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Putin vende missili anche ai sauditi

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Putin vende missili anche ai sauditi

  • –Antonella Scott

La cooperazione tra Mosca e Riad «ha ridato vita all’Opec», e ha aiutato i produttori di petrolio a ritrovare ottimismo: mercoledì sera la grande visita di re Salman d’Arabia, primo sovrano saudita della storia in Russia, era partita con il piede sbagliato all’aeroporto di Vnukovo, dove la scaletta mobile (d’oro) dell’aereo reale saudita si è inceppata, costringendo l’anziano Salman a scendere da solo per andare ad affrontare il freddo vento moscovita.

Ma ieri mattina il ministro dell’Energia Khalid al-Falih ha riportato il sereno. Al centro della cooperazione di cui ha parlato dopo aver incontrato il collega russo Aleksandr Novak è l’accordo raggiunto l’anno scorso dai produttori Opec e da altri 11 Paesi esterni al cartello, tra cui la Russia:tagli alla produzione di petrolio per 1,8 milioni di barili al giorno, decisione che dal gennaio scorso ha ridato stabilità al mercato, aiutando i prezzi a toccare anche quota 60 dollari il barile. Nel loro incontro al Cremlino, Vladimir Putin e re Salman dovrebbero aver convenuto di andare avanti così, prolungando l’intesa oltre la scadenza di marzo. L’annuncio ufficiale del rinvio spetta al cartello: ma intanto le parole di al-Falih e la prospettiva di un prolungamento del patto russo-saudita hanno sostenuto i prezzi sia a Londra (dove il Brent ha guadagnato più del 2%, salendo a 57,12 dollari il barile), che a New York (+93 cents per il Wti a 50,91).

La sintonia sui tagli alle forniture è il punto di partenza che illumina gli accordi stretti in questa “tre giorni” russo-saudita, per un valore ben superiore ai 3 miliardi di dollari: il Cremlino ne elenca 14, dal fronte dei petrorubli al nucleare, passando per la ricerca spaziale, l’agricoltura e consistenti acquisti di armi. Sibur, il gigante russo della petrolchimica, insieme al Fondo di investimento statale russo(Rdif) ha firmato una dichiarazione di intenti per condividere progetti nella raffinazione con Saudi Aramco, la più grande compagnia petrolifera al mondo di cui Riad si prepara a privatizzare il 5% il prossimo anno. Rdif ha poi firmato un accordo perinvestire 100 milioni con il Fondo pubblico di investimento saudita nella costruzione di strade e ferroviein Russia; un secondo fondo congiunto investirà un miliardo di dollari in progetti energetici, un altro miliardo andrà a progetti hi-tech.

Nella sfera degli armamenti, Riad ha firmato una dichiarazione di intenti per acquistare sistemi missilistici di difesa terra-aria S-400,venduti nelle scorse settimane anche alla Turchia. Commessa miliardaria, se confermata, per un valore di più di 3 miliardi. In campo nucleare, Rosatom si è proposta per la costruzione di due reattori con cui Riad intende realizzare la diversificazione prevista da Vision 2030, l’ambizioso piano di riforme che spingerà l’economia saudita oltre il petrolio.

«Storico» è l’aggettivo che Vladimir Putin ha usato accogliendo nel Salone di Sant’Andrea re Salman, un evento che il presidente russo è sicuro «darà un forte impulso allo sviluppo delle nostre relazioni bilaterali». Una cooperazione strategica che ha impiegato più di 90 anni a fiorire: come ha ricordato Putin, nel 1926 l’Urss fu il primo Paese a riconoscere il regno saudita fondato dal padre di re Salman, Abdulaziz “Ibn Saud”. Ma poi le relazioni bilaterali si persero nel gelo della Guerra fredda, e Riad si avvicinò a Washington.

E ora re Salman chiama la Russia «Paese amico», invita Putin a Riad e assicura l’ospite che i colloqui serviranno a rilanciare l’economia globale ma anche la stabilità e la sicurezza internazionale. Perché oltre alla convergenza dei rispettivi interessi in campo energetico, la presenza di Salman a Mosca è un riconoscimento del ruolo conquistato dal Cremlino in Medio Oriente, dove la Russia scesa in campo in Siria a fianco di Bashar Assad è diventata un Paese di riferimento, nei nuovi nuovi equilibri che ora giocano a favore di Damasco.

«L’Arabia Saudita non sta cercando di rimpiazzare la propria alleanza con gli Stati Uniti - spiega Ayham Kamel,analista di Eurasia Group - ma, strategicamente, sta costruendo le fondamenta dei rapporti in un mondo in cui gli Stati Uniti non sono più il solo centro di gravità». A partire dal Medio Oriente, «dove la determinazione e la capacità di Putin di sostenere il regime siriano sarà anche impopolare nel Golfo, ma viene certamente rispettata». In più Riad «probabilmente riconosce che, a differenza degli Stati Uniti,la Russia può giocare un ruolo importante come mediatore con l’Iran». Così per prima cosa re Salman ha cercato da Putin rassicurazioni sul contenimento dell’influenza di Teheran in Siria e dintorni, in cambio di questo grande investimento nella cooperazione energetica - stabilità dei prezzi inclusa - di cui l’economia russa ha un grande bisogno.

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