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«Quella di Puigdemont è un’offerta di trattativa molto…

INTERVISTA ad Alberto Lopez Basaguren, costituzionalista basco

«Quella di Puigdemont è un’offerta di trattativa molto insidiosa per Rajoy»

Alberto Lopez Basaguren è considerato il massimo esperto spagnolo dei processi indipendentisti. Ha studiato a lungo i casi di Scozia e Quebec. Basco, 60 anni, professore di Diritto costituzionale all’Universidad del Pais Vasco, accusa i nazionalisti catalani di «voler convertire in realtà una convinzione, senza avere una chiara maggioranza nella regione» e accusa il governo spagnolo «per avere rinunciato a dare risposte politiche» alle richieste di Barcellona.

Puigdemont ha qualche ragione nel rivendicare l’indipendenza per la Catalogna?

Il fronte indipendentista, e le leggi approvate dal Parlament della Catalogna, mettono alla base delle loro rivendicazioni il diritto all’autodeterminazione dei popoli stabilito dal Patto internazionale sui diritti civili e politici, approvato alle Nazioni Unite nel 1966. Ma le organizzazione internazionali hanno limitato questo diritto ai popoli sotto dominazione coloniale e alla cosiddetta remedial secession. Come ha chiarito, senza ombra di dubbio, la Corte suprema del Canada, il Quebec non si è mai trovato in questa situazione. E, aggiungo, nemmeno la Catalogna.

Dove sbagliano gli indipendentisti?

L’errore più grave è credere che, nell’Europa occidentale si può imporre una secessione unilaterale, che sarà accettata dalla comunità internazionale e che la Spagna sarà obbligata ad accettarla. E tutto questo in modo legale e pacifico. Ma, soprattutto, c’è un errore alla base: pretendono di avere guadagnato il diritto all’indipendenza senza essere riusciti ad avere dalla loro parte la maggioranza dei catalani. Non hanno una “maggioranza chiara in senso qualitativo” necessaria - come ha spiegato la Corte suprema canadese - per negoziare la secessione, ma nemmeno una maggioranza semplice. E hanno agito in grave violazione dei diritti dell’opposizione nell’Assemblea regionale.

Ieri però Puigdemont ha chiesto il dialogo.

È stato molto intelligente nel guadagnare tempo e nel lasciare la prossima mossa al governo spagnolo. Formalmente ha chiesto il dialogo ma il contenuto delle sue parole è chiaro e meno rassicurante: per Puigdemont dopo il referendum non resta altro che l’indipendenza. Ma come è possibile avviare un negoziato su queste basi? Come può la Spagna accettare di trattare su queste basi?

Nella crisi catalana, vede anche responsabilità del governo di Mariano Rajoy?

Il governo spagnolo ha commesso un grande errore storico: si è rifugiato nella legalità abbandonando del tutto la lotta politica e rinunciando dunque a dare alla maggioranza dei catalani alternative migliori della sedizione. Il governo avrebbe dovuto impegnarsi nella riforma del sistema delle autonomie territoriali. Ma il governo e il Partito popolare hanno rifiutato questa possibilità con arroganza politica. La responsabilità della strategia degli indipendentisti è soltanto da loro. Ma è responsabilità del governo non avere aperto nessuna alternativa politica.

C’è un momento chiave per capire gli sbagli di Rajoy?

Per il governo spagnolo, il primo ottobre è stato un fiasco enorme. L’immagine internazionale della Spagna è stata fortemente compromessa. Anche se i fatti e le immagini sono stati in parte manipolati, resta un grandissimo fallimento. Sullo sfondo c’è il grande errore politico, ma a risaltare in questi giorni è l’incapacità del governo: nel referendum convocato in Catalogna l’1-O dai nazionalisti, il governo ha scelto di intervenire con le forze di polizia, senza riuscire a bloccare il voto, senza riuscire cioè a ottenere quello che - bene o male - credeva di dovere fare.

Cosa avrebbe potuto fare Rajoy per non arrivare a uno scontro così grave con la Generalitat?

Dopo il 2010-2012 doveva aprire all’alternativa della riforma del sistema di autonomie territoriali. I sondaggi mostrano che una riforma in senso più federale ha ancora il sostegno della maggioranza della società catalana.

Come giudica il comportamento della Ue sulla Catalogna?

Nessuno può sorprendersi per la linea tenuta dalla Ue. L’Unione europea è nata contro la barbarie del nazionalismo dei grandi Stati. Ma come può essere cattivo il nazionalismo degli Stati e buono il nazionalismo delle piccole nazioni quando la struttura di pensiero che li sostiene è la stessa? La Ue non può considerare buoni il pensiero e gli interessi che sono dietro il nazionalismo indipendentista. Puigdemont e i suoi lo sanno, ed è per questo che adesso dicono che la domanda d’indipendenza non è una domanda nazionalista.

Come si esce da questa crisi?

Ci vorranno anni e se ne uscirà comunque male, sempre che si riesca a uscirne. Le ferite saranno gravissime,la società catalana è ormai profondamente divisa.

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