Mondo

Gas Natural e Caixa via dalla Catalogna. Da Madrid decreto per facilitare…

aziende in allarme per la secessione

Gas Natural e Caixa via dalla Catalogna. Da Madrid decreto per facilitare la fuga delle aziende

  • – di Redazione online
La sede di CaixaBank a Barcellona (Reuters)
La sede di CaixaBank a Barcellona (Reuters)

Il governo spagnolo ha approvato questa mattina un decreto che agevola il trasferimento delle sedi sociali delle imprese. Lo ha indicato il ministro dell'economia Luis de Guindos. La misura agevola in particolare lo spostamento dalla Catalogna ad altre parti della Spagna delle aziende catalane che temono di restare fuori dall'Ue se ci sarà una dichiarazione di indipendenza.

Prosegue la fuga di società catalane verso il resto della Spagna in previsione di una possibile dichiarazione di indipendenza, nel timore di restare fuori dalla Ue, dopo che ieri il Banco di Sabadell ha deciso di spostare ad Alicante la sede sociale. Il presidente della nota azienda produttrice di spumante Cava, Freixnet, José Luis Bonet ha annunciato che proporrà al Cda di spostare la sede sociale fuori dalla Catalogna. Cosa che ha già deciso, questa sera, la prima banca catalana, CaixaBank, che ha optato per Palma di Maiorca «finché resisterà l’attuale situazione in Catalogna».

L’istituto di credito era stato preceduto, nel pomeriggio, dal consiglio di amministrazione straordinario di Gas Natural Fenosa, che ha a deciso di trasferire la propria sede sociale da Barcellona a Madrid. La decisione, spiega l’azienda, è determinata dal contesto politico catalano e a fronte dell'incertezza che potrebbe generare una dichiarazione di indipendenza unilaterale, come previsto dal Parlamento. Il gruppo energetico sta seguendo le orme di Sabadell, che giovedì ha approvato il trasferimento della sua sede ad Alicante, e CaixaBank, che oggi potrebbe approvare un trasferimento della sede a Palma de Mallorca. Queste modifiche non implicano un impatto sulla loro attività nel territorio, in quanto mantengono i loro uffici centrali in Catalogna.

La Catalogna però continua a sfidare la Corte Costituzionale. Il Parlamento catalano si riunirà martedì per approvare la dichiarazione di indipendenza sfidando lo stop di Madrid. Lo hanno annunciato funzionari della Catalogna. La Corte Costituzionale spagnola infatti ammettendo un ricorso presentato dal Partito dei socialisti di Catalogna, aveva sospeso la sessione plenaria del Parlamento catalano in programma lunedì dopo l’esito del referendum per l’indipendenza. Mentre, secondo quanto riferito da fonti parlamentari, il presidente catalano Carles Puigdemont ha chiesto di intervenire martedì pomeriggio davanti al parlamento di Barcellona per «informare sulla situazione attuale».

Il fronte però non sembra compatto. L'ex presidente catalano Artur Mas, indipendentista, ha dichiarato a Financial Times che la Catalogna non è ancora pronta per una «vera indipendenza». Questo, mentre le principali imprese della regione chiedono una marcia indietro delle autorità di Barcellona, per evitare una rottura definitiva con Madrid la prossima settimana.

Intanto il capo della polizia catalana dei Mossos d'Esquadra Josep Lluis Trapero e i presidenti delle grandi organizzazioni della società civile indipendentista Anc e Omnium, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart sono stati interrogati da un giudice della Audiencia Nacional che li ha dichiarati indagati per sedizione per le manifestazioni pacifiche di Barcellona. Con loro interrogata anche l'intendente dei Mossos, Teresa Laplana. Per il reato di sedizione sono previste pene fino a 15 anni di carcere. L'interrogatorio è durato circa un’ora.

All'uscita dal tribunale Trapero è stato accolto dagli applausi di sostenitori dell'indipendenza catalana e da grida di “traditore” di un gruppo di unionisti. Sanchez e Cuixart non hanno risposto al giudice. Cuixart ha detto che non hanno risposto perché non riconoscono la competenza del tribunale a giudicarli per sedizione, Sanchez di avere risposto al suo avvocato per rilevare la legittimità delle proteste pacifiche della popolazione catalana. La procura della Audiencia Nacional spagnola non ha chiesto misure cautelari.

Il prefetto spagnolo in Catalogna Enric Millo ha «chiesto scusa» alla popolazione per le violente cariche della polizia domenica contro i seggi del referendum. Un primo gesto di distensione da parte di un rappresentante del governo. «Ho visto le immagini e so che ci sono persone che hanno ricevuto percosse, spinte, e che c'è ancora una persona in ospedale, posso solo chiedere scusa a nome degli agenti che sono intervenuti, ha detto alla tv pubblica Tv3. Sui fatti catalani è intervenuto anche il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani nella sua lectio magistralis tenuta a Roma: «Essere europei significa avere una bandiera europea insieme alla bandiera nazionale. E non si difende la bandiera europea distruggendo quella nazionale».

© Riproduzione riservata