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Tra Turchia e Usa scoppia la guerra dei visti: Borsa e lira vanno giù

tensioni sul Bosforo

Tra Turchia e Usa scoppia la guerra dei visti: Borsa e lira vanno giù

Il consolato Usa a Istanbul
Il consolato Usa a Istanbul

Mercati finanziari turchi in forte difficoltà per le gravi tensioni politiche e geostrategiche scoppiate tra Ankara e Washington che hanno portato allo blocco reciproco nell’emissione di visti. Gli Stati Uniti hanno annunciato di avere sospeso le richieste di visti dalla Turchia di breve periodo, cioè per turismo, affari e studio, non per l’immigrazione. Poco dopo, Ankara ha reso noto che applicherà la stessa misura alle richieste di visti per la Turchia dagli Usa. Le decisioni sono giunte dopo un colloquio telefonico sabato tra i ministri degli Esteri di Usa e Turchia, Rex Tillerson e Mevlut Cavusoglu.

La decisione americana di interrompere il rilascio dei visti era stata presa domenica in risposta all'arresto, la settimana scorsa, di un impiegato turco dell'ambasciata americana, Metin Topuz, accusato dalla polizia di Ankara di legami con il predicatore islamico Fettulah Gulen. Il predicatore, un tempo amico e sodale di Erdogan e poi entrato con lui in contrasto, vive in autoesilio in Pennsylvania dal 1999, e in ambienti turchi viene considerato l'ispiratore del tentato golpe del 15 luglio 2016. Dopo l’arresto le autorità di Ankara hanno emesso un nuovo mandato nei confronti di un dipendente del consolato Usa a Istanbul. Tra Ankara e Washington pesa come un macigno la richiesta di estradizione di Gulen che Erdogan ha fatto ai tempi di Barack Obama senza ottenere alcun successo. Anche con l’Ammnistrazione Trump la vicenda è rimasta una spina nel fianco nei rapporti tra due Paesi peraltro alleati Nato.

Sui timori di possibili effetti economici dallo scontro in corso, gli indici della Borsa di Istanbul hanno segnato perdite nell'ordine del 3% mentre la lira turca si è indebolita del 2,6% rispetto al dollaro (toccando quota 3,705) dopo che nell’overnight trading aeva perso fino al 6%.

Dura la reazione dell'ambasciatore Usa ad Ankara, John Bass, che ha definito l'arresto dell'impiegato turco nella sua sede diplomatica come di un «provvedimento privo di fondamento».

A riprova della gravità della situazione il presidente Recep Tayyip Erdogan ha annullato una conferenza stampa prevista in mattiana all'aeroporto Ataturk di Istanbul, da cui è partito per un mini-tour che lo porterà in Ucraina e Serbia.

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