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Catalogna, tempo scaduto. Madrid: sabato stop autonomia

RIUNIONE IN VISTA PER ATTIVARE l’articolo 155

Catalogna, tempo scaduto. Madrid: sabato stop autonomia

Il governo spagnolo ha annunciato che procederà con le «misure previste dall’articolo 155» della Costituzione dopo la risposta «negativa» del leader catalano Carles Puigdemont al secondo ultimatum del governo centrale. È stato convocato per sabato un prossimo un consiglio dei Ministri straordinario per «ripristinare l’ordine costituzionale» nella comunità autonoma, con misure mai attuate dall’approvazione della Costituzione del 1978 ad oggi.
Madrid aveva chiesto a Puigdemont di dichiarare in via definitiva se avesse proclamato o meno l’indipendenza dopo il referendum dello scorso 1 ottobre. La risposta del presidente della Generalitat non ha soddisfatto l’esecutivo di Rajoy. Puigdemont ha ammesso che il governo locale «non ha votato» la secessione da Madrid, ma ora «potrebbe considerare di approvare una dichiarazione di indipenza formale» se «il governo centrale continua a bloccare il dialogo». Mariano Rajoy si era detto disponibile a «congelare» l’applicazione dell’articolo 155, quello che prevede il commissariamento della regione, se il leader catalano avesse fatto un passo indietro sulla secessione e indetto nuove elezioni regionali. Le borse, come da attese, hanno reagito male: l’Ibex 35 scivola di quasi l’1%.

Come si è arrivati alla rottura
Il muro contro muro con Madrid va avanti da settimane, e sembra ancora bloccato all’impasse delle origini. Il governo centrale non può accettare la dichiarazione di indipendenza della regione e nega qualsiasi spiraglio di dialogo a meno che la Catalogna non disconosca i risultati del referendum, giudicato illegale ai sensi del Tribunal Constitucional spagnolo. Barcellona resta sospesa tra la volontà di collaborare con Madrid e la conferma delle proprie aspirazioni indipendentiste, ribadendo che gli elettori hanno votato «a grande maggioranza» per la scissione dal Paese e non si può ignorare l’esito delle urne.

«Aiutate la Catalogna» il video della propaganda indipendentista

L’Europa si tiene fuori
L'Unione europea ha confermato di volersi tenere al di fuori dalla contesa, ritenuta «interna alla Spagna», anche se ha avvallato di fatto la posizione del governo di Rajoy. Una linea seguita anche dai paesi membri più influenti, come la Germania. «La Spagna è uno stato di diritto», ha dichiarato la portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, rispondendo in conferenza stampa a Berlino. In caso di proclamazione di indipendenza, la Catalogna non potrebbe rientrare nel perimetro dell’Unione né adottare l’euro come moneta unica, a meno di non farne un uso da paese esterno come già succede in Montenegro. Lo scenario ha preoccupato le imprese radicate nella regione, con una fuga di società scattata già all’indomani della consultazione di inizio mese.

Borse in rosso. L’impatto sull’economia
I listini sono in flessione dopo il botta e risposta tra Barcellona e Madrid. L’Ibex 35, l’indice che raccoglie le società a maggior capitalizzazione del paese, sta cedendo quasi l’1%. Al di là della reazione dei mercati, la frattura con la regione più ricca della nazione ha già prodotto effetti negativi sulle stime di crescita dell’economia spagnola. Madrid ha abbassato al 2,5% la sua previsione di crescita nel progetto di programmazione finanziaria consegnato questa settimana a Bruxelles.

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