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Trump taglia la corporate tax

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Trump taglia la corporate tax

  • –Marco Valsania

NEW YORK

La grande riforma delle tasse di Donald Trump e dei repubblicani debutta promettendo di falciare imposte individuali e aziendali: il presidente e la sua maggioranza parlamentare hanno sollevato il sipario su un piano che vede le aliquote individuali semplificate da 7 a un massimo di 4 e generalmente abbassate, anche se non troppo per i redditi più elevati. Soprattutto, la Casa Bianca taglia la corporate tax al 20% dall’attuale 35%, soglia definita come la più punitiva tra le grandi potenze e come minaccia per la competitività internazionale delle imprese. La nuova aliquota diventerebbe inferiore alla media dal 22,5% dei maggiori partner americani. Sconti ci saranno per il rimpatrio di profitti dall’estero e scatterà anche un sistema di tassazione territoriale. «Per fare grande l’America dobbiamo cambiare un sistema antiquato» ha detto Trump.

L’esito di una vasta riforma fiscale che, per la sua complessità, non viene tentata dal 1986, rimane incerto: quello di ieri, seppure più dettagliato rispetto al passato, è tuttora un progetto-quadro di sole 9 pagine che dovrà essere articolato, discusso e approvato dal Congresso, processo che probabilmente richiederà mesi e sarà complicato da divisioni tra gli stessi conservatori. Sul piano, inoltre, grava l’incognita dei costi: secondo stime indipendenti, il ventaglio degli obiettivi repubblicani presenterebbe un “conto” potenziale di 5mila miliardi, contro il tetto di 1.500 che la stessa maggioranza non vorrebbe sfondare. Una prima valutazione vede una riduzione da 2.200 miliardi in dieci anni anche al netto di nuove entrate. Solo ulteriori chiarimenti - ad esempio sulle fasce di reddito interessate dalle nuove aliquote - consentiranno agli uffici studi calcoli attendibili dell’impatto sui contribuenti e sulle casse pubbliche.

La intenzioni sono però chiare, riaffermate da Trump in un discorso inaugurale sulla riforma tenuto in serata a Indianapolis, nel cuore del Paese. L’obiettivo è un abbattimento delle imposte che stimoli la crescita, longeva ma anemica attorno al 2% annuale, portando in dote almeno un punto percentuale al Pil. L’amministrazione è orfana di successi politici oltre che economici dopo l’ennesimo fallimento, in settimana, degli sforzi di cancellare la riforma sanitaria Obamacare.

La svolta sulle tasse prescrive un dimezzamento del numero di aliquote individuali a tre o quattro. Vengono fissate al 12%, al 25% e al 35% (da 10-15-25-28-33-35-39,6%) con l’opzione di un’ulteriore “top rate” solo leggermente inferiore al 39,6% in risposta a critiche che vedevano la riforma troppo favorevole ai più abbienti e antitetica al populismo di Trump. Nessuno sconto, inoltre, sui guadagni di capitale. Eliminate deduzioni significative, quali le tasse statali e locali dall’importo federale, ma altre per i redditi più deboli verrebbero aumentate, dal raddoppio della standard deduction (a 24mila dollari a famiglia) a incrementi di quella per figli a carico. La Casa Bianca, grazie al ripensamento delle detrazioni, presenta la riforma come pro-ceti medi, nonostante l’aliquota minima del 12% superi il 10% esistente. Una famiglia che guadagni fino a 100mila dollari l’anno, affermano i repubblicani, risparmierebbe mille dollari.

Per il business, cuore del progetto, il taglio risponde ad appelli da tempo lanciati da gran parte delle imprese e del mondo politico. Trump avrebbe preferito scendere al 15%, ma quella soglia si è rivelata irrealistica. Aumenteranno tuttavia facilitazioni per il write-off degli investimenti, scatterà una tassa una tantum per il rimpatrio di profitti dall’estero (inferiore per asset non liquidi) e decollerà un sistema di tassazione territoriale, basato su imposte pagate nei Paesi dove gli utili sono generati.

I futuri profitti esteri verranno dunque rimpatriati esentasse (americane). Le società pass-through, dove il proprietario paga le imposte con la dichiarazione dei redditi personale, verranno assoggettate a un’aliquota del 25% con regole da definire per evitare abusi. Cancellata anche la tassa di successione oggi versata dallo 0,2% dei patrimoni ereditati. L’iter di approvazione consente l’approvazione a maggioranza semplice al Senato.

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