Mondo

«Banche, rischio tassi ben gestito»

Europa

«Banche, rischio tassi ben gestito»

  • –Marco Ferrando

Le banche europee superano gli stress test della Bce sui tassi di interesse. La promozione arriva direttamente dalla Vigilanza europea, l’Ssm, che ha ieri ha alzato il velo sulle prove condotte quest’anno sui bilanci dei maggiori 111 istituti europei. Obiettivo: capire gli effetti che la variazione della curva dei tassi di interesse può generare sui margini e sul patrimonio delle banche europee.

Francoforte ha testato i bilanci delle banche (a fine 2016) in sei scenari di stress, immaginando rialzi (o cali) paralleli della curva, irripidimenti o appiattimenti. E gli esiti di queste prove sono nel complesso confortanti. «Il rischio - si legge in una nota della Bce - è ben gestito nella maggior parte delle banche europee». Come prevedibile, un aumento dei tassi nei prossimi tre anni si tradurrebbe per la gran parte delle banche vigilate da Francoforte in un incremento del margine di interesse, anche se in parallelo occorrerebbe mettere in conto un contemporaneo decremento del valore del patrimonio proprio delle banche, su cui incide il valore del portafoglio composto da bond e derivati.

Il risultato e le italiane

Bce ha fornito risultati solo su base aggregata, senza dettagliare gli esiti in maniera granulare. Peraltro non essendo prevista ex ante alcuna asticella da dover superare, gli esercizi si prestavano a fornire soprattutto una set di informazioni preziose alla Vigilanza sulla capacità di far fronte a mutamenti di mercato. Tuttavia va detto che Francoforte hacomunque previsto l’assegnazione di un “premio” o viceversa di una “sanzione” in termini di richieste di capitale a fronte della capacità degli istituti di saper difendersi dai rischi potenziali. Da qua la suddivisione delle 111 banche in quattro classi a seconda della tenuta alle prove, classi che vanno dalla più virtuosa (1) alla meno efficiente (4). Le prime due classi (rispettivamente formate da 12 e 48 banche) hanno beneficiato di una riduzione nelle richieste patrimoniali che è arrivata fino a 25 punti base nella migliore delle ipotesi, mentre le altre due (34 e 17 banche) hanno registrato un aumento dei requisiti fino a 25 pb nel peggiore dei casi. Il quantum dell’eventuale modifica patrimoniale sarebbe già stato comunicato alle banche nei mesi scorsi, e diventerà parte integrante delle soglie Srep di fine anno. Come detto, nessun indicazione specifica sui singoli paesi o istituti. A quanto risulta a Il Sole, tuttavia, l’esame - che ha coinvolto i 10 maggiori istituti domestici, ovvero Intesa Sanpaolo, UniCredit, BancoBpm, Ubi, Bper, Mediobanca, Popolare Sondrio, Carige, Credem e Iccrea - vedrebbe gran parte delle banche italiane collocarsi tra le banche di classe 2 e 3, mentre nessuna italiana si troverebbe nella fascia top. Da Francoforte è arrivato poi uno spaccato quantitativo sul numero di istituti che si troverebbero a beneficiare di un eventuale rialzo dei tassi. Circa il 20% delle banche avrebbe vantaggi sia sul margine di interesse che sul patrimonio in caso di un ritocco dei tassi all’insù. Mentre sui bilanci, un aumento di 200 punti sui tassi determinerebbe un aumento del reddito netto da interessi pari al 4,1% nel 2017 e al 10,5% entro il 2019, a fronte di un valore economico del capitale che diminuirebbe in aggregato del 2,7%. Se i tassi di interesse si mantenessero al livello di fine 2016, il reddito netto da interessi aggregato avrebbe un calo del 7,5%.

Il cantiere normativo

Archiviati gli stress test, la Vigilanza della Bce si concentrerà ora sul nuovo documento relativo agli Npl atteso entro fine marzo (si vedano gli articoli in pagina 2) e sulle proposte di riforma della direttiva Brrd sui salvataggi bancari. Un tema, questo, su cui giace da un anno una proposta articolata da parte del Parlamento europeo e del Consiglio che prevede l’introduzione di diverse modifiche, tra cui il blocco dei prelievi per alcuni in giorni in caso di imminente risoluzione di una banca.

© RIPRODUZIONE RISERVATA