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Scendono le tensioni L’euro rivede quota 1,18

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Scendono le tensioni L’euro rivede quota 1,18

  • –Maximilian Cellino

L’euro in accelerazione nei confronti del dollaro, tanto da recuperare la soglia di 1,18 persa qualche giorno fa, è forse la testimonianza del favore con cui gli investitori abbiano accolto l’apertura al dialogo da parte del presidente catalano Carles Puigdemont in quello che in fin dei conti era l’unico mercato del Vecchio Continente rimasto operativo all’ora del discorso ufficiale pronunciato al Parlamento di Barcellona. Un esito che , almeno per il momento, non fa altro che confermare ciò che hanno pensato operatori e analisti della situazione in Spagna, ovvero che una soluzione di compromesso fra Madrid e Barcellona restasse l’esito più probabile.

In precedenza i mercati europei avevano seguito con appena un accenno la questione. Si era sì visto un calo più accentuato della Borsa di Madrid (-0,92% ) rispetto agli altri listini continentali (-0,63% Milano e -0,21% Francoforte) e anche un lieve allargamento dello spread sul Bund di Bonos (125 punti base) e BTp (175 punti). Niente però che autorizzasse ancora una volta a pensare a un allarme sulla stabilità politica dell’Eurozona, e in fin dei conti neanche di quella della penisola iberica.

Il mercato continua evidentemente a ritenere secondari i rischi legati alla situazione spagnola se considerati in un’ottica di livello globale e, probabilmente, anche locale. «Ci aspettiamo che la volatilità generata dalla crisi catalana sia di breve durata», sostiene Isabelle Vic-Philippe, Head of Euro Rates & Inflation di Amundi Am, aggiungendo che «le obbligazioni di Madrid possono offrire opportunità in una prospettiva di lungo termine poiché sono ben sostenute dal miglioramento dei fondametali economici». Due giorni fa S&P Global Ratings aveva del resto confermato i giudizi sul credito delle banche spagnole (comprese CaixaBank e Banco de Sabadell) perché «la Catalogna resterà parte della Spagna e le banche saranno in grado di affrontare le sfide immediate che potranno provenire dall’aumento del rischio politico».

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