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Parte la corsa alla guida dell’Eurogruppo: ecco i «papabili»

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Parte la corsa alla guida dell’Eurogruppo: ecco i «papabili»

Jeroen Dijsselbloem (Ap)
Jeroen Dijsselbloem (Ap)

DAL NOSTRO INVIATO
LUSSEMBURGO - Verrà eletto il 4 dicembre il prossimo presidente dell'Eurogruppo. Jeroen Dijsselbloem, l'attuale presidente del consesso dei ministri delle finanze della zona euro, lascerà infatti la carica in gennaio dopo cinque anni alla guida di un organismo informale che ha avuto un ruolo cruciale nel gestire la drammatica crisi debitoria greca. I candidati non mancano per una posizione cruciale e mentre si discute di una riforma dell'unione monetaria.

L'attuale presidente è ministro delle finanze olandese. Nel 2012 sostituì Jean-Claude Juncker, allora primo ministro ministro delle finanze lussemburghese. Il Protocollo 14 associato al Trattato di Lisbona precisa i compiti del presidente dell'Eurogruppo, cosi come il modo in cui deve essere scelto dal consesso ministeriale. Il voto dei ministri è a maggioranza. Il mandato dura due anni e mezzo. L'articolo 2 non precisa in alcun modo che la persona debba essere per forza un ministro in carica.

Il ruolo è delicato. La persona è chiamata a gestire una conversazione informale, ma spesso decisiva per le sorti della moneta unica. Quando Dijsselbloem, 51 anni, si candidò, egli visitò molte se non tutte le capitali dell'unione monetaria. Il presidente uscente è un esponente socialista. Pur minoritari nell'Eurogruppo, i socialisti vorranno fare in modo che la carica rimanga a loro (i presidenti della Commissione e del Parlamento sono popolari, mentre il presidente del Consiglio è un liberale).

Altri socialisti nell'Eurogruppo sono il portoghese Mario Centeno e il maltese Edward Scicluna, lo slovacco Peter Kazimir. Liberali sono invece due altri potenziali candidati: il ministro delle Finanze lussemburghese Pierre Gramegna e quello francese Bruno Le Maire. Finora i ministri hanno voluto che il loro presidente fosse anch'egli un ministro in carica, pur di assicurarsi che la persona avesse in fondo i loro stessi interessi di personalità politiche in carica, chiamate a tenere conto della loro pubblica opinione.

Non è ancora chiaro se questo principio verrà confermato anche in questa occasione. Parlando oggi qui in Lussemburgo, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha spiegato che il prossimo presidente dell'Eurogruppo deve «far parte della famiglia socialista europea: è la seconda più rilevante per peso e impatto di policy». Ha poi aggiunto: «L'ipotesi di un presidente a tempo pieno, quindi non ministro, è stata discussa e valutata con interesse nell'ambito della famiglia socialista e anche fra ministri europei».

Una autocandidatura implicita, quella del ministro Padoan, mentre le prossime elezioni in Italia potrebbero comportare un prossimo cambio di maggioranza e quindi una sua uscita dal governo? Si tratta di un processo alle intenzioni. Chi è interessato alla guida dell'Eurogruppo deve presentare candidatura entro due settimane prima della riunione del 4 dicembre. La corsa giunge mentre si discute se trasformare la carica in ministro delle Finanze della zona euro.

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