spalle, sono servite le pressoni di Trump, che l'ha piu' volte attaccato personalmente assieme ad altri “traditori” che definisce come “sedicenti repubblicani”.

Il fallimento del piano rinvia ora sine die una riforma consevatrice della sanita'. Uno speciale strumento parlamentare necessario a farla passare al Senato con soli 51 voti anziche' i tradizionali 60 rischiesti per portare in aula una legge scade infatti sabato. Sabato e' la fine dell'anno fiscale e dello “strumento” del “budget reconciliation”, in vigore nell'anno in corso perche' i repubblicani avevano formalmente dato al loro sforzo sanitario un obiettivo di risparmio nel bilancio federale.

Il leader del Senato, il repubblicano Mitch McConnell, ha indicato che la Camera Alta e l'intero Congresso si occuperanno a questo punto di altre priorita', a cominciare da una riforma fiscale la cui presentazione e' attesa per oggi. Una riforma che verra' lanciata dal Presidente in un discorso in Indiana questa sera e che porta la firma sia della Casa Bianca che dei leader parlamentari del partito. Dovrebbe contenere un taglio dell'aliquota aziendale, forse al 20% dal 35%, e un abbassamento e semplificazione a tre da sette delle aliquote per i redditi personali. Previsti sono anche incentivi agli investimenti e al rimpatrio di profitti dall'estero. I dettagli sono pero' ancora controversi e l'esito assai men che certo. Una vasta riforma delle imposte non avviene ormai dal 1986. E la lista completa dei desiderata repubblicani secondo alcune stime potrebbe ammontare a cinquemila miliardi, mentre intese interne al partito votrebbero limitare il costo a 1.500 miliardi.

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