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Il nuovo nazionalismo di Xi: via al progetto per una Cina…

IL DISCORSO Del leader cinese

Il nuovo nazionalismo di Xi: via al progetto per una Cina «riunificata»

PECHINO - Xi Jinping è già nell'olimpo dei padri della patria cinese grazie all'augurio che suggella le 65 pagine pagine del Work Report consegnato al 19esimo Congresso che, oggi, ha aperto i lavori nella Great Hall of People: ci riferiamo «al grande successo del socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era», riportato in epigrafe e ribadito nella parte finale.

Questa, alla lettera, è la frase destinata a finire diritto nella Costituzione che il Congresso è chiamato a emendare. La presa d'atto che la Cina di oggi non è più quella di Deng Xiaoping è la base, il fondamento, della leadership di Xi, un leader alle prese con una Cina economicamente più forte ma, inevitabilmente, afflitta da nuovi problemi, portatrice di una complessità che rende necessaria una società moderatamente prospera a beneficio di chi è rimasto indietro oppure ha usufruito solo più di recente della crescita economica del Paese.

Non ci sono trionfalismi nel discorso lungo oltre tre ore pronunciato da Xi, ma se si lascia il terreno dell'economia passando a quello della politica, il discorso rivela un rinnovato nazionalismo, un senso della nazione cinese di cui certamente non abbiamo ritrovato traccia tra le righe dei Work Report delle Due Sessioni del Parlamento cinese negli ultimi cinque anni.

Il capitolo più forte è, infatti, quello relativo al progetto di reunification, di riunificazione della Cina. Per il core leader Xi Jinping «il sangue è più denso dell'acqua», ed è tempo che Hong Kong e Macao, ma, soprattutto, Taiwan, si riunifichino con la Cina, fratelli e sorelle è tempo che tornino insieme, ripudiando qualsiasi forma di indipendentismo.

Che sia questo un punto di non ritorno, non è certo. Resta che la solidità della nazione cinese viene concepita, forse per la prima volta, come cardine dell'azione sul fronte interno. Nei prossimi mesi è certo, invece, che bisognerà guardare con attenzione alle mosse di Pechino su questo versante, ed è probabile che sia vero che più che la Corea del Nord a infastidire sia, ancora più di prima, la provincia ribelle.

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