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Strage a Las Vegas: 59 morti e oltre 500 feriti. Isis rivendica…

killer apre il fuoco da una camera d’albergo

Strage a Las Vegas: 59 morti e oltre 500 feriti. Isis rivendica ma per l’Fbi «non è terrorismo»

I soccorsi dopo la sparatoria a Las Vegas (Ap)
I soccorsi dopo la sparatoria a Las Vegas (Ap)

Si era ritirato da qualche tempo in una comunità a Mesquite, nel deserto del Nevada, il killer di Las Vegas. Sembrava un tipo tranquillo, ma alle 10 di domenica sera Stephen Paddock, 64 anni, ha aperto il fuoco da due finestre al trentaduesimo piano dell’hotel Mandalay Bay, scatenando il panico tra la folla che assisteva a un concerto country. Il Route 91 Harvest Festival si stava svolgendo a 400 metri di distanza, nei pressi della Strip, strada celebre per la concentrazione di alberghi e casinò. Il bilancio dell’attacco è di 59 persone uccise e 527 feriti.

Non è ancora chiaro cosa abbia spinto Paddock a diventare l’artefice della più sanguinosa sparatoria nella storia americana, che pure abbonda di episodi simili. L’uomo aveva una licenza di pilota d'aereo e una di caccia, ottenuta in Alaska. Di lui si sa anche che negli anni 80 ha lavorato per la Lockheed Martin, multinazionale attiva nei settori dell'ingegneria aerospaziale e della difesa. Pare che andazze pazzo per il video poker e la musica country.

Paddock, che ha utilizzato 23 fucili (trasportati da solo nella stanza da cui ha agito) e aveva un’altra ventina di armi a casa, prendendo di mira per lunghissimi minuti una folla di 22mila persone, si è ucciso poco dopo la strage, come dichiarato dallo sceriffo Joe Lombardo. L’indirizzo di Paddock, Sun City Mesquite, 81 miglia e un’ora di macchina da Las Vegas, è lo stesso di Marilou Danley, che sarebbe stata la compagna dell’omicida. La donna, che si definisce «professionista dei casinò, madre e nonna» sui social, sarebbe stata rintracciata all’estero per un viaggio, ma non avrebbe collegamenti con la sparatoria.

La storia familiare non depone a favore dell’omicida: il padre era un rapinatore seriale di banche. Benjamin Hoskins Paddock è stato per anni nella lista dei più ricercati dall'Fbi dopo essere fuggito da un carcere federale del Texas dove stava scontando una condanna di venti anni. L'uomo era stato diagnosticato come uno «psicopatico» con «tendenze suicide».

Due finestre rotte al 32esimo piano dell’hotel Mandalay Bay, a Las Vegas. Da qui il killer ha sparato sulla folla che seguiva un concerto country (David Becker/Getty Images/AFP)

Trump: un atto di pura malvagità
«Un atto di pura malvagità». Così il presidente americano Donald Trump ha definito la sparatoria di Las Vegas. Annunciando che mercoledì sarà nella città del Nevada, Trump ha lodato la prontezza «miracolosa» delle forze dell'ordine. Secondo lui, hanno salvato vite e impedito che il bilancio delle vittime potesse essere peggiore. Usando toni pacati, il leader americano ha ordinato che le bandiere siano esposte a mezz'asta. «Nei momenti tragici, l'America si unisce», ha detto sostenendo che «la nostra unità non può essere messa a repentaglio dalla violenza».

Isis rivendica. L’Fbi: non è terrorismo
Per diverse ore la polizia di Las Vegas ha negato che la sparatoria potesse essere stato un atto di terrorismo. Poi, nelle ore successive, fonti investigative avevano lasciato trapelare che Stephen Paddock si era convertito all'Islam mesi fa e si sarebbe chiamato Samir Al-Hajib. L’Isis, attraverso la sua agenzia Amaq, si è attribuito la responsabilità della sparatoria, ma in conferenza stampa a Las Vegas un dirigente dell’Fbi ha negato che vi siano collegamenti con organizzazioni terroristiche internazionali.

Il fratello del killer: non aveva legami politico-religiosi
Non aveva alcuna affiliazione politica o religiosa e «non c'era alcuna indicazione che potesse fare una cosa del genere». «Era uno normale. Qualcosa deve essere successo, deve aver perso la testa, siamo scioccati». È quanto ha detto in un'intervista al Mail on line Eric Paddock, il fratello di Stephen Paddock, autore della strage di Las Vegas. Eric vive a Orlando, mentre l'ultimo indirizzo di Stephen era a Mesquite, in Nevada. I due non si sentivano spesso.

Testimoni: sembravano fuochi di artificio
I testimoni hanno raccontato di aver visto i bagliori degli spari. Nei video si sentono centinaia di colpi di armi automatiche. «Sembrava il rumore di fuochi di artificio». La musica è inizialmente andata avanti con la band del cantante Jason Aldean che si esibiva e che, probabilmente come il pubblico, non aveva capito che cosa stesse succedendo. Ma dopo circa un minuto anche la musica si è fermata. «È stata una notte terribile», ha twittato il musicista.

Armi, la Casa Bianca taglia corto. Mentre i titoli salgono
Nel giorno della prima strage dell’era Trump il mercato ha premiato i produttori di armi. Per fare alcuni esempi, il valore delle azioni di Sturm Ruger è salito anche del 4,5%; American Outdoor Brands, la ex Smith & Wesson, ha guadagnato più del 3 per cento. Tuttavia, secondo la portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders è presto per pensare di riaprire il dibattito politico sulle armi da fuoco: «Le indagini sono ancora in corso, il movente non è ancora stato trovato; è prematuro parlare di leggi senza sapere cosa sia esattamente successo la scorsa notte».

Non la pensano così molti democratici, tra i quali l'ex candidata alle presidenziali Hillary Clinton, che in una serie di tweet è tornata a fare pressing contro la potente lobby americana delle armi. A lei si è unita Gabrielle Giffords, ex deputata democratica dell'Arizona, che nel gennaio 2011 fu gravemente colpita alla testa quando un ragazzo sparò durante un comizio a Tucson, uccidendo sei persone e ferendone 13.

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