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Festa senza missile per Kim. Esperti giapponesi non credono alla guerra

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Festa senza missile per Kim. Esperti giapponesi non credono alla guerra

TOKYO – Lancio di un razzo questa mattina alle 7 ora locale in Asia orientale: non pero' dalla Corea del Nord, ma dal Centro spaziale dell'isola giapponese di Tanegashima. Era un H-2A della Mitsubishi Heavy, che ha lanciato in orbita il Michibiki, quarto e ultimo della serie di satelliti QZSS (Quasi-Zenith Satellite System) finalizzata a migliorare i servizi GPS (nel 2023, a regime con 7 satelliti, il Giappone avra' un sistema indipendente da quello americano).

Festa del partito a Pyongyang
Per ora, dunque, il leader nordcoreano Kim Jong Un non ha festeggiato l'anniversario (10 ottobre) della fondazione del Partito dei Lavoratori – ossia, in pratica, dell'avvio del potere della dinastia Kim – con un altro test missilistico, come spesso e' successo in passato in occasione di importanti ricorrenze del regime.

Ma la situazione resta molto tesa dopo un nuovo scambio a distanza di messaggi bellicosi avvenuto nel weekend tra Washington e Pyongyang. Trump ha continuato con le minacce, sia via twitter sia con un riferimento alla “quiete prima della tempesta” nel corso di una cena con alti papaveri militari. Kim ha ribadito la volonta' di perseguire simultaneamente il programma missilistico-nucleare e i piani di miglioramento economico. La novita' che ha catturato l'attenzione internazionale e' stata la promozione della 28enne sorella del leader, Kim Yo Jong (gia' con un ruolo di vicedirettrice delle attivita' di propaganda), nel Politburo del partito: una dimostrazione della fiducia che il fratello maggiore ha in lei e un nuovo tassello di continuita' dinastica.

Esperti giapponesi relativamente ottimisti
In Giappone, intanto, vari autorevoli esperti fanno mostra di un relativo ottimismo, nel senso che non credono alte le possibilita' di una guerra. E' questa, ad esempio, l'opinione sia di Narushige Michishita, professore al National Graduate Institute for Policy Studies (GRIPS) - dove dirige il Security and International Studies Program – sia di Hajime Izumi, docente all'Institute for International Strategy della Tokyo international University.
“Ogni guerra sarebbe devastante per loro e per noi”, afferma Michishita, che a domanda replica: “Per ora il Giappone resta sicuro, non c'e' motivo perche' i turisti Italiani, stranieri, non debbano continuare a venire”.
Al pari di Hajime, peraltro, Michishita finisce per essere critico della posizione ufficiale del governo Abe. “Non ci sono buone opzioni, bisogna scegliere la meno peggio delle cattive opzioni – dice – L'ipotesi piu' realistica e' arrivare a negoziare su un congelamento della situazione attuale, affinche' non ci siano nuovi test nucleari ne' missilistici sia intercontinentali sia a medio raggio. Poi si vedra'. E anche questo sara' difficile da ottenere”.

Esperti giapponesi: non alte le possibilità di guerra

Posizione irrealistica di Abe
Il premier Shinzo Abe ha piu' volte affermato che questo non e' tempo di dialogo – dopo le ultime e piu' pesanti provocazioni – e che un negoziato va avviato solo sulla prospettiva di uno smantellamento dei programmi nucleari nordcoreani, il che a questo punto appare irrealistico. Abe ha addirittura motivato la decisione di indire elezioni anticipate per il 22 ottobre in buona parte con la presunta esigenza di farsi dare un mandato forte per una linea molto dura verso Pyongyang.

“Possono sembrare ‘crazy', ma dal loro punto di vista i nordocoreani agiscono in modo razionale: obiettivo ultimo della loro ‘brinkmanship diplomacy', una strategia audace di rischio calcolato, e' quello, credo, di migliorare le relazioni con gli Stati Uniti. E anche con il Giappone”, opina Michishita.

Fase prenegoziale?
“In fondo tutte le parti coinvolte sono in una fase di posizionamento prenegoziale: la Corea del Nord intende rafforzare la sua posizione con i test, mentre noi lo facciamo con l'inasprimento delle sanzioni e il migliorameto delle nostre capacita' defensive. Ci vorranno mesi, forse un anno, ma si dovra' tornare a trattare”. Uno scenario positivo futuro, secondo lui, dovra' tornare a contemplare aiuti economici a Pyongyang e persino la riesumazione della cooperazione nel settore dell'energia nucelare a fini pacifici (“per consentire loro di ‘salvare la faccia'). In una prospettiva piu' ampia “il problema nordcoreano e' una distrazione dalle priorita' del Giappone, la cui piu' importante strategia di sicurezza e' quella del mantenimento di pace e stabilita' nella regione a fronte dell'ascesa di una Cina sempre piu' assertiva: dedicare troppo tempo e risorse alla penisola coreana e' un peso”. Quanto all'imprevedibilita' di Donald Trump, Michishita osserva che,in positivo, “le persone intorno a lui, da Mattis a McMaster, sono molto esperte e sofisticate”; inoltre il buon rapporto personale instaurato con Abe “lascia pensare che, se dovesse prendere iniziative inportanti nella regione, lo consultera'”(Trump iniziera' da Tokyo il suo lungo viaggio in Asia agli inizi di novembre).

Sanzioni: efficacia non completa
Quanto all'efficacia o meno delle sanzioni internazionali, un avvertimento e' stato lanciato da Katsuhisa Furukawa, ex membro del DPRK Sanctions Committee's Panel of Experts del Consiglio di Sicurezza dell'ONU: da tecnico, dice che non ci si puo' attendere miracoli. “Le sanzioni sono stilate da tecnici, nei dettagli. Sono molto complesse. E in questa complessita', oltre che in vari modi, la Corea del Nord riesce a trovare varchi per aggirare le penalita'”, ha detto in un intervento al Foreign Correspondents' Club of Japan. Furukawa ha detto che non crede che la Cina non sia seria sulle sanzioni, ma che il confine e' di per se' problematico e che “le autorita' doganali cinesi andrebbero supportate. Loro non comprendono bene le sanzioni, le limitazioni su import ed export: questo e‘ un problema. Persino al Ministero degli esteri, secondo la mia esperienza, non capiscono bene le sanzioni, sul piano tecnico”. E poi, conclude: “Noi abbiamo tante regole. Ma quanti immigrati illegali, lavoratori stranieri non regolari, ci sono nei nostril Paesi? Si puo' pensare davvero che solo i lavoratori nordocoreani all'estero spariscano d'un tratto solo perche' si introduce una regola internazionale in questo senso?”.

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