Mondo

La metamorfosi di Trump sulle armi: da uomo d’affari…

cambio di linea

La metamorfosi di Trump sulle armi: da uomo d’affari pro-controlli a presidente pro-armi

(Ansa/Ap)
(Ansa/Ap)

NEW YORK - Donald Trump ha un rapporto ambiguo con le armi. La strage di Las Vegas lo ha spinto a dichiarare a caldo che un giorno “parleremo di leggi”. Ma le sue recenti posizioni raccontano una storia diversa, a favore della “gun lobby”: durante la campagna elettorale aveva attaccato apertamente la rivale democratica Hillary Clinton come una minaccia al Secondo emendamento della Costituzione, quello che sancisce il diritto a portare fucili e pistole. E nel commentare massacri da San Bernardino a Parigi aveva lamentato che l'esito sarebbe stato diverso se solo i proiettili fossero fioccati da entrambe le parti - vale a dire se tutti avessero imbracciato fucili.

È una posizione che, sommata alla resistenza dell'intero partito repubblicano a nuovi controlli, rende oggi difficile immaginare strette legislative nonostante la tragedia di Las Vegas dove un singolo folle armato di un arsenale e' riuscito a uccidere 59 persone e ferirne oltre 500. Adesso sono in dubbio anche minime proposte di vietare un prodotto in grado di trasformare tradizionali fucili semiautomatici in armi totalmente automatiche (il cosiddetto “bump stock”) con la capacità di sparare 800 raffiche al minuto.

Non è sempre stato così per Trump. In uno libro pubblicato nel Duemila quando ancora era soprattutto un magnate immobiliare e televisivo, “L'America che ci meritiamo”, aveva scritto di essere “generalmente contrario ai controlli sulle armi, ma d'accordo con una messa al bando di fucili d'assalto e un più lungo periodo di attesa per l'acquisto di un'arma”. Nel 2012 si era inoltre detto a favore d'un appello di Barack Obama per piu' severi controlli dopo il massacro avvenuto nella scuola elementare di Newtown in Connecticut.

Nel 2015, però, con la corsa elettorale alla porte Trump ha completato un'evoluzione verso tradizionali posizioni ultra-conservatrici sulla questione, capaci di consolidare la sua presa su quell'elettorato. Si presentò come il grande paladino del Secondo emendamento (la cui interpretazione resta assai dubbia tra gli storici). Contro la Clinton, che “vi farebbe sequestrare i fucili”. Sbandiero' che portava addosso “molto spesso” armi. Disse che stabilire zone libere da armi, quali scuole e chiese, era una “catastrofe”. E schierò i suoi due figli - Donald Jr. e Eric - a corteggiare la lobby delle armi, la National Rifle Association. La Nra appoggiò a sorpresa Trump in maggio e investi' 30 milioni di dollari nella sua campagna. Da presidente Trump ha gia' dato seguito alla sua nuova passione per le armi allentando una norma che rendeva piu' difficile acquistarle per le persone con disturbi mentali. È con questa pesante eredità politica che Trump oggi visiterà il teatro della strage a Las Vegas.

© Riproduzione riservata