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Trump cancella la lotta ai gas serra

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Trump cancella la lotta ai gas serra

  • –Marco Valsania

New York

Donald Trump ha orchestrato una nuova, drastica retromarcia sul clima. Il direttore dell’Agenzia per la protezione ambientale (Epa), il grande scettico dell’effetto serra Scott Pruitt, ha deciso ieri di abrogare la strategia cardine di Barack Obama per combattere il cambiamento climatico. Il Clean Power Plan non esisterà più, con i suoi obiettivi di rinnovare e ripulire le centrali elettriche americane tanto da ridurre almeno del 32% entro il 2030 (rispetto ai livelli 2005) le emissioni di anidride carbonica, oltre che di altri gas nocivi. Un impegno preso nell’ambito dell’intesa Onu di Parigi, adesso avversata dalla Casa Bianca e dalla dottrina America First di Trump.

Pruitt aveva anticipato la sua mossa in un comizio a Hazard in Kentucky, angolo del Paese rimasto dipendente dal più “sporco” dei carburanti fossili, affermando che «la guerra al carbone è finita». Una conseguenza dell’ordine già dato da Trump nei mesi scorsi di rivedere le normative ambientali lasciate in eredità dal suo predecessore, per cancellare quelle che aveva bollato come leggi «distruttrici di posti di lavoro».

Il piano Obama, varato nel 2015, cercava di spingere gli stati a sostituire le fonti più dannose, carbone ma anche molti obsoleti impianti a gas, con energia più pulita, rinnovabile o comunque caratterizzata da minori emissioni. Carbone e gas sono tuttora negli Stati Uniti responsabili di un terzo dell’effetto serra.

Il nuovo passo formale renderà ancor più teso lo scontro con i partner internazionali sull’accordo di Parigi, dove ormai tutti i Paesi del mondo, con l’eccezione di Stati Uniti e Siria, si sono volontariamente impegnati nel taglio delle emissioni. E la scelta rischia anche screzi con parte della Corporate America e dello stesso settore energetico più innovativo, ormai orientato verso scommesse tecnologiche e sensibilità ambientale. Studi del Rhodium Group mostrano che gli Stati Uniti sono al momento diretti verso un taglio del 27%-35% delle emissioni entro il 2030, ma il timore è che numerose regioni possano ora frenare il passo del cambiamento.

Negli ultimi mesi Trump aveva inviato segnali contraddittori: aveva annunciato l’uscita dal trattato sul clima, aprendo crisi con molti grandi partner internazionali anche nell’ambito del G7. Ma in seguito, ancora pochi giorni fa, suoi collaboratori avevano sottolineato che l’amministrazione era aperta al dialogo. A dimostrazione di un crescente isolamento globale, la pattuglia delle nazioni ribelli all’accordo climatico si era oltretutto di recente assottigliata davanti alla firma del trattato anche del Nicaragua. Il nuovo gesto della Casa Bianca serve tuttavia oggi soprattutto a tener fede alle promesse fatte da Trump al cuore - ristretto ma influente - della sua base elettorale domestica in un momento di impasse della sua presidenza.

Pruitt, sotto il profilo tecnico, ha avviato la cancellazione del piano sulle centrali elettriche depositando una proposta che dovrebbe entrare in vigore al termine di una procedura di alcuni mesi di discussione pubblica. La motivazione cita obiezioni già sollevate durante anni di ricorsi legali che avevano ostacolato il Clean Power Plan e che lui stesso aveva sollevato da ministro della Giustizia ultraconservatore dell’Oklahoma.

L’amministrazione Obama, a suo avviso, ha abusato dei suoi poteri adottando la normativa nazionale sui “power plant”. Non potrebbe regolamentare un settore, ma al massimo singoli impianti, altrimenti usurpa i poteri del Congresso. Obama avrebbe inoltre esagerato i vantaggi del piano. Pruitt ha calcolato che eliminare le normative consentirà al Paese risparmi per almeno 33 miliardi di dollari e ha minimizzato i vantaggi per salute e ambiente.

L’Epa in futuro potrebbe anche proporre un nuovo progetto sulle emissioni di gas serra, che per legge deve regolare, ma una cosa appare assai probabile: si tratterà di norme leggere, gradite alle più tradizionali lobby energetiche.

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