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Mercati, per ora trema solo Madrid

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Europa

Mercati, per ora trema solo Madrid

  • –Maximilian Cellino

Una questione che si apre e si chiude entro i confini della penisola iberica. Questo sembrano per il momento pensare i mercati finanziari delle vicende che riguardano il referendum sull’indipendenza della Catalogna. All’indomani dei disordini che hanno accompagnato la consultazione elettorale, gli investitori hanno infatti finito per penalizzare gli asset spagnoli, dai titoli azionari (la Borsa di Madrid è l’unica fra le grandi del Continente ad aver chiuso in calo a -1,2%) a quelli obbligazionari (lo spread dei Bonos decennali è aumentato di 9 punti base a quota 124 rispetto ai Bund tedeschi e anche di 5 punti base nei confronti dei nostri BTp).

Non c’è stato però quell’effetto contagio che qualcuno temeva potesse diffondersi al secondo campanello d’allarme che risuona sullo scenario politico europeo a una sola settimana di distanza dal voto tedesco (e dall’affermazione superiore alle attese della forza antisistema di Alternative für Deutschland). Si è visto sì un minimo di tensione, che ha anche in parte contribuito a indebolire l’euro, tornato nuovamente sotto quota 1,18 dollari, ma certo nessun fenomeno di avversione al rischio su vasta scala. Prova ne sia che l’oro ha perso terreno chiudendo a 1.275 dollari l’oncia e anche lo yen non si è rafforzato sul biglietto verde come ci si aspetterebbe in frangenti simili. Oltreoceano, Wall Street ha anzi toccato i nuovi massimi storici.

Questo perché la contrapposizione che si è creata fra Catalogna e il governo centrale guidato da Mariano Rajoy non sembrerebbe agli occhi dei mercati tale da influenzare il processo di integrazione europeo. «I problemi spagnoli non appaiono sistemici e hanno scarso potenziale di creare incertezze fondamentali nell’Eurozona», confermano gli analisti di Credit Suisse, spiegando che «la Spagna è un Paese molto pro-Europeo e ci si aspetta che possa sostenere le diverse misure suggerite dal presidente francese Macron».

Il caso iberico viene insomma visto come a sé stante e si confida comunque in una soluzione di compromesso in virtù della quale Barcellona possa ottenere un maggior grado di autonomia da Madrid lasciando da parte il discorso della secessione. A questo poi si aggiunge il tema della crescita: un vento che soffia alle spalle dell’Europa e della Spagna stessa come dimostrano i dati sugli indici Pmi manifatturieri diffusi proprio ieri mattina, che vedono il settore in piena accelerazione a settembre e che contribuiscono quindi a relegare in secondo piano le pur crescenti insidie politiche.

Sulla Spagna in sè il mercato fatica in ogni caso a fare i conti con le potenziali conseguenze . «Ci attendiamo - aggiunge Credit Suisse - che la tensione aumenti nei prossimi giorni e che gli scioperi, incluso quello già proclamato dai separatisti catalani per martedì, possano esercitare un impatto negativo sull’economia del Paese se dovessero protrarsi per un periodo sufficientemente esteso». Molto dipenderà però dalla piega che prenderà la situazione: se il governo di Madrid dovesse far ricorso all’articolo 155 della Costituzione spagnola per forzare la Catalogna al rispetto della legge, le tensioni con gli indipendentisti crescerebbero e, secondo il parere di Edoardo Campanella e Chiara Cremonesi di Unicredit Research «lo spread con il bund potrebbe allargarsi fino a 150 punti, livelli che quest’anno si erano registrati soltanto nel periodo antecedente alle elezioni francesi».

Del resto, che la questione politica non sia irrilevante nel Paese lo aveva anche indirettamente segnalato l’agenzia di rating S&P, quando venerdì scorso aveva rimandato una promozione del debito spagnolo che molti ritenevano probabile, adducendo come motivazione proprio l’imminente consultazione in Catalogna. «Tensioni ulteriori e il rischio crescente di una caduta del governo centrale stesso renderanno per il momento caute le agenzie», rileva Brendan Lardner, gestore di State Street Global Advisors, prima di sottolineare che l’eventuale impossibilità da parte dell’esecutivo di far passare la legge di bilancio (già ritirata la scorsa settimana per il pericolo che mancasse il sostegno) e di fornire chiarezza sulle manovre fiscali «potrebbe contribuire ad allargare ulteriormente gli spread dei Bonos rispetto ai livelli attuali».

La sensazione è che almeno su questo fronte la partita fra Spagna e investitori sia ancora alle prime battute.

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