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Catalogna, Puigdemont si ferma sull’orlo del baratro

La ferita aperta

Catalogna, Puigdemont si ferma sull’orlo del baratro

Si è fermato prima del baratro, Carles Puigdemont, il presidente catalano, prima di pronunciare una dichiarazione di distacco dalla Spagna che avrebbe rappresentato una rottura irrimediabile. La corsa della locomotiva del nazionalismo catalano e quella opposta del centralismo di Madrid sembra in leggera frenata, ma il rischio di collisione resta. L'apertura al dialogo con il governo di Rajoy è importante ma non esclude ancora nulla anche se è chiaro che Madrid a questo punto vede rilanciata la palla nel suo campo e può raccogliere l'invito o rifiutarlo. C'è una sospensione e un rinvio al Parlamento catalano della dichiarazione di indipendenza. Ma la ferita, quella che rende difficile costruire o ricostruire la fiducia tra le parti, continua a sanguinare: repressione, umiliazione, “catalanofobia”, sono state le parole usate da Puigdemont per descrivere come sono state trattate le istanze catalane in questi ultimi anni.

È vero che a un certo punto ha abbandonato la lingua catalana per dire in castigliano di non avere nulla contro gli spagnoli ma si è trattato di un artificio più retorico che sostanziale. A Madrid forse c'è più voglia di menare le mani che di fare mediazioni.
C'è un punto del suo discorso su cui però deve riflettere non solo la Catalogna ma tutta la Spagna e forse anche l'Europa. Il presidente catalano ha citato la costituzione del 1978 affermando che «era un buon punto di partenza» ma, ha aggiunto, che «con il passare gli anni le nostre richieste di maggiore autonomia non venivano soddisfatte e ci siamo accorti che era un punto di arrivo». Vero fino a un certo punto perché la corsa alle autonomie non si fermò con quella catalana e basca ma si estese con i socialisti di Gonzalez al potere anche all'Andalusia e ad altre parti della Spagna. Era lo slogan “café para todos”, a tutti una parte di autogoverno.

Questo è un punto chiave. Dopo la dittatura di Franco, morto nel 1975, per mantenere la monarchia si diede luogo alle Comunidad autonome mentre sarebbe stato forse più giusto avere una repubblica federale che però evidentemente escludeva la corona, ritenuta allora una garanzia nei confronti delle forze armate ancora legate al vecchio regime. Il franchismo e il dibattitto sulla dittatura veniva sepolto sotto il tappeto. C'è una Comunidad per tutti i gusti, da quelle basche e catalane a quelle dell'Andalusia alla Comunidad de Madrid. Quando vi sono stati governi di maggioranza forti (il primo Gonzalez o Aznar) le forze centrifughe erano tenute a bada con la spartizione della torta, adesso con la crisi economica e governi di coalizione deboli sono venute fuori le magagne istituzionali: questa costituzione rappresenta ma non contiene le forze centrifughe e i diversi interessi economici, culturali e identitari. Una lezione anche per gli altri Paesi europei alle prese con populismi e localismi di ogni genere. Ecco perché la questione catalana è molto più complessa di come è stata esposta in questi giorni: la faziosità di una parte e dell'altra finora non ha aiutato a capire.

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