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Avvocati: 7 volte più numerosi che in Giappone. Intesa tra gli…

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Avvocati: 7 volte più numerosi che in Giappone. Intesa tra gli ordini forensi di Roma e Tokyo

TOKYO – Il protocollo di amicizia e collaborazione firmato in questi giorni – a margine della World City Bar Leaders Conference - tra l'Ordine degli Avvocati di Roma e la Tokyo Bar Association – il primo del genere – sembrerebbe una intesa tra una grande associazione e una di media entita', almeno se si guarda al numero degli adepti: Roma (meno di 3 milioni di abitanti) ha tre volte piu' avvocati di Tokyo (metropoli da 13 milioni e mezzo di individui), ossia 24mila contro circa 8mila. Su scala nazionale, la proporzione e' ancora piu' vistosamente squilibrata, con l'Italia beneficiata – o afflitta, secondo i punti di vista – da un numero di legali sette volte superiore, anche se la sua popolazione e' meno della meta': ci sono circa 270mila avvocati italiani contro i 36mila giapponesi.
IL PARAGONE TRA ITALIA E GIAPPONE. Il bello e' che nel Sol Levante da qualche tempo si fa un gran parlare del fatto che gli avvocati siano diventati troppi. “Si', sembra una scherzo se si guarda alle cifre italiane – ammette Giorgio Colombo, professore di diritto comparato all'Universita' di Nagoya – Si spiega con la circostanza che il numero degli avvocati in Giappone e' cresciuto negli ultimi anni a ritmi senza precedenti, raddoppiando in meno di 15 anni“. Inoltre, precisa Colombo “in Italia gli avvocati svolgono mansioni piu' ampie, alcune delle quali sono esercitate in Giappone da altri professionisti che avvocati non sono”. Nel suo intervento alla WCBL Conference - svoltasi presso la sede degli avvocati di Tokyo - Colombo ha parlato anche della tendenza alla “proletarizzazione” della professione forense in Italia, in quando al numero esorbitante di abilitati alla professione finisce per corrispondere un reddito medio sempre piu' modesto, sceso a 40mila euro lordi (evasione fiscale esclusa). Lo ha fatto nel contesto di un inquadramento del vasto mondo della legge in Italia come un “ottimo cattivo esempio”, nel senso che pecche e disfunzioni sono talmente evidenti – a partire dalle lungaggini dei processi, sia civili sia penali - da poter esser esaminate e studiate con facilita'.

Avvocati: 7 volte più numerosi che in Giappone. Intesa Roma-Tokyo

PROTOCOLLO TRA ORDINI PROFESSIONALI. Marco Giorgi, office managing partner di Andersen Tax & Legal, ha rappresentato l'Ordine degli Avvocati di Roma alla cerimonia che da' avvio a una prospettiva di collaborazione con l'associazione forense della capitale nipponica. Per la verita', siccome a Tokyo gli avvocati si considerano tanti, la Bar Association non e' unica, ma e' affiancata da due organizzazioni simili (Tokyo Dai-ichi e Tokyo Dai-ni Bar Association). “Il protocollo di amicizia e' finalizzato a irrobustire lo scambio professionale tra i due Ordini. E' il primo accordo tra un ordine forense giapponese e uno italiano: speriamo che sia solo un primo passo di un percorso di collaborazione più ampio”. “Siamo ormai piu' o meno tutti consapevoli - aggiunge Giorgi - del fatto che ci sia una necessita' sempre maggiore di un ‘global reach'. Il professionista italiano deve poter assistere in più giurisdizioni il cliente che ha attività all'estero. Speriamo, tramite questo tipo di accordi, di agevolare il lavoro dei colleghi di Roma e più in generale italiani. A partire dal favorire la conoscenza dei rispettivi ordinamenti giuridici”. A Tokyo paiono interessati a un “approccio multilaterale alla professione, non solo in un'ottica angloamericana”, in un momento che presenta varie criticità: dal decollo dell'intelligenza artificiale alle aggregazioni interne e internazionali tra studi, da una concorrenza sempre piu' serrata (di recente anche dagli studi legali cinesi) fino alle pressioni della politica sulla legalità (in Asia e in America ma anche in Paesi nel cuore dell'Europa).
DIALOGO TRA DUE MONDI. Se in Italia ci sono tanti piu' avvocati, peraltro, una delle ragioni e' sicuramente quella della maggiore litigiosita' degli italiani. Molte vertenze in Giappone vengono composte con modalita' non formali. Una grande escursione nelle profondita' e peculiarita' del sistema legale nipponico – a specchio della societa' – e' il recente libro “True Crime Japan” di Paul Murphy (Tuttle Publishing), che ha passato anni al Tribunale penale di Matsumoto. Li' si ‘e accorto che i processi iniziano in modo piuttosto prevedibile: l'imputato si dichiara colpevole in apertura del dibattimento. Cosi' il processo si conclude in modo sommamente prevedibile: il tribunale dichiara l'imputato colpevole. Quello che e' molto interessante e spesso inatteso e' tutto quanto succede tra l'inizio e la fine del procedimento: in un contesto dove il formalismo sociale nipponico dovrebbe raggiungere aridi vertici, accade invece che emozioni, sentimenti, segreti familiari, cose inconfessabili pubblicamente emergano senza ritegno. Il punto e' che si viene rinviati a giudizio quando le autorita' ritengono praticamente sicura una condanna e vige ancora un retropensiero di fondo di polizia e magistratura requirente secondo cui una assoluzione equivale a una sconfitta da prendere sul piano personale: una perdita di faccia istituzionale. Comparire al tribunale di Matsumoto significa disperare di cogliere l'unica possibilità statistica di assoluzione che arriva ogni 4 anni: cio' spiega la convenienza di non contestare le imputazioni e andare a caccia di attenuanti nel sollecitare la clemenza della Corte.
LE DUE PRIGIONI. Murphy pubblica anche il regolamento della prigione di Fuchu, periferia di Tokyo, dove vengono internati molti stranieri. Il suo preambolo (nella versione in inglese) e': quando si e‘ a Roma ci si comporta da romani, ovvero voi che entrate lasciate ogni speranza di eccepire che nel vostro Paese si fa diversamente. Le minuziosissime regole per ogni aspetto della vita quotidiana sembrano uscite dalla fantasia perversa del dio di un universo concentrazionario: la posizione e' una e fissa anche per come si deve dormire e guai a parlare con il vicino di gomito anche quando si mangia. E si lavora, eccome. Una lettura terrorizzante, che fa venire la voglia di non sgarrare mai. Solo a shock di lettura elaborato, si intrufola nella mente una controdeduzione inaspettata: molto meglio finire a Fuchu che non a San Vittore o Poggioreale, dove ci sono alte probabilita' di finire in celle sovraffollate e magari venire violentati in continuazione da delinquenti incalliti che continuano a esserlo anche dietro le sbarre.
PARTICOLARITA' DI SISTEMA. Le particolarita' del sistema giuridico-giudiziale giapponese sono notevoli.
L'assoluta discrezionalità' dell'azione penale e' l'esatto opposto della obbligatorietà italica. C'e' poi una allergia di fondo all'esecuzione forzata in materia civile e di diritto di famiglia (anche se questo sta lentamente cambiando, ma di poco), tanto che il Sol Levante e' stato finora il paradiso per ex mariti che non pagano gli alimenti, ex mogli che non fanno vedere i figli all'ex marito, contribuenti che non pagano tasse o contributi previdenziali. C'e' la possibilita' di emettere ordinanze di natura penale anche per autorita' periferiche, in modo un po' più vasto di quando competa ai sindaci italiani: cari turisti, occhio che a Kyoto potreste finire nei guai se fotografate una persona in metropolitana (anche senza cercare di inquadrare le gambe di una donna), mentre in altre citta' non avrete di questi problemi (sempre se non inquadrate cosce). Quanto ai temi costituzionali, e' appena il caso di notare che il premier Shinzo Abe non e' riuscito a coronare il suo sogno – modificare la Costituzione dettata sotto l'occupazione americana – anche avendo una maggioranza parlamentare di due terzi, mentre in Italia la Carta fondamentale e' stata modificata piu' volte a maggioranza del 50% e da ultimo c'e' stato il tentativo di una revisione profonda che sul piano procedurale ha lasciato perplessi anche molti fautori della riforma (ad es., con la promessa di posti di sottogoverno a esponenti di presunta opposizione, per raccogliere gli ultimi voti necessari a raggiungere una risicatissima maggioranza).
SICUREZZA E DUBBI. Il “Paese piu' sicuro del mondo”, ad ogni modo, sconta – oltre al dubbio ben fondato che la percentuale abnorme di condanne celi violazioni dei diritti di difesa - un po' di massaggi statistici. Ne e' un esempio la disavventura capitata a un avvocato italiano venuto al Congresso di Tokyo. Gli hanno rubato - evidentemente accade anche a Tokyo! - il portafoglio in un negozio (l'aveva lasciato brevemente sul bancone della cassa), ma non c'e' stato verso di far accogliere subito una denuncia per furto. Lo hanno indotto a farla per smarrimento, con l'argomento delle alte possibilita' statistiche che il portafoglio venisse ritrovato e riconsegnato intonso. Cosi' e' dovuto tornare in seguito a precisare la denuncia. Magari altri avrebbero a quel punto lasciato perdere. Come fanno tanti in Italia in caso di furto, dando per scontato che non riusciranno a recuperare nulla.
IL CASO POLONIA. Vedremo d'ora in poi che tipo di collaborazioni potranno essere messe in atto tra gli ordini di Roma e Tokyo, rappresentanti di pianeti legali tanto diversi. Ad ogni modo, Andrea Ortolani, professore di diritto comparato all'Universita' Keio di Tokyo – al di la' di un intervento di tenore ottimista sulla nuove sfide tecnologiche che la professione forense deve affrontare - ha sottolineato che Italia e Giappone sono all'avanguardia negli studi di diritto comparato. Che in effetti appaiono affascinanti, anche se poco noti al grande pubblico.
Va segnalato che al WCBL e' spiccato il caso-Polonia : i due rappresentanti venuti da Varsavia, Mikolaj Pietrzak e Michal Wawrykiewicz, hanno illustrato la preoccupante situazione del loro Paese, dove il governo sta forzando in molti modi la legalita' - costituzionale e non -, mettendo in dubbio la tenuta democratica di un membro dell'Unione Europea. I due legali hanno concluso con un appello alle associazioni dell'avvocatura, dei giudici e della societa' civile, perche' alzino la voce su quanto sta accadendo nel loro Paese. Non e' solo nell'America di Trump, insomma, che la democrazia appare in difficolta'. E ci sono voluti gli avvocati del Lawyers Committee on Nuclear Policy per ricordare quello che era sfuggito alla grande stampa: minacciare, come ha fatto il presidente Usa, la “distruzione totale” di un altro Paese e' del tutto contrario al diritto internazionale. E' una palese violazione di legge. E' un crimine. Il tema della legalità e del suo rapporto con la democrazia e' quanto mai di attualità e la Conferenza annuale delle associazioni forensi delle principali citta' del mondo ne e' stata conferma e testimonianza.

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