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La rabbia del figlio di Daphne Galizia: «Siamo in un Paese…

giornalista uccisa a Malta

La rabbia del figlio di Daphne Galizia: «Siamo in un Paese mafioso»

«Mia madre è stata assassinata perché era per lo Stato di diritto contro chi vuole violarlo. Ecco dove siamo: in un Paese mafioso dove puoi cambiare gender sulla carta di identità ma vieni ridotto in pezzi se eserciti le tue libertà». A pronunciare queste parole è Matthew Galizia, figlio di Daphne, la giornalista anti-corruzione uccisa ieri a Malta, citato da Times of Malta. «Mentre quel clown di Muscat parlava ieri in Parlamento di una cronista che ha demonizzato per un decennio, un sergente di polizia ha scritto su Facebook: Ognuno ha quello che si merita, letame di mucca». Il premier «ha riempito il suo ufficio di corrotti, la polizia di corrotti e imbecilli, e i tribunali di corrotti e incompetenti».

La giornalista è saltata in aria mentre entrava nella sua Peugeout 108 vicino alla sua casa nella località di Bidnija. L'esplosione è stata violentissima, non rivendicata da nessuno.

Una condanna «con la massima fermezza» per l'omicidio di Daphne Caruana Galizia è quella espressa in un messaggio - diffuso dal Sir - dall'arcivescovo di Malta, mons. Charles Scicluna, dopo l'attentato che ha ucciso la giornalista determinata a «difendere la democrazia fino alla fine». «Questo non è il momento di innescare guerre tra noi» e di accusarsi reciprocamente, scrive il vescovo, bensì di «difendere la dignità di ciascuno, eliminare la rabbia tra noi e difendere il grande valore della democrazia».

La Commissione europea è «orripilata per l'attacco in cui ha perso la vita» la giornalista maltese Daphne Galizia Caruana, definita «la pioniera del giornalismo investigativo maltese», ha detto il portavoce, Margaritis Schinas, specificando che il presidente Jean Claude Juncker ed il collegio dei Commissari «condannano nel modo più forte possibile» l'attacco e chiedono che «giustizia sia fatta». L'attacco, ha aggiunto Schinas, «è una tragedia su cui si deve investigare» ma «non è utile che interveniamo» perché il «gravissimo attentato» è «una questione che appartiene all'autorità giudiziaria maltese» che, ha ricordato, «ha già chiesto assistenza internazionale».

Daphne Caruana Galizia era diventata celebre a seguito dello scandalo dei
“Maltafiles”, una inchiesta internazionale indipendente secondo la quale «lo Stato nel Mediterraneo fa da base pirata per l’evasione fiscale in Ue».
Galizia era stata denominata “una donna Wikileaks” da Politico, che l'aveva inserita tra le 28 personalità che «stanno agitando l’Europa». La giornalista era stata in prima fila poi nel 2016, quando dalle carte delle Panama Papers spuntò il nome della moglie del premier laburista maltese, Jospeh Muscat, che ha sempre respinto ogni accusa. La donna avrebbe avuto delle proprietà nei paradisi off-shore. La vicenda ha portato a elezioni anticipate sull'isola, vinte da Muscat lo scorso giugno.

Julian Assange ha scritto su Twitter che «oltraggiato dalla notizia della morte della giornalista e blogger Daphne Caruana, assassinata a Malta, metto a disposizione 20mila euro per chi abbia informazioni che portino all'individuazione dei killer».

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