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Giappone, campagna elettorale al via: ecco la guida in cinque punti

Abe contro Koike

Giappone, campagna elettorale al via: ecco la guida in cinque punti

TOKYO – Al via la campagna elettorale in Giappone, che si concluderà il 22 ottobre con lo spoglio delle schede per il rinnovo – anticipato di oltre un anno - della Camera Bassa, il ramo più importante della Dieta. Una campagna movimentata dal più profondo riallineamento politico nel Paese da 15 anni. I leader degli 8 principali partiti hanno tenuto il primo dibattito al Nippon Press Center. Ecco una guida in cinque punti.

La strana tempistica.
Altrove non sarebbe successo che un premier che gode di una maggioranza di due terzi in Parlamento decida il ricorso a elezioni anticipate, con la prospettiva quasi sicura di perdere seggi per los schieramento che lo sostiene. Inoltre Shinzo Abe aveva proceduto da poco a un vasto rimpasto governativo finalizzato a rilanciare l'azione di governo. Abe ha sciolto la Camera, secondo molti osservatori politici, nel tentativo - non riuscito - di non dare tempo alla governatrice di Tokyo Yuriko Koike di lanciare un nuovo schieramento nazionale. Inoltre intendeva capitalizzare sui venti di ripresa economica e su un netto recupero di consensi rispetto a luglio – picco negativo di popolarità causato da un paio di scandali che l'hanno toccato –; un recupero determinato anche dalle minacce della Corea del Nord. Secondo i sondaggi, lo scioglimento anticipato non è stato compreso nè approvato dalla maggioranza dei giapponesi.

Incertezze sull’esito.
Abe governa ormai da cinque anni senza una efficace opposizione. Ma a sconvolgere i calcoli del premier è stata la rapidità con cui la Koike – 65 anni, già ministra alla Difesa e all'Ambiente ed ex esponente dell'Ldp, reduce da una grande affermazione alle elezioni metropolitane di Tokyo – ha promosso il nuovo “Partito della Speranza” (Kibo no To) su una piattaforma riformista di centro-destra con enfasi sulla trasparenza e sul decentramento amministrativo. Ciò ha provocato un terremoto politico: il nuovo partito ha attratto transfughi da vari schieramenti e soprattutto ha indotto Seiji Maehara, il leader del principale partito attuale di opposizione, il Partito Democratico, a sciogliere di fatto il suo partito per farlo confluire nello schieramento della Koike.

La governatrice ha peraltro deciso di restare per ora alla guida di Tokyo senza scendere direttamente in campo per un seggio alla Dieta (di cui ha fatto parte dal 1992 al 2016). Cosi' in questa tornata non potrà diventare la prima premier donna del Giappone (sempre che non cambi idea nelle prossime ore e decida di correre: la campagna inizia ufficialmente domani).
Il partito di Abe ha oggi 287 seggi e con i 35 dell'alleato Komeito ha una maggioranza di due terzi. Il premier ha fissato la barra molto in basso, a un obiettivo di maggioranza assoluta di 233 seggi per la coalizione. Se non dovesse conseguirla, dovra' dimettersi. Tuttavia c'è un'altra anomalia: il partito della Koike non ha un suo vero candidato premier: in caso di grande affermazione, è possibile che sia disponibile a sostenere un candidato dell'Ldp alternativo ad Abe, magari Shigeru Ishiba (già segretario generale dell'Ldp) o Seiko Noda, ministra dell'Interno e delle Comunicazioni. Già sabato, a un rally a Kashiwa, Abe ha subito contestazioni: pare che non rilascerà in anticipato il programma dei suoi movimenti in campagna elettorale.

Partita a tre schieramenti.
Oltre al Partito Liberaldemocratico (Ldp) di Abe e al Partito della Speranza, un altro nuovo partito si presenta agli elettori: il Partito Democratico Costituzionale, fondato da Yukio Edano, un membro del Partito Democratico che non ha condiviso la scelta di Maehara di sciogliersi nel Kibo no To. Mentre quest'ultimo - come il partito di Abe -, è in favore di una revisione costituzionale, il nuovo schieramento guidato da Edano si caratterizza per una piattaforma orientata verso “sinistra”, nel senso di enfatizzare la difesa dei valori pacifisti insiti nella Costituzione dettata sotto l'occupazione americana. Edano si è orientato verso intese elettorali con il Partito Comunista nei collegi uninominali. Il Komeito è in una strana posizione: alleato della Koike all'assemblea metropolitana di Tokyo, ma supporter di Abe su scala nazionale.

465 seggi in palio.
Saranno elette 465 persone, dieci in meno di prima, dopo una legge di riforma elettorale finalizzata a ridurre la disparita' tra il peso specifico del voto nei distretti rurali e quello delle città. 289 seggi sono assegnati in collegi uninominali e altri 176 con un sistema proporzionale. I cittadini votano due schede: una per il candidato del distretto e una per un partito nell'ambito della suddivisione proporzionale dei seggi. I candidati possono concorrere sia per il collegio uninominale sia per la rappresentanza proporzionale: c'è quindi la possibilità che anche chi non venga eletto su base distrettuale venga “ripescato”.

Tra costituzione, economia e nucleare.
Oltre al tema della revisione costituzionale, connesso a quello della Difesa - l'Ldp vuole cambiare la clausola ultrapacifista dell'art.9, il Kibo no To ha una posizione favorevole a modifiche ma sostanzialmente più sfumata - ci sono alcuni temi economici a caratterizzare la campagna elettorale. In particolare, spicca la questione se confermare o meno il rialzo dell'imposta sui consumi dall'8 al 10%, prevista nell'ottobre 2019 dopo due rinvii decisi da Abe nel 2015 e nel 2017. Il partito Liberaldemocratico intende confermare il rialzo e destinare una parte delle risorse addizionali ad alcuni capitoli di welfare. Il Partito della Speranza vuole un ulteriore posticipo secondo la sua “Yurinomics”.

Contrari anche gli altri principali partiti. Abe sottolinea alcuni dati positivi dopo 5 anni di Abenomics: disoccupazione al 2,8%, sei trimestri consecutivi di crescita (cosa che non accadeva da un decennio), Borsa in spolvero, export in ripresa anche grazie a uno yen debole come effetto collaterale della politica monetaria ultraespansiva. L'inflazione resta però molto più bassa di quanto desiderato, mentre l'irrigidimento del mercato del lavoro appare legato a fattori strutturali e permane grave la divisione tra occupati fissi e quelli temporanei (ormai al 40% della forza-lavoro complessiva). Secondo Robert Feldman, senior adviser di Morgan Stanley MUFG, i due schieramenti di centro-destra protagonisti di queste elezioni divergono soprattutto perche' il partito Liberaldemocratico di Abe favorisce un approccio da “Big Government” (alzare l'Iva e decidere come spendere le risorse), mentre il Partito pilotato dalla Koike enfatizza efficienze nella spesa in un'ottica da “small government”. Inoltre il partito di Abe e' in favore dell'energia nucleare mentre quello della Koike intende abbandonarla del tutto entro il 2030.
Il 22 ottobre si saprà se la scommessa di Abe sarà andata a buon fine o se, come è accaduto a Theresa May, sciogliere il Parlamento prima della scadenza naturale quando si è già forti può riservare amare sorprese.

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