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Xi disegna le riforme del futuro

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Xi disegna le riforme del futuro

  • –Rita Fatiguso

PECHINO

Per il compagno Xi Jinping come core leader, a partire da oggi, giornata inaugurale del 19esimo Congresso del Partito Comunista, il momento della verità si avvicina. Il suo, al netto dei pur gravosi impegni internazionali, è un compito immane sul versante interno: garantire la coesione sociale del più grande Paese in via di sviluppo – così la Cina ama definirsi, con una punta di autocompiacimento – rafforzando, nel frattempo, le fondamenta del suo potere politico, presupposto necessario a garantire una crescita moderatamente prospera in linea con quel socialismo dalle caratteristiche cinesi tanto caro ai leader cinesi, Xi Jinping incluso.

Non basta, dunque, per lui, essere presidente e segretario generale del Partito Comunista e, nemmeno, Comandante in campo delle Forze armate, il cumulo di cariche potrebbe non essere utile a centrare lo scopo se, a chiusura dell’assise, il nuovo Comitato centrale e il nuovo Standing Committee, non dovessero essere in linea con il suo disegno politico.

Ma è la legge del potere e, in Cina, in questo momento storico, la coesione politica e, quindi, sociale, è l’asset più importante.

Toccherà allo stesso Xi Jinping, a partire da oggi, presentare il report politico che fissa le principali priorità della Cina per i prossimi cinque anni. Xi è realista, sa che l’opinione pubblica si rende conto che la crescita cinese sta rallentando e che una parte ancora consistente del Paese è rimasta indietro, da qui l’enfasi sulle azioni a sostegno dei più poveri.

Pugno di ferro, invece, sui corrotti, anche nel partito, una controffensiva che non si fermerà, come non si è fermata nemmeno alle soglie del Congresso con la caduta di generali potentissimi e di un ministro della Giustizia di lungo corso.

Tuo Zhen, portavoce del Congresso, ieri l’ha ribadito nella più importante tra le conferenze stampa, da Bo Xilai a Sun Zhengcai, l’ultima illustre vittima, appena a luglio, nelle sfere del Comitato centrale, la battaglia contro tigri e mosche non si fermerà. Anzi.

Per perseguire lo scopo di consolidare la leadership, inoltre, il pensiero di Xi finirà negli emendamenti alla Costituzione del Partito al quale Tuo Zhen ha fatto esplicito riferimento. Questo Congresso non ha un obiettivo economico in senso stretto, tuttavia, il portavoce, su input dei giornalisti ha affrontato il tema cruciale degli investimenti, assolutamente necessari alla crescita cinese. Non ci saranno cambi di rotta sugli investimenti stranieri, anzi, per Tuo Zhen l’idea è quella di continuare ad attirarli in un discorso di parità tra imprese straniere e cinesi, nell’ottica di una strategia win win come nel caso della strategia Made in China 2025. I diritti e gli interessi degli investitori stranieri saranno protetti, dunque, e la Cina cercherà di aprire quanto più possibile l’accesso al mercato.

Le credenziali dei 2.280 delegati, intanto, sono state confermate. I nomi, già diffusi da People’s Daily il 30 settembre, sono stati diffusi ieri via Tv. Sono nomi, almeno quelli noti, che dicono molto perché è da qui che Xi Jinping pescherà gli elementi della sua costellazione: sono loro, i salvati, che dovranno confermare concetti, pensieri e tutto quanto sarà proposto dal Comitato centrale a sostegno dell’azione futura.

Liu Yunshan, uno dei sette dello Standing committee e non certo un fedelissimo di Xi, è il segretario generale del Congresso.

Adesso che la lista è definitiva, spulciarla dà alcuni segnali. Mezzo Governo è dentro, con personaggi di cui sentiremo ancora parlare, destinati a salire di grado, a partire dal ministro degli esteri Wang Yi, a Wang Gang, ai vice premier Ma Kai e, soprattutto, Wang Yang del quale Xi si fida moltissimo, al ministro della propaganda Liu Qibao che passerebbe a vice premier lasciando libera la pedina strategica del Publicity Department. A Yi Gang, forse prossimo Governatore della Banca centrale con il pensionamento di Zhou Xiaochuan, in carica da ormai tre lustri. Hu Chunhua è la giovane promessa sopravvissuta ai marosi precongressuali che hanno spazzato chi come Sun Zhengcai non era legato alla cordata del core leader. Al contrario Li Zhansu, il segretario di Xi, è la lealtà fatta persona, lo segue come un’ombra, all’estero, dialoga con Putin in sua vece. Nella lista, tuttavia, ci sono anche sacri nomi tra cui Jang Zhemin e Wen Jabao, ma i loro presunti delfini sembrano fuori dai giochi, salvo sorprese dell’ultima ora.

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