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Catalogna, pressioni di imprese ed Europa per arrivare a una…

Puigdemont oggi in parlamento

Catalogna, pressioni di imprese ed Europa per arrivare a una «tregua»

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Carles Puigdemont si presenterà stasera all’Assemblea regionale catalana per analizzare i risultati del referendum di domenica scorsa e decidere se dichiarare in modo unilaterale l’indipenenza della Catalogna e arrivare quindi allo scontro finale con lo Stato spagnolo. «Faremo quello che ci impone la legge catalana, siamo qui per fare quello che la gente ci ha chiesto. Non si può obbligare un popolo a stare in un Paese per forza, contro la sua volontà: chiediamo la possibilità di scegliere», ha detto ieri Puigdemont.

Ma i mercati sembrano considerare più probabile una trattativa, lunga ma non traumatica: la Borsa di Madrid ieri è stata tra le migliori in Europa, con l’Ibex35 in progresso dello 0,5 per cento, e anche lo spread tra i bonos decennali e i bund tedeschi è salito di solo due punti base restando intorno a quota 125, ben dieci punti base al di sotto dei livelli raggiunto la settimana scorsa.

«L’incertezza nel breve periodo si manterrà ma crediamo che si stiano aprendo opportunità di comprare ed è poco probabile che ci siano contagi ad altri mercati», spiegano gli analisti di JpMorgan, in una nota inviata agli investitori, nella quale non compare più, come nei giorni scorsi, il consiglio di «vendere bonos per comprare titoli del debito di Portogallo e Germania» e invece si sottolinea che «lo scenario più probabile è che vengano convocate elezioni regionali in Catalogna, che saranno di fatto un referendum sull’indipendenza». A un voto per rinnovare l’Assemblea catalana, tuttavia si può arrivare in due modi diversi: per scelta della Generalitat che quindi rinuncia alla secessione, almeno per ora; oppure per intervento del governo spagnolo che di fronte alla sfida di Barcellona decide di applicare l’articolo 155 della Costituzione e di commissariare le istituzioni della Catalogna «per proteggere gli interessi nazionali».

Il premier spagnolo, il popolareMariano Rajoy, ha ribadito che «Madrid impedirà l’indipendenza della Catalogna e che il governo spagnolo è pronto a fare tutto il necessario». Un esponente di rilievo del Partito popolare, Pablo Casado ha minacciato direttamente Puigdemont: «Speriamo che domani non dichiari nulla - ha detto Casado - perché rischia di finire come chi dichiarò l’indipendenza 34 anni fa», cioè in carcere come Lluis Companys che nel 1934 proclamò la Repubblica catalana, immediatamente stroncata dall’esercito spagnolo.

A sostenere Rajoy, oltre agli unionisti di Ciudadanos, ci sono anche i Socialisti. il segretario del Psoe, Pedro Sanchez, ha spiegato infatti che se ci sarà una dichiarazione di indipendenza catalana, il suo partito appoggerà la risposta dello stato e ha invitato il presidente catalano Puigdemont ad «abbandonare» questa strada e a tornare al «dialogo», affermando che «siamo ancora in tempo».

Puigdemont - sotto la pressione della parte più moderata del fronte indipendentista, quella legata alle imprese e alle banche - sta studiando il modo di uscire dall’Assemblea di oggi, senza rinunciare all’indipendenza, ma solo rimandando il sogno di qualche mese, a quando la Catalogna sarà pronta anche nelle istituzioni e sarà in grado di affrontare le difficoltà economiche della separazione, come gli ha suggerito l’ex governatore Artur Mas. Dopo le grandi banche, Caixabank e Sabadell, e altre numerose imprese di rilievo come Gas Natural, ieri anche Abertis ha approvato lo spostamento della sede legale da Barcellona a Madrid «al fine di mantenere la normale operatività della società e con il fine di proteggere i suoi interessi generali». Lo stesso ha fatto il gruppo immobiliare Colonial dopo che nei giorni scorsi anche Moody’s aveva sottolineato i rischi per il valore dei suoi attivi.

La sinistra nazionalista catalana insiste invece perché si arrivi subito a dichiarare l’indipendenza ma sembra evidente che a Barcellona avevano sperato di avere più sostegno da parte dell’Europa. Lo stesso Puigdemont ha più volte invocato la mediazione di Bruxelles. Ma anche ieri invece il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha detto che quella catalana «è una crisi interna alla Spagna», schierandosi di fatto con Madrid. Al vertice europeo in corso a Lussemburgo c’è tuttavia tensione: il ministro italiano dell’Economia Pier Carlo Padoan, ha detto che «quella della Catalogna è una crisi grave, segno che c’è bisogno di un nuovo slancio dell’Unione europea e che se invece si va nella direzione opposta ci saranno dei danni per i Paesi che sono coinvolti e anche per i cittadini».

I catalani, divisi quasi esattamente a metà, sull’indipendenza da Madrid, attendono le dichiarazioni di Puigdemont. Il leader catalano - secondo le ultime indiscrezioni del suo partito - potrebbe fare una dichiarazione di principio che non implica l’immediata indipendenza ma che punta invece a continuare la battaglia per anni, finché la Catalogna avrà la forza per sperararsi dalla Spagna. Oggi in ognicaso, anche a guardare i mercati e a sentire gli analisti non ci sarà rottura: sul dialogo scommette S&P’s che ha lasciato invariato il rating sulle banche spagnole, Caixabank e Sabadell comprese.

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