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Isis, dopo quasi un anno rispunta con un audio il califfo al Baghdadi

il leader dato per morto

Isis, dopo quasi un anno rispunta con un audio il califfo al Baghdadi

Quando ormai lo si dava per morto, ecco il ritorno del Califfo Al Baghdadi dopo quasi un anno di silenzio. Sfogliando gli scaffali della libreria anche i più aggiornati volumi sull'Isis sembrano ingialliti: il Califfato sul terreno in un anno ha perso molto più della metà del suo territorio, alcune delle sue principali roccaforti come Mosul in Iraq e Deir ez Zhor in Siria sono cadute mentre Raqqa, la capitale, sembra stretta in una morsa inesorabile. Soltanto due anni fa i jihadisti con la bandiera del monoteismo islamico alzavano in mezzo al deserto un cartello con la scritta: “Fine di Sikes-Picot”, gli accordi anglo-americani che più di un scolo fa, nel 1916, avevano disegnato le sfere di influenze tra le potenze e i confini del Medio Oriente.

Ma oggi non è sorto un Califfato tra Siria e Iraq come in molti credevano o forse speravano. In realtà l'unico vero stato nuovo sarebbe il Kurdistan iracheno di Massud Barzani che ha appena archiviato un referendum sull’indipendenza osteggiato da tutti i suo vicini, Turchia, Iran e Iraq, ma anche dagli Stati Uniti, dalla Russia e persino dalle Nazioni Unite. Se mai avremo davvero uno stato curdo dovrà destreggiarsi tra tutti i suoi vicini ostili e la grandi potenze per sopravvivere.

Reportage da Raqqa: gli ultimi giorni dell'Isis

Il Califfato sembra invece ormai un sogno incenerito cui avevano guardato con acquiescenza anche potenze come la Turchia, l’Arabia Saudita e le monarchie del Golfo: avrebbe potuto essere una nuova patria per i musulmani sunniti distribuiti tra Iraq e Siria. La minoranza sunnita irachena aspira a una rivincita dopo la caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003 e l'invasione americana. In Siria i sunniti sono la maggioranza ma al potere è il regime alauita di Bashar Assad, considerato un'accolita di miscredenti dai musulmani ortodossi e alleato dell'Iran sciita.

Eppure anche se il Califfato è sconfitto sul campo di battaglia e la voce di Al Baghdadi, dato per morto dai russi qualche mese fa, ci appare come quella di uno sciamano lontano che evoca i fantasmi di un esercito ridotto all'osso e sotto assedio, l'Isis continua da avere un potere di attrazione considerevole. Si attribuisce gli attentati dei giovani terroristi che entrano in azione in Europa e alcuni di loro trovano ancora magnetica la forza d'attrazione di un messaggio che promette il riscatto dei musulmani nel martirio. Dopo l'11 settembre 2001 Al Qaida perse il suo santuario in Afghanistan ma neppure l'uccisione di Bin Laden, il suo fondatore, ha fermato un'organizzazione che oggi controlla in Siria la provincia Idlib con due milioni di abitanti e ha ancora un forte radicamento in Yemen, nel Maghreb e nel Sahel. Mai dire mai con i movimenti jihadisti, possono durare nel tempo molto più dei loro fondatori perché in Medio Oriente non mancheranno i motivi di revanscismo e malcontento delle popolazioni musulmane che trovano eco immediata anche in Europa.

Il messaggio audio di Al Baghdadi può fare ancora paura ma quello che dobbiamo temere di più è pensare che quando non udiremo più la sua voce avremo scampato il pericolo. Non è così.

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