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IL CONFRONTO

Bonus da 600 euro e reddito integrativo: ecco cosa offrono Francia, Germania e Danimarca

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Assegni mensili, bonus per i neonati, sostegno ai genitori single con più figli a carico. I pacchetti di incentivi inaugurati dagli ultimi governi a sostegno della famiglia sono una realtà già consolidata nel resto d’Europa, dove il welfare state guarda con attenzione al sostegno della natalità e delle famiglie più numerose. Ecco come funzionano i sistemi di sicurezza sociale in Francia, Germania e Danimarca.

In Francia assegno mensile fino a 300 euro e «premio di nascita»
Tra i più generosi in assoluto, il sistema di sicurezza sociale francese riserva una buona quota delle sue iniziative al sostegno dei nuclei familiari. La Caisses d'allocations familiales, un ente che eroga prestazioni sociali, paga benefit a «tutti i residenti in Francia con figli, anche se non sono impiegati». Il pacchetto di sovvenzioni include un assegno mensile per ogni figlio che varia con il totale di bambini a carico (130,5 euro per un bambino , 297,7 euro per due e “bonus” di 167,2 euro per ogni figlio «addizionale») fino a determinate soglie d'età. In genere la prestazione dura fino ai 20 anni d’età, per i figli che non lavorano del tutto o percepiscono meno del 55% del salario minimo nazionale.
All’assegno si aggiunge il prime à la naissance, il premio di nascita, consistente in un assegno di 927,71 euro per ogni neonato che sale al doppio esatto (1.855,42 euro) in caso di adozione. Tra le altre misure previste spicca un reddito famigliare integrativo di 169,87 o 237,89 euro mensili, a seconda della entrate mensili del nucleo. Per avere accesso, bisogna restare al di sotto della soglia di 37.705 euro per una coppia monoreddito con almeno 3 figli e dei 46.125 euro per una coppia con due fonti di entrate. La platea di beneficiari riguarda tutti «i francesi o le persone residenti in Francia».

In Germania il Kindergeld parte dai 192 euro mensili
Anche in Germania l’assegno per il mantenimento dei figli scatta a prescindere dalla condizione occupazionale dei genitori ed è aperta sia ai tedeschi che ai cittadini residenti nel Paese. Il bonus, chiamato Kindergeld, è aumentato da gennaio 2017 a 192 euro per ciascuno dei primi due figli, 198 euro per il terzo figlio e 223 euro per tutti i figli successivi. È previsto un ulteriore rialzo di 2 euro dal 2018 (rispettivamente a 192, 200 e 225 euro). Di norma la misura si mantiene fino al compimento del 18esimo anno d’età del figlio, ma il beneficio può estendersi fino ai 25 anni se la persona è ancora all’interno del percorso di studi o fino ai 21 anni se il giovane non è occupato o iscritto a un’agenzia di collocamento. L’assegno può essere incassato anche in caso di un lavoro part-time «marginale», pari cioè a un’entrata mensile che resta sotto ai 450 euro. L’assegno viene versato direttamente al genitore, ma in alcuni casi può essere indirizzato direttamente ai figli o intermediato dalle aziende. Ad esempio, nel pubblico impiego, i dipendenti ottengono l’assegno dai propri datori di lavoro.

In Danimarca 600 euro a trimestre
In un’altra culla del welfare state, la Danimarca, i benefit per i figli sono erogati fino alla maggiore età con importi che scendono di anno in anno. Nel rispetto delle condizioni fissate dal governo, l’assegno scatta in automatico e prevede 4.4470 corone danesi (600 euro) a trimestre dagli 0 ai 2 anni, 3.537 corone (475 euro) dai 3 ai 6 anni, 2.784 corone (374 euro) dai 7 ai 14 anni e 928 corone (circa 125 euro) dai 15 ai 17 anni. Le misure si fanno più generose nel caso di un genitore single e con due figli a carico. Secondo dati Eurostat rielaborati dal Cato Institute, un think-tank americano, il pacchetto di benefit può arrivare a circa 31mila euro l’anno: un picco che porta alla situazione, paradossale, di rendere più conveniente i sussidi di un reddito da lavoro. Va detto però che la rete di protezione sociale danese è dispiegata in maniera abbastanza omogenea, con una prevalenza della spesa in pensioni (10,1%) bilanciata appunto da investimenti in famiglia (3,7% del Pil) nonché da politiche attive sul lavoro (1,7%). In Italia le proporzioni sono un po’ diverse: 13,7% della spesa sociale in pensioni, 1,4% per la famiglia e appena lo 0,4% in politiche attive.

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