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Giappone: Koike perde slancio, Abe in ripresa in vista delle elezioni

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Giappone: Koike perde slancio, Abe in ripresa in vista delle elezioni

Abe  Koike (Ap)
Abe Koike (Ap)

Nel giorno in cui l'indice Nikkei della Borsa ha toccata quota 21mila punti per la prima volta da 21 anni, la governatrice di Tokyo Yuriko Koike presenta i nuovi piani per rafforzare il ruolo di Tokyo come centro finanziario globale, illustrando le conclusioni dell'Advisory Panel for Global Financial City Tokyo.
Ma il nuovo partito nazionale da lei lanciato sta perdendo slancio e non sembra piu' in grado di spodestare il premier Shinzo Abe, in ripresa nei sondaggi in vista delle elezioni generali anticipate del 22 ottobre.

Il “Partito della Speranza” di Koike, secondo gli ultimi sondaggi di Nikkei, Kyodo e Yomiuri, non dovrebbe riuscire a impedire all'attuale maggioranza (composta dal partito Liberaldemocratico di Abe e dal Komeito) di conseguire una larga maggioranza vicina ai 300 dei 465 seggi in palio, con una perdita limitata solo a un paio di decine di seggi rispetto all'attuale composizione della Camera Bassa. Cio' anche se il Partito della Speranza ha attratto buona parte dei membri del Partito Democratico, attuale principale schieramento di opposizione, che si e' virtualmente sciolto (con l'ala sinistra confluita nel nuovo Partito Costituzionale Democratico). Peraltro circa il 30% degli elettori risulta ancora indeciso.

“Sono tre le ragioni principali della perdita di ‘momentum' del Partito della Speranza”, osserva Yu Uchiyama, esperto di politica e docente alla Universita' di Tokyo. Anzitutto “Koike non e' scesa in campo personalmente per un seggio alla Camera Bassa, preferendo restare al vertice del governo metropolitano di Tokyo”: cio' implica che il suo partito non ha un primo ministro da proporre (per diventarlo, occorre far parte della Dieta). Quindi, anche in caso di grande affermazione elettorale, un nuovo premier sarebbe comunque espresso dal partito di Abe, con una limitazione dell'appeal elettorale verso chi spera in significativi cambiamenti.

In secondo luogo, sottolinea Uchiyama, “le politiche proposte dal Partito della Speranza non hanno una grande coerenza”, nel senso che alternano a temi tipici “di sinistra” (come quella di un reddito-base) a temi specifici del riformismo piu' conservatore (come l'essere favorevoli a cambiamenti della Costituzione ultrapacifista). Il che sfocia nella percezione di una “difficile sostenibilita'” di un partito per ora dalle spiccate caratteristiche personali.
FINANZA E INDUSTRIA APPOGGIANO ABE. Gli ultimi segnali da economia e Borsa, inoltre, fanno il gioco di Abe, che puo' contare sull'appoggio di investitori e mondo industriale, tanto piu' dopo che Koike ha proposto una misura vista da loro con il fumo negli occhi come quella di tassare l'eccesso di liquidita' parcheggiato dalla grandi aziende in tesoreria senza essere investito.

Populismo alla giapponese. Al di la' dell'esito, queste elezioni anticipate, secondo Uchiyama, hanno evidenziato l'emergere di “diffuse pulsioni populiste”: un populismo alla giapponEse, che non ha niente a che fare con tendenze xenophobe ma riguarda una corsa al lassismo sul fronte delle politiche fiscali e finanziarie. Se il Partito della Speranza preme ufficialmente per un ennesimo rinvio del previsto rialzo del'Iva, lo stesso Abe ha rinunciato all'obiettivo di un pareggio di bilancio a livello primario a fine 2020, proponendo che una parte del futuro aumento dell'imposta sui consumi vada a finanziare piu' ampie politiche di welfare.

Baricentro verso destra. Infine, si avvicina l'avvio delle procedure per modifiche costituzionali, al quale la maggioranza dei partiti e' ormai favorevole. “Il paradosso – conclude Uchiyama – sta un un gap, su questo tema, tra consenso popolare e probabile composizione della Dieta: la maggioranza dei cittadini sembra restare contraria a toccare la Costituzione ed in particolare la clausola ultrapacifista dell'art. 9, ma una buona maggioranza dei membri della Camera Bassa sara' favorevole”. La politica giapponese, insomma, sembra virare un po' di piu' verso “destra”, tra la persistente debolezza degli schieramenti di “sinistra”.

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