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Dal prossimo bilancio Ue fino a 10 miliardi in più all’Italia

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Dal prossimo bilancio Ue fino a 10 miliardi in più all’Italia

(Agf)
(Agf)

La ripresa nell’Unione europea è in atto ma gli indicatori macroeconomici non devono trarre in inganno. Le differenze tra le regioni all’interno degli Stati membri persistono e anzi sono aumentate nel decennio della Grande crisi, anche nei Paesi più ricchi. Per il post-Brexit sono perciò necessarie alcune correzioni di rotta, da cui – per inciso - l’Italia potrebbe avere un sensibile vantaggio economico.

Le mappe regionali contenute nel settimo Rapporto sulla politica di coesione, pubblicato ieri dalla Commissione europea, dimostrano come tra il 2008 e il 2015 in moltissime regioni della “vecchia Europa” l’indice del reddito procapite rispetto alla media Ue sia diminuito in modo preoccupante, con cadute che in alcuni casi (in Italia nel Lazio, e in diverse regioni greche) superano il 20%. La ricchezza procapite si è allontanata dalla media Ue anche in Spagna, in Portogallo e, più a sorpresa, in molte regioni della Francia e del Regno Unito, ma anche in Olanda, Svezia e Finlandia. Al contrario, ha continuato a crescere nei Paesi dell’Est, dalla Repubblica ceca all’Estonia. Guardando l’indicatore anche per gli anni 2000-2008, diventa più comprensibile anche la crescita dei movimenti politici anti-sistema e antieuropeisti, in parallelo con l’aumento di disparità economiche e insoddisfazione dei cittadini, in particolare in Paesi come Italia (soprattutto al Centro-Nord), Francia, Regno Unito, Olanda e nella stessa Germania.

Vista dall’Italia, la situazione è preoccupante: qualsiasi indicatore si guardi, dal reddito alla disoccupazione giovanile, è sempre nelle ultime posizioni, con compagni di sventura di volta in volta diversi, ma sempre tra gli ultimi. L’indice che impressiona di più è quello sulla qualità delle amministrazioni regionali: dal Piemonte alla Sicilia il colore, con lievi sfumature, è sempre molto intenso, al pari delle peggiori regioni bulgare e rumene.

Secondo la Commissione, queste vaste aree della “vecchia Europa” che sono andate indietro in termini relativi rispetto al resto dell’Unione sono «bloccate nella “trappola del reddito medio”». Significa che non sono abbastanza arretrate per poter competere a livello globale sul costo del lavoro ma allo stesso tempo non sono abbastanza avanzate per riuscire a stare sul mercato alla pari con chi è tecnologicamente più avanti.

Sulla base di queste premesse, la Commissione europea ha individuato tre interventi che dovrebbero trovare spazio e conferma nella proposta del Quadro pluriennale finanziario post-2020 che farà a maggio il commissario al Bilancio, Günther Oettinger. Il più importante è la definizione di nuovi criteri per la ripartizione dei fondi strutturali tra gli Stati membri: non più solo il reddito procapite come oggi ma anche l’età e la composizione della popolazione, la disoccupazione, le migrazioni, i cambiamenti climatici (e il conseguente rischio idrogeologico). L’obiettivo è dirottare le risorse dai beneficiari netti dell’Est verso gli Stati membri che più hanno sofferto la crisi: Francia prima di tutto, ma anche Italia e Spagna. Secondo le simulazioni effettuate a Bruxelles, nell’ipotesi che ai fondi strutturali nel prossimo bilancio pluriennale sia destinato lo stesso importo del periodo 2014-2020 (350 miliardi), all’Italia – come risulta al Sole 24 Ore – arriverebbe una decina di miliardi di euro aggiuntivi, a spanne il 30-35% in più. Ancora maggiore sarebbe il vantaggio per la Francia.

Le altre due proposte della Commissione riguardano la definizione di un “testo unico” per i fondi strutturali e per gli altri programmi Ue (Horizon 2020 e Cosme) e l’aumento del cofinanziamento nazionale, come hanno spiegato in una conferenza stampa la commissaria alle Politiche regionali, Corina Cretu, e il presidente del Comitato delle Regioni, Karl-Heinz Lambertz. Sull’aumento del cofinanziamento, il ministro della Coesione territoriale, Claudio de Vincenti, che lunedì 9 ottobre ha partecipato alla plenaria del Comitato delle Regioni e ha incontrato alcuni europarlamentari italiani e i rappresentanti di alcune regioni, si è detto disponibile a discutere ricordando però che l’Italia, ha già un tasso di cofinanziamento tra i più alti. «È necessario – ha detto – che chi cofinanzia al 10-15% e ha avuto notevoli benefici dai fondi Ue ripensi profondamente la propria posizione».

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