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Trump abroga il piano Obama: niente più tagli alle emissioni di gas serra

NEW YORK - L'amministrazione di Donald Trump continua imperterrita nel suo cammino di rottura sull’ambiente e gli accordi climatici a dispetto degli impegni del resto del mondo. Il direttore dell’Agenzia americana per la Protezione Ambientale Epa, il grande scettico sull’effetto serra Scott Pruitt, ha annunciato che martedì prenderà formalmente carta e penna per abrogare del tutto l’ossatura delle politiche di Barack Obama che combattevano il cambiamento climatico: il cosiddetto Clean Power Plan. La strategia cruciale, cioè, per rispettare nei fatti l’obiettivo volontario di ridurre del 32% entro il 2030 (rispetto ai livelli 2005) delle emissioni di anidride carbonica, oltre che di altri gas nocivi alla salute, e per tenere aperto uno spiraglio nei confronti dell'intesa dell'Onu di Parigi.

Pruitt - parlando in un comizio a Hazard in Kentucky, uno degli angoli del Paese rimasti dipendenti dal carbone - ha dichiarato che «la guerra al carbone è finita». Trump aveva già ordinato a Pruitt una drastica revisione nelle normative ambientali preesistenti per cancellare quelle che denunciava come azioni «distruttrici di posti di lavoro». Il piano di Obama, varato nel 2015, spingeva gli stati ad adoperarsi per sostituire alle energie più “dannose”, carbone ma anche i più obsoleti impianti a gas, fonti pulite o rinnovabili e caratterizzate da minori emissioni. Simili fonti più sporche sono oggi considerate responsabili per un terzo delle emissioni.

La decisione formale per mano di Pruitt renderà adesso indubbiamente più difficile per la Casa Bianca mantenere aperto il dialogo sulle intese di Parigi. Negli ultimi mesi Trump aveva inviato segnali contraddittori, come spesso gli accade: ha annunciato con toni roboanti l’uscita dal trattato, scatenando tensioni con molti grandi partner internazionali. Ma in seguito, ancora pochi giorni or sono, suoi collaboratori hanno indicato di essere disponibili a nuovi colloqui sul clima. Di recente, in un segno del suo isolamento, ha dovuto incassare anche la firma del trattato sul clima da parte di uno dei pochissimi Paesi finora rimasti fuori, il Nicaragua. Stati Uniti e Siria sono rimasti oggi i soli in fuga da Parigi. Isolamento rischia anche sul fronte aziendale e industriale: un numero crescente di imprese energetiche e e di ogni settore hanno tenuto a battesimo strategie “pulite”, che potrebbero essere frenate dalla marcia indietro della Casa Bianca ma difficilmente arrestate.

Sotto il profilo tecnico, per cancellare l'eredità di Obama, Pruitt ha mosso al piano le obiezioni che aveva già sollevato durante anni di ricorsi legali quando era ministro della Giustizia ultraconservatore dell’Oklahoma. L'amministrazione precedente, a suo avviso, avrebbe abusato dei propri poteri; non potrebbe regolamentare un settore ma al più intervenire su singoli impianti, altrimenti si sostituisce al lavoro legislativo del Congresso. Obama avrebbe inoltre esagerato i vantaggi del Clean Power Plan. Pruitt, secondo indiscrezioni, avrebbe invece calcolato che eliminare le normative consentirà al Paese di risparmiare almeno 33 miliardi di dollari, mentre minimizza i vantaggi per la salute e l'ambiente. Non èp escluso che l'Epa di Trump, nel prossimo futuro, proponga poi un proprio piano per la regolamentazione di emissioni, ma una cosa appare certa: si tratterà di norme molto “leggere”, probabilmente qualche incentivo al miglioramento dell’efficienza di impianti esistenti.

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