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Trump, superdazi contro il Canada

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Trump, superdazi contro il Canada

  • –Marco Valsania

new york

Venti di guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada, con furiose folate anche in Europa. Il Dipartimento del Commercio dell’amministrazione Trump ha annunciato una decisione preliminare di imporre dazi del 220% - per la precisione del 219,63% - contro il produttore di velivoli commerciali e treni canadese Bombardier, accusato di aver ricevuto sussidi irregolari dal governo di Ottawa, dalla regione del Quebec e anche dalla Gran Bretagna, dove l’azienda è il principale datore di lavoro manifatturiero in Irlanda del Nord. Le penali potrebbero non essere finite: un’ulteriore decisione anti-dumping, su tariffe dell’80%, è prevista il 5 ottobre.

Il caso era stato portato dal colosso aerospaziale Boeing, secondo cui Bombardier sarebbe riuscita grazie agli aiuti pubblici a vendere i suoi nuovi jet della serie C sottocosto negli Stati Uniti, in particolare alla Delta, l’unico grande ordine finora intascato da Bombardier. Ma più della decisione in sé ha lasciato sotto shock l’entità delle sanzioni - definita «assurda» da Bombardier - che potrebbe nei fatti triplicare il costo degli aerei e infliggere un grave colpo all’azienda. Il 220% appare secondo solo a recenti tariffe contro la Cina sull’acciaio.

La risposta di Canada e Gran Bretagna, durissima, non si è fatta attendere, con minacce di ritorsioni per una scelta di Washington apostrofata come protezionista e che potrebbe complicare anche i negoziati in corso sulla riforma del Nafta, l’accordo di libero scambio nordamericano. Il Ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland ha dichiarato che la mossa è «chiaramente volta a eliminare i velivoli Bombardier dal mercato statunitense». Freeland ha anche ricordato che l’azienda con il suo indotto dà lavoro a 23.000 persone negli Stati Uniti. Il primo ministro Justin Trudeau aveva già minacciato, in caso di dazi, di rimettere in discussioni forniture militari della Boeing, in particolare di caccia Super Hornet, perché partner inaffidabile. Da Londra il premier Theresa May, che nei suoi ultimi incontri con Donald Trump aveva invocato il suo intervento nella disputa, si è detta «profondamente delusa» dall’annuncio. May ha particolare urgenza di difendere gli interessi britannici durante Brexit e Bombardier impiega 4.100 persone vicino a Belfast. Il ministro della Difesa Michael Fallon ha a sua volta minacciato rappresaglie nei contratti militari con Boeing. Diametralmente opposta la posizione statunitense. Il Segretario al Commercio Wilbur Ross ha difeso la decisione preliminare: «Anche i nostri più stretti alleati devono rispettare le regole». E Boeing ha celebrato una scelta «a difesa delle intese commerciali».

La disputa, che nelle argomentazioni ha echi delle vecchie battaglie di Boeing contro l’europea Airbus, potrebbe ancora risolversi: una decisione statunitense definitiva sulle tariffe è attesa solo l’anno prossimo, da parte della ITC (International Trade Commission), che determinerà se davvero ci sia stato un danno a produttori nazionali quali Boeing. Un verdetto men che certo: Boeing sostiene che la Serie C ha impatto sul suo 737 narrow-body, a corridoio singolo. Ma non produce in realtà velivoli da 110-130 passeggeri simili ai Bombardier, elemento sottolineato da Delta che nel 2016 ne ha ordinati 75, e fino a un massimo di 125, per una cifra di listino da circa 5 miliardi. Secondo Boeing, la Delta avrebbe pagato solo 19 milioni per velivolo; Bombardier nega. Per Bombardier, però, qualunque ritardo e ostacolo oggi rischia di costare caro: l’azienda è in difficoltà, con all’attivo pochi ordini per la sua C-Series. Ieri ha sofferto un altro colpo dalla nascita di un nuovo colosso ferroviario in Europa, con la combinazione delle attività nel settore di Alstom e Siemens che la scalzano dalla leadership occidentale.

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