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Draghi: «I tassi bassi aiutano le riforme. Le politiche economiche…

il presidente della Bce

Draghi: «I tassi bassi aiutano le riforme. Le politiche economiche siano inclusive»

«Più bassi tassi di interesse tendono a promuovere le riforme, perché portano a un miglior contesto macroeconomico. Questo è particolarmente utile per i Paesi che non hanno i margini di bilancio per sostenere la domanda». Così ha risposto il presidente della Bce, Mario Draghi, alla «controversa questione» del rapporto tra politica monetaria e riforme strutturali e si difende da quanti hanno, negli anni, accusato l’Eurotower di aver offerto un comodo salvagente ai Paesi più in difficoltà dell’Eurozona, risparmiando loro l’onere di riformare i propri sistemi economici con interventi dolorosi e impopolari.

Nel discorso di apertura della conferenza della Bce sulle riforme strutturali nell’area dell’euro, Draghi ha puntualizzato che non ci sono prove definitive in grado di dimostrare che «alti tassi di interesse conducano a più riforme». In effetti, ha aggiunto, «è più probabile che sia vero il contrario».

Le riforme riducono la probabilità di recessione
Nel suo discorso, Draghi ha ribadito l’importanza delle riforme strutturali: diverse ricerche, ha detto, dimostrano che queste possono ridurre la probabilità di una grave recessione di circa il 20%. «I Paesi che hanno riformato i propri mercati della produzione e del lavoro durante la crisi - ha affermato - hanno ottenuto buoni risultati e gli effetti devono ancora manifestarsi del tutto». In particolare, ha aggiunto, «Spagna, Portogallo, ma anche Italia» hanno attuato riforme del lavoro che hanno aiutato a ridurre la disoccupazione. E il presidente della Bce ha fatto proprio l’esempio del Jobs Act italiano, che è «stato seguito da un aumento di circa mezzo milione del numero delle persone occupate con un contratto di lavoro permanente, in gran parte perché gli incentivi alle assunzioni hanno incoraggiato le aziende ad assumere più persone con il nuovo contratto aperto».

Il necessario aggiustamento dei salari
Le riforme del lavoro da sole però non bastano, ha detto Draghi. «Devono essere precedute - o almeno accompagnate - da riforme del sistema di produzione, altrimenti l’aggiustamento dei salari non si trasferisce pienamente ai prezzi». Durante la crisi, «a causa di potenti interessi costituiti», che vanno contrastati, in alcuni Paesi questo non è avvenuto. Gran parte del dibattito sulle riforme, ha aggiunto Draghi, si è invece concentrato sul mercato del lavoro, dimenticando spesso quanti vantaggi si possono ottenere intervenendo su pubblica amministrazione e sul contesto in cui operano le imprese. «Ridurre i tempi necessari per aprire un’azienda o accelerare i tempi del sistema giudiziario, assicura guadagni immediati», ha sottolineato Draghi.

Politiche inclusive
La crisi ha anche insegnato, secondo il presidente della Bce, che per rendere le riforme accettabili all’opinione pubblica, queste devono essere accompagnate da politiche economiche inclusive. Contro la sensazione da parte di strati della società di essere stati «lasciati indietro», è necessario «mostrare che le riforme possono contribuire sia all’efficienza che all’equità» del sistema economico. Un modo, «è concentrarsi di più su riforme con positivi effetti redistributivi». Per questo è necessario contrastare le rendite e l’evasione fiscale. «Nel 2015 - ha detto Draghi - i Paesi Ue hanno perso circa il 12% delle entrate Iva attese, in parte a causa dell’evasione fiscale».

Alcune riforme, ha ammesso però Draghi, avranno sempre un impatto distributivo negativo, almeno nel breve termine. Per questo, occorrono politiche occupazionali che permettano alle persone di riqualificarsi. Prima della crisi, molti Paesi hanno reso più flessibili i rispettivi mercati del lavoro, senza però fare molto per renderli più sicuri. «Questo ha finito per penalizzare in modo sproporzionato i giovani, che - ha detto Draghi - avevano più deboli tutele del posto di lavoro e scarso sostegno durante la disoccupazione».

La Corte tedesca respinge ricorso contro Qe
Poco prima che Draghi cominciasse il suo discorso, una buona notizia per la Bce è arrivata proprio dalla Germania, dove la Corte costituzionale ha rigettato una richiesta di ingiunzione che puntava a impedire alla Bundesbank di prendere parte al programma di acquisto di titoli lanciato dall’Eurotower (2.300 miliardi di euro). La questione resta così nelle mani della Corte di giustizia Ue, che in passato ha sempre deciso a favore della Bce. Era stata proprio la Corte tedesca, a luglio, a chiedere l’intervento dei giudici europei, mettendo in dubbio la legalità del meccanismo, in quanto violerebbe il mandato della Bce. Tuttavia, impedire alla Bundesbank di partecipare al programma, in attesa del giudizio della Corte Ue, ne pregiudicherebbe gli effetti, hanno riconosciuto i giudici costituzionali tedeschi.

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